Mancini: “Balotelli? L’ho fatto esordire io. Lo stimo, ma serve di più. Chiesa e Barella…”

Mancini: “Balotelli? L’ho fatto esordire io. Lo stimo, ma serve di più. Chiesa e Barella…”

L’ex allenatore dell’Inter intervistato da DAZN

di Marco Macca, @macca_marco

Una lunga intervista, rilasciata a Diletta Leotta di DAZN, soprattutto per parlare di Italia e degli obiettivi in chiave azzurra, non senza qualche aneddoto sulla propria carriera. Roberto Mancini, ex allenatore dell’Inter e oggi ct della Nazionale, ha dichiarato:

ZANIOLO – “Zaniolo? Lo abbiamo chiamato che ancora non aveva esordito in Serie A, presumo fosse molto contento. Di sicuro in sei mesi è cresciuto molto, anche se ha ancora tanta strada da fare. Il mio primo colpo in Nazionale? Quello di puntare, anche rischiando, sui giovani. Ho sbagliato forse nella seconda partita della Nations League in Portogallo, ho cambiato forse troppi uomini, anche se l’obiettivo era quello di inserirli”.

CARATTERE E PROGETTI – “Sono sincero, ma anche introverso. A una società posso portare sempre la conoscenza del mio lavoro. Come mi vedo fra 5 anni? Non mi vedo, mi vedo solo ora. Come mi definirebbero i miei giocatori in una sola parola? Fantastico”.

OBIETTIVO ITALIA – “Vogliamo qualificarci all’Europeo, ma vogliamo anche vincere ogni partita, perché il ranking attuale è troppo brutto per l’Italia”.

CAMBIAMENTO – “Io irruento? Quando si è giovani è anche normale non essere proprio regolari, ma con la vita si migliora con l’esperienza”.

BALOTELLI – “Balotelli? Ha grande talento, è nel pieno della maturità di ogni calciatore. E’ ancora tutto nella sua testa e nei suoi piedi. L’ho fatto debuttare io quando era un bambino, sa la stima che ho per lui come calciatore e come ragazzo, ma in questo momento bisogna fare molto di più. Lui deve esultare quando fa gol, non è giusto non esultare”.

RITORNO IN ITALIA – “In Italia sono stato bene ovunque. Tanti anni a Genova, ma a Bologna sono cresciuto. Sono state bene ovunque, anche all’estero. Dell’Italia mi mancavano il sole, il cibo, tutto. Allenare la Nazionale è un grande onore, bisogna che le cose capitino al momento giusto, a molti allenatori non capita mai di allenare la Nazionale”.

BOLOGNA – “Avevamo accompagnato mia madre dal dentista, mio padre non le disse niente perché lei si preoccupava. Ho fatto un provino a Casteldebole e dopo due mesi mi hanno chiamato. A 13 anni ho dovuto lasciare la famiglia, per mia mamma è stato un problema. A 22 ai miei tempi si avevano già delle presenze in Nazionale, oggi non è così”.

CHIESA E BARELLA – “Abbiamo 4-5 giocatori di quell’età che possono diventare giocatori straordinari. Gli consiglio di allenarsi sempre duramente, perché hanno la possibilità di fare il lavoro che a loro piace ed è la cosa più bella”.

COLPI DI TACCO – “I miei allenatori si arrabbiavano tantissimo. Spero che i calciatori di oggi facciano certi gesti, la fantasia è la cosa più bella del calcio. Verratti è uno che non perde mai la palla, rischia sempre ed è straordinario per le qualità che ha, poi c’è anche Bernardeschi”.

RAPPORTO CON BEARZOT – “Mi ha fatto debuttare in Nazionale, poi c’è stato un problema di gioventù a New York. Era l’84, girare per la città a quell’età da solo era bellissimo. Mi dissero che se mi avesse beccato mi avrebbe fatto un mazzo… Si arrabbiò così tanto che non mi chiamò per un po’, io per vergogna non gli chiesi scusa. Aveva ragione”.

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