Marchegiani: “L’Inter non domina, ma vince. Dopo Handanovic? Cragno deve crescere ancora”

Marchegiani: “L’Inter non domina, ma vince. Dopo Handanovic? Cragno deve crescere ancora”

L’ex portiere ha parlato del derby tra Inter e Milan e anche dei due portieri che scenderanno in campo a San Siro

di Andrea Della Sala, @dellas8427
La sfida tra Inter e Milan sarà quella tra Icardi e Higuain, ma anche tra Handanovic e Donnarumma. Dei due portieri, ma non solo, ha parlato Luca Marchegiani a Tuttosport:
Marchegiani, domenica sera commenterà il derby come seconda voce per Sky. Come si prepara per una partita del genere? 

«Onestamente questa è una delle gare più semplici da preparare, perché sono due squadre che si conoscono bene. Alla fine le gare di Inter e Milan le vedo quasi tutte e quindi non c’è bisogno di fare molte ricerche. Piuttosto mi informo bene sul momento che vive la squadra, sul clima che troverà allo stadio con la propria tifoseria. Poi io sono uno che preferisce stare un passo indietro, non voglio rubare spazio alle emozioni che la gara può trasmettere». 

Domanda inevitabile: tra Handanovic e Donnarumma lei chi prende? 

«Di sicuro non butto giù nessuno dalla torre perché parliamo di due fenomeni. Però se dovessi scegliere, oggi prenderei Donnarumma. Mi permetta il gioco di parole: Gigio è un ragazzo straordinario, non è ancora un portiere straordinario, ma ha una prospettiva super straordinaria. Se Donnarumma manterrà una crescita costante, credo che possa diventare uno dei portieri più forti di tutti i tempi. Ovviamente ragiono su lungo termine, perché se dovessi scegliere uno fra i due per giocarmi oggi una gara secca, allora forse prenderei Handanovic per esperienza e qualità». 

Donnarumma, secondo molti, la scorsa stagione ha subito una frenata a livello tecnico. Concorda? 

«No. Pensare che un portiere non subisca mai gol o che faccia vincere la sua squadra tutte le partite è impossibile. Gigio, che non ha ancora 20 anni, secondo me la scorsa annata, seppur commettendo qualche errore, è cresciuto tantissimo in personalità, comunicazione con la difesa, gestione del pallone con i piedi. Poi io dico sempre che un portiere ha bisogno di subire certi gol e di commettere degli errori, perché solo così non ripeterà determinate cose in futuro. Donnarumma sta crescendo e lo sta dimostrando anche in nazionale». 

Reina è più uno stimolo o può diventare un problema nel caso in cui Gigio sbagli qualche partita? 

«Lì dipende molto dalla gestione dell’allenatore. Se Gattuso lo fa sentire tranquillo, allora avere uno forte come Reina alle spalle con cui allenarsi quotidianamente, non può che essere uno stimolo e un arricchimento del proprio bagaglio tecnico. Diverso sarebbe se Gattuso mettesse in discussione la titolarità ogni settimana, allora lo stress per Donnarumma sarebbe importante e non produttivo. Ma non mi pare sia questo il caso». 

Handanovic invece ha un’età diversa, va per i 35 anni. Crede che l’Inter debba prepararne l’uscita come fatto dalla Juventus per Buffon? 

«Penso di sì, è normale e anche necessario che un club importante come l’Inter pensi al futuro avendo un portiere titolare di 35 anni. Considero Padelli un buon portiere, è anche arrivato in nazionale, però anche lui non è più giovane. Credo che entro un paio d’anni l’Inter debba ragionare sull’erede di Handanovic e inserirlo già in rosa potrebbe essere una buona soluzione». 

Ai nerazzurri piace Cragno: è pronto per il salto in un top club? 

«Anche a me Cragno piace molto, ma dal mio punto di vista deve crescere ancora per approdare in una squadra come l’Inter. E’ un portiere diverso da Handanovic, anche per la fisicità: lo sloveno è 193 cm, Cragno è alto dieci cm in meno e questo è un fatto che lo costringe a fare qualcosa di eccezionale in ogni partita. Questa credo possa essere un’incognita, ma sulle sue qualità tecniche nulla da eccepire». 

Lei da portiere che ha giocato nel Torino, nella Lazio e nel Chievo, come viveva i derby? Giocare 45 minuti sotto la curva avversaria fa un effetto diverso rispetto ad altre partite? 

«Il portiere ai miei tempi non era così vicino alla curva (ride, ndr). Il portiere quando gioca sotto la curva avversaria, è sempre l’oggetto principale di sfottò e cori, ma di solito riesce a isolarsi. Io non ho mai vissuto il derby in maniera diversa per quest’aspetto, piuttosto sentivo più responsabilità pensando all’importanza della partita per i tifosi della mia squadra». 

Che Inter-Milan si aspetta? 

«Di sicuro una partita bella, perché sono due squadre forti che stanno crescendo. Il Milan gioca bene, pur avendo qualche difetto, è una squadra che sta facendo un bel percorso di crescita. L’Inter sta trovando la quadra e sulla carta ha qualcosa in più, sotto il profilo dell’esperienza e della qualità dei singoli giocatori. Spalletti ha superato le difficoltà iniziali e ora ottiene risultati: non domina, ma vince. E questo è importante. L’Inter è una squadra che quando serve non prendere gol, ma farlo, lo fa. E ha giocatori che possono indirizzare la partita». 

Dove può vincere il derby l’Inter? 

«Sicuramente negli episodi. Pur avendo il Milan giocatori in attacco che possono inventarsi la giocata vincente, l’Inter è una squadra che nei singoli episodi, per come è strutturata, può fare la differenza». 

E dove può vincerlo il Milan? 

«Se riuscirà a esprimere il suo gioco, tenendo lontano dalla porta l’Inter, allora i rossoneri possono farcela. La squadra di Gattuso ha sempre subito gol e questo ha frenato spesso i rossoneri nella loro corsa». 

Chi sarà l’uomo derby? 

«Mi alletta troppo la sfida Icardi-Higuain. E’ banale, ma la partita si gioca lì». 

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