Maxwell: “Guardiola-Mourinho? Rivalità normale. Uno è sicurezza, l’altro lavoro emotivo”

Maxwell: “Guardiola-Mourinho? Rivalità normale. Uno è sicurezza, l’altro lavoro emotivo”

L’ex giocatore dell’Inter, in occasione del derby di Manchester, ha confrontato i suoi due ex allenatori

di Eva A. Provenzano, @EvaAProvenzano

Maxwell è stato allenato sia da José Mourinho che da Pep Guardiola e ne ha parlato con ESPN nelle scorse ore, in occasione del derby di Manchester vinto dall’allenatore spagnolo. «Credo ci sia stata normale rivalità quando allenavano Real e Barcellona e forse si è parlato in maniera più intensa del previsto di questa loro competizione perché in fondo loro hanno lavorato anche insieme al Barça. Ci sono stati diversi momenti di tensione ma molto è stato creato dall’ambiente e dalla preparazione psicologica delle partite», ha detto l’ex Inter.

 

-Differenze tattiche?

 

Guardiola lavora molto sul possesso palla e sulla costruzione del gioco, si prende cura dell’intensità, di non perdere palla e recuperarla prima possibile e ogni giocatore in mezzo al campo percepisce i movimenti del compagno. E’ un possesso palla molto preciso fatto di triangolazioni. Mourinho gioca di più in contropiede, assembla una squadra più difensiva, controlla meno la partita dal punto di vista del possesso, ma è una squadra la sua che ha caratteristiche forti. 

 

-La loro formazione?

 

Guardiola ha una filosofia tipica del Barcellona, con un sacco di allenamento a cui partecipano anche i portieri. A lui piacciono le decisioni veloci, la precisione e la comunicazione dei giocatori in campo quando ricevono la palla. Mourinho è stato a Barcellona e il suo allenamento si basa anche sulla competitività, gli piacciono le partitelle con il campo ridotto e lavora duramente sulla parte mentale nell’allenamento, sull’aggressività dei duelli, gli piace essere concentrato tutto il tempo sulla parte difensiva. E’ più concentrato sulla competitività. 

-Personalità? 

Entrambi sono allegri ogni giorno e si vede il loro lato umano, consentono di vivere situazioni divertenti. Guardiola è un perfezionista ed è quello che chiede ai suoi giocatori, ti dà tutte le informazioni necessarie quando sei in campo, si preoccupa della saluta e della parte atletica. E’ bello parlare di calcio con lui perché è appassionato, avevo un ottimo rapporto con Pep sia nell’allenamento, sia in partita. Mourinho lo considero un grande maestro. Molte volte, come Pep, ha idee e ispirazioni diverse, è una persona concentrata sul calcio al 100%. Trasmette le idee in maniera convincente e ti convince a lavorare tanto perché i risultati arrivino subito. E’ molto campo fuori dal campo, molto di più di come si lascia coinvolgere in campo per l’intensità della partita. Mi ha insegnato tanto, mi ha fatto crescere come uomo perché ero giovane. Lui è erudito, prepara la squadra in modo che tutto vada per il meglio. Non improvvisa, si concentra sul lavoro settimanale e lo mette in campo poi quando si gioca. 

-Chi è il più grande?

Di Guardiola ti colpisce la sicurezza, sai che se fai quello che ti chiede le cose andranno bene e andrai vicino alla vittoria. Mourinho mi ha insegnato il lavoro emotivo con un giocatore. Il modo in cui agisce e parla con i suoi è impressionante, rafforza l’emotività e il carattere del giocatore.

-Cosa hanno in comune? 

Il desiderio di vincere, la passione per lo sport, di lavorare con il gruppo, hanno voglia di lavorare, sono perfezionisti ed esigenti al massimo con i loro calciatori. Entrambi parlano benissimo dei giocatori brasiliani e si sentono ispirati da loro. Sono due allenatori che hanno segnato gli ultimi dieci anni del calcio, con grandi squadre e grandi giocatori che sapevamo come gestire, hanno fatto un sacco di cose e per questo hanno vinto. 

-La migliore squadra con cui hai giocato?

“Il Barcellona del 2011 è stata senza dubbio la squadra migliore con cui ho giocato, la più completa. Ha vinto molto, eravamo tutti uniti e legati alla filosofia di Guardiola, senza considerare il talento dei giocatori che erano tutti al massimo della loro carriera. Aveva un gruppo fantastico e un’idea molto chiara sul gioco che voleva fare. Ed erano persone fantastiche da vivere ogni giorno, anche lo staff tecnico. E la mescolanza che c’era ha reso la squadra più completa. 

(Fonte: ESPN)

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