Mihajlovic: “Inter? L’ho sfiorata così tante volte che ho perso il conto. Moratti un signore”

Mihajlovic: “Inter? L’ho sfiorata così tante volte che ho perso il conto. Moratti un signore”

L’allenatore del Bologna ha raccontato di essere stato vicino a sedersi sulla panchina dell’Inter

di Andrea Della Sala, @dellas8427

Sinisa Mihajlovic ha da poco ripreso ad allenare sulla panchina del Bologna. L’ex difensore dell’Inter, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha parlato anche del suo passato e del suo periodo in nerazzurro:

PUNIZIONI«Sarò presuntuoso, ma nessuno le calciava come me. Chiedetelo ai portieri, decidevo all’ultimo passo della rincorsa dove tirare. Ancora oggi a 50 anni tolgo la ragnatela dall’incrocio. Io e Pirlo abbiamo il record di gol in A, ma lui ha giocato più di me. Quanti hanno fatto tre gol su punizione in una gara come me?».

DERBY – «Quello di Belgrado non è paragonabile a nessun altro, è molto di più di una partita. L’atmosfera del Marakanà è qualcosa che non si può spiegare. Quello di Milano è la nobiltà del calcio. A Roma è sfottò tutto l’anno: ai miei tempi la Lazio era un album di figurine: solo in difesa io, Stam, Couto, Nesta… In attacco la Roma aveva Totti, Batistuta, Montella e Delvecchio. Auguro a Roma di rivedere tutti insieme giocatori così. A Genova le coreografie più belle. A Torino vibra la voglia granata di ribaltare le gerarchie».

PRESIDENTI«Il calcio mi ha permesso di conoscere un’infinità di personaggi. Politici, artisti, attori… E ho avuto come presidenti figure che hanno segnato la storia politica ed economica italiana. Berlusconi resta un personaggio incredibile, ma lo avrei voluto presidente 15 anni prima. L’epopea di Cragnotti si intreccia con una fase dell’Italia che poi è finita nei tribunali, io conservo l’immagine di un uomo che fece della Lazio un Luna Park per i tifosi. Moratti un signore come non se ne trovano più».

INTER – «La Juve mi chiamò l’ultimo anno di Conte, andai nella residenza degli Agnelli con Marotta e Nedved. Era tutto fatto. Ma alla fine Conte decise di restare. Salvo dimettersi due mesi dopo. Io ero rimasto alla Samp e a Torino è andato Allegri… L’Inter negli anni l’ho sfiorata così tante volte che ho perso il conto».

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