Motta: “Devo tantissimo a Gasperini. Addio Psg? Giocherò ancora. Italia? Ho imparato…”

L’ex centrocampista dell’Inter sta per chiudere la sua avventura al PSG, dove è arrivato ormai cinque anni fa

di Daniele Mari, @marifcinter

Thiago Motta parla da leader. L’ex centrocampista dell’Inter, intervistato da Goal, ha raccontato del suo ruolo al PSG, dove è ancora considerato un leader e una delle colonne portanti del progetto dei qatarioti: “Sono qui da 5 anni, siamo riusciti a creare un ottimo gruppo sia dentro che fuori dal campo. Ci sono giocatori arrivati quasi nello stesso momento, è normale che prendono più spazio. Ognuno ha le sue responsabilità nello spogliatoio. Balzaretti ha parlato bene di me? Lo ringarzio molto, è vero che non mi piace parlare molto, ma a volte ne ho bisogno. Ci sono momenti in cui voglio trasmettere certe cose al gruppo e non sempre arriva”.

LA NUOVA LIGUE 1 – “Sicuramente è più competitivo, speriamo che il livello aumenti ancora. E’ bello anche per i giornalisti. Mi piace guardare anche gli altri campionati quando sono a casa”.

IL FUTURO – “Sinceramente io continuo a pensare da giocatore. Fisicamente sto bene, finirò questa stagione e poi vedremo. Ho preso quello che c’era di buono da ogni club in cui sono stato. Per restare a questi livelli così tanto tempo non ci sono segreti: ascolta, impara, lavora. Cerco di passare questo messaggio anche agli altri, non ho bisogno di diventare un allenatore per capirlo”.

GASPERINI, UN MENTORE –  “Sono arrivato in Italia in un momento delicato della mia carriera perchè ero stato infortunato per un anno. Ho pensato a lungo prima di lasciare Barcellona. Arrivavo al Genoa, un club molto meno blasonato ma con un allenatore, Gasperini, che mi ha aiutato molto. E’ stato il periodo in cui ho imparato di più nella mia carriera. Sono migliorato molto, ho capito alcuni piccoli dettagli che mi hanno migliorato molto. Gasperini mi ha datto molta fiducia, ha sempre creduto in me, è stato un privilegio per me essere un suo giocatore”.

LA CARRIERA –  “Al Barcellona c’era una filosofia di gioco che mi ha colpito. Prima del campionato non abbiamo fatto lavoro fisico, era tutto con la palla, da lì ho imparato che la palla era la cosa più importante. Puoi fare tre ore di lavoro fisico ma nulla può sostituire la palla. In Italia invece ho fatto progressi principalmente dal punto di vista difensivo. In Francia invece ho capito l’importanza della velocità, anche se non fa molto parte del mio gioco (ride, ndr). Cerco di compensare con la mente, provando a capire l’azione prima degli altri”.

LO STILE DI VITA – “Il mio stile di vita? E’ molto importante, il calcio va oltre il campo. Ogni giocatore deve pensare a quello che fa fuori dal campo. Ho sempre cercato di capire quello che il corpo mi chiedeva, ora a 34 anni ho ancora lo stesso piacere nel giocare. Molti giovani non lo capiscono, nel nostro spogliatoio ci sono persone che sono cresciute lì dentro ma sono ancora lì. Devi solo capire come raggiungere il campo in perfette condizioni”.

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