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Orsato: “In campo sono serio e burbero, sogno il Qatar. Italia eliminata? Mancini…”

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Lunga intervista rilasciata da Daniele Orsato al Corriere Veneto: l'arbitro si è raccontato, dagli inizi fino al sogno Mondiale

Matteo Pifferi

Lunga intervista rilasciata da Daniele Orsato al Corriere Veneto: l'arbitro si è raccontato, dagli inizi fino al sogno Mondiale.

«In campo sono serio e addirittura burbero, nella vita di tutti i giorni sono diverso, molto più tranquillo e allegro. È il ruolo che rivesto per 90 minuti che mi porta ad essere rigoroso e a volte anche duro. Da ragazzino avevo la curiosità di sapere perché si accendeva la luce e il mio obiettivo era di diventare elettricista. Ho studiato al centro di formazione professionale di Trissino e poi ho trovato lavoro. Il primo giorno indossai la tuta blu e in mano avevo la cassetta degli attrezzi, uscii di casa e aspettai lungo la strada i colleghi che mi dovevano passare a prendere. Su quella strada, mentre aspettavo, pensai che il mio sogno lo avevo raggiunto».

Partiamo dalla Champions, si ricorda il giorno in cui le hanno detto «tocca a te»?

«Mi stavo allenando a Recoaro quando mi arriva una videochiamata da Rossetti, designatore Uefa. Mi fa una domanda: Sei pronto per fare un’altra partita? Ma in quel periodo l’unica partita da giocare era la finale di Coppa tra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco. Sono tornato a casa, mi sono seduto sul letto e ho pianto. Quando i miei figli mi hanno visto con le lacrime hanno capito subito che mi era stata assegnata la finale e ci siamo abbracciati. Devo dire che la notizia della designazione è stata un’emozione ancora piu grande dell’arbitraggio».

Poi i Campionati Europei del 2021, altro traguardo importante. Com’è andata?

«Agli Europei ho arbitrato tre gare: Inghilterra-Croazia, Spagna-Polonia e Ucraina-Svezia poi sono tornato a casa perché la nostra nazionale è andata avanti e sono felice sia andata cosi. L’Europeo è stata una esperienza bellissima».

E adesso si avvicinano i Mondiali del Qatar e visto che la nazionale è stata eliminata, lei potrebbe rappresentare il nostro Paese. Pronto per questa nuova sfida?

«Sto proseguendo la preparazione per la selezione di fine maggio. Diciamo che il mio obiettivo era di fare gli Europei e l’ho centrato e mi considero davvero soddisfatto. Oggi ho 46 anni e sono l’arbitro più vecchio al mondo anche se per risultanze tecniche e test atletici non ho problemi. Aggiungo che l’amicizia che mi lega al nuovo designatore , Gianluca Rocchi, è stata importante perché dopo la finale di Champions League e le direzioni agli Europei potevo avere una caduta di stimoli ma lui mi ha spinto a tener duro e a pensare al campo perché è da qui che arrivano sempre grandi soddisfazioni».

Quindi un arbitro ha bisogno di stimoli?

«Le racconto un aneddoto: al ritorno dalla finale di Champions alla ripresa del campionato sono stato mandato ad arbitrare in serie B a Monza. Prima della partita venne a salutarmi Adriano Galliani che mi disse una cosa che riporto sempre ad arbitri più giovani: “Vede Orsato io ho vinto tante Champions col Milan e il nostro pensiero dopo una vittoria era di trovare gli stimoli per vincerne un’altra e anche per vincere lo scudetto”. Quindi anche un arbitro che arriva ad arbitrare una finale importante deve trovare dentro se stesso gli stimoli e la forza per andare a vincere qualcosa d’altro».

E allora per Orsato il nuovo stimolo potrebbe essere rappresentato dai Mondiali?

«Io ho partecipato già a quelli in Russia nel 2018 ed ero arbitro al Var dallo stadio alla finale. Oggi sono molto tranquillo rispetto a quando aspettavo di sapere se sarei andato all’Europeo perché per me quello poteva essere l’ultimo grande palcoscenico prima di chiudere l’attività. Compirò 47 anni il 23 novembre proprio nei giorni del Mondiale e in questa fase mi trovo a competere con tanti arbitri forti e giovani».

Ma se Daniele Orsato dovesse fare un elenco dei 5 momenti magici della sua carriera quali sceglierebbe?

«Partirei dal 2006 che coincide con la mia promozione in serie A e con la nascita del primo figlio, Gabriel; a questo affiancherei il 2010 quando nasce il mio secondo figlio, Wiliam, e divento arbitro internazionale . Poi la designazione per la finale di Champions dell’agosto 2020 con l’abbraccio dei miei figli e poi l’Europeo dell’anno scorso…».

E la quinta?

«Deve ancora arrivare, incrociamo le dita perché coincida con il mondiale in Qatar».

Si aspettava che l’Italia venisse eliminata?

«Io da arbitro tifoso della nazionale ci sono rimasto davvero male e non me la aspettavo. Dopo quell’Europeo mi ero immaginato una Italia molto in alto ai Campionati del Mondo. Dopo l’Europeo qualcosa ha girato storto e credo che siamo stati abbastanza sfortunati».

Di Mancini cosa pensa?

«È l’allenatore più forte che abbiamo e non si deve mettere in discussione».

Orsato quindi gran tifoso della nazionale?

«Io quando l’Italia ha vinto l’Europeo ho festeggiato come un matto nel mio paese, Recoaro. Ricordo che nella sala parrocchiale in occasione della finale avevo installato uno schermo gigante per far seguire la partita agli abitanti della mia frazione. Eravamo circa 200 persone attrezzati con panini e hamburger , volevamo goderci quei momenti magici».

Si sta discutendo da tempo della possibilità di intitolare l’Olimpico a Paolo Rossi. Lei che ne pensa?

«Paolo Rossi va ricordato poi ci sarà chi deciderà come. Io però Paolo Rossi non posso dimenticarlo perché a casa ho una sua maglia che mi regalò quando fui promosso arbitro di serie A nel 2006. Quella maglia l’ho indossata durante la finale dell’Europeo dello scorso anno. È la sua maglia del mondiale 1982 e c’è scritto: ”In bocca al lupo Daniele per la tua carriera arbitrale”. Questa è una delle poche maglie che conservo, l’ho incorniciata e resterà per sempre con me».

Mondiale a parte come immagina il futuro?

«Spero di avere la possibilità di mettere a disposizione degli arbitri di domani la mia esperienza».

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