Pezzali: “Inter, aspetto ancora Vidal ed Eriksen. Lu-La devastante, Conte l’uomo giusto”

Il cantante analizza il momento della sua squadra del cuore

di Fabio Alampi, @FabioAlampi
Max Pezzali

Max Pezzali, tifosissimo nerazzurro, ha parlato della sua Inter nel corso di un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport: “Vorrei qualcosa di vecchio, cioè la bella difesa di una volta. Invece vedo un campione come De Vrij spesso in difficoltà, cosa che prima non gli era mai successa, Skriniar che è un po’ uscito dal progetto e non si capisce perché, Hakimi che commette certe ingenuità anche se nelle ultime gare ha dimostrato di essere uno dei più grandi che abbia visto giocare nell’Inter negli anni recenti“.

È la dura legge del gol, che cantavi nel 1997: “Se non hai difesa/gli altri segnano/e poi vincono”.
Purtroppo sì, uno spera di non doverla mai riutilizzare come metafora del presente e invece paradossalmente ritorna sempre. Io sono favorevole al calcio offensivo, ma deve produrre 50 palle gol per poter sopperire a certe amnesie difensive“.

E quindi da 1 a 10 quanto soffre l’interista Max Pezzali quest’anno?
Direi 11! Sono in attesa che si sistemino alcuni ingranaggi, campioni tipo Vidal, che deve imparare a non agire in certe aree del campo in cui non si trova a suo agio, ed Eriksen: mi piacerebbe assistere alla svolta del danese perché è tra i migliori piedi in assoluto, sono convinto ci sia ben altro del giocatore opaco e timido che si vede“.

Che cosa invece funziona bene secondo te?
L’attacco a volte è devastante: la famosa LuLa, con la possibilità di giocarsi anche Alexis Sanchez, è una roba veramente da grande squadra. Lautaro poi è uno degli attaccanti più determinanti, uno dei potenziali Palloni d’Oro del presente e del futuro: ha dei movimenti incredibili che fanno capire la sua immensa potenza. Secondo me deve a volte innervosirsi di meno… a volte di più! Sono un fan assoluto di Barella, che reputo un gigante, e un amante nonché amico di Danilo D’Ambrosio, che sulla destra è una grandissima certezza e nei momenti duri la risolve spesso con un colpo di testa. Sono molto contento di Darmian, Ashley Young, Brozovic, abbiamo Handanovic che è un portiere strepitoso, insomma: ci sono gli ingredienti per fare bene, bisogna solo miscelarli al meglio“.

Sei sempre convinto che Conte sia l’uomo giusto per farlo?
Assolutamente sì. Ha un’etica del lavoro e una ferocia agonistica come nessuno: il tipo di approccio che serve all’Inter, un club che geneticamente tende all’autolesionismo e alla depressione. Una delle cose che ho più ammirato di Conte è stata la roba di dire, al suo arrivo, ‘basta con ‘sta storia della Pazza Inter’, ci siamo rotti le palle per primi noi tifosi: se tu cominci a dire ‘eh, ma noi siamo fatti così’, allora vale tutto, non partecipare neanche. Se c’è uno al mondo che può togliere queste scorie psicologiche è Conte“.

In campionato però l’Inter ha sofferto parecchio prima di trovare la rotta giusta…
Ma è normale, specialmente in un campionato anomalo come questo. Il processo di cambiamento della squadra non era semplice, è cominciato in un anno che poi è stato interrotto dal Covid, i rinforzi sono arrivati tardi, c’è stato un chiarimento molto duro tra il tecnico e la società: di fatto questo è un nuovo inizio e bisogna rimettere le cose a posto. Il punto non è cercare di essere subito primi in classifica, ma riuscire ad avere una stabilità di squadra, di gambe e di testa. C’è tanto da lavorare, ma secondo me con Conte tanto si è già fatto“.

L’eliminazione dalla Champions non è invece un segno di instabilità?
Verissimo, però noi nella fase a gironi siamo sempre stati un po’ così negli ultimi anni. Purtroppo è evidente che manchi l’abitudine a giocare – e a chiudere – certe partite, a essere strutturati dal punto di vista mentale. Però non manca per Conte, manca da prima. Ma adesso, sinceramente, in quanti possono immaginare di vincere la Champions? Quando incontri, che so, il Bayern Monaco: come fai? C’è qualcuno in Italia a quel livello lì? Per ora secondo me l’emergenza Covid ha fatto un po’ male: la riduzione di budget della Serie A ha danneggiato tutti, in molti siamo cantieri aperti“.

Con gli stadi ancora chiusi: secondo te è un vantaggio o uno svantaggio?
In alcuni casi credo sia un vantaggio: il Milan senza pubblico può vincere lo scudetto, perché negli ultimi anni con tutte le contestazioni giocare a San Siro era diventato un problema. Invece nel caso dell’Inter, con un pubblico come il nostro di ‘malati di mente’, perché andiamo in 60.000 a vedere incontri apparentemente inutili, un po’ si sente: giocano isolati, senza capire in che contesto sono, non hanno più il senso del luogo in cui si trovano, del perché stanno facendo quella roba lì“.

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