Sconcerti: “Simoni un maestro. L’Inter gli dette Ronaldo e la delusione più grande, lui…”

Sconcerti: “Simoni un maestro. L’Inter gli dette Ronaldo e la delusione più grande, lui…”

L’editoriale del giornalista del Corriere della Sera per omaggiare l’ex allenatore dell’Inter, scomparso ieri

di Alessandro De Felice, @aledefelice24

Mario Sconcerti ha ricordato Gigi Simoni con un lungo editoriale nell’edizione di oggi del Corriere della Sera: “La prima cosa da dire è che era una persona per bene, molto semplice, gentile, nel senso dell’educato, non del remissivo. Mi dispiace, anche adesso che non c’è più, leggere che sarà ricordato soprattutto per il mancato rigore su Ronaldo nella partita con la Juve. È troppo poco, per quanto grande possa essere stato l’errore, Simoni ha avuto una sua grande vita anche fuori da quella partita. Non è giusto chiuderlo in un episodio e non è giusto nemmeno chiuderlo in una squadra. Simoni ne ha toccate 18, credo sia un record, (Genoa, Torino, Napoli, Inter, ma anche Ancona, Gubbio, Carrarese). Ha vinto sette campionati di B. L’inter gli dette Ronaldo e lui le restituì una Coppa Uefa vinta a Parigi contro una grande Lazio che scomparve subito. Ero lì quella sera, andai negli spogliatoi solo per vedere gli occhi del mio vecchio amico. Erano raggianti, esausti, una persona non più solo serena, ma finalmente stravolta dall’amore. Aveva vinto qualcosa di grande. Lui sapeva che ne era capace, ma non era mai capitato. Era come avesse rovesciato il suo mondo e l’avesse costretto ad andare dalla sua parte. Va da sé che non durò molto.

Simoni portava con sé una piccola fortuna amara, capiva la vita, era un maestro, ma non riusciva a pararne tutti i colpi. Ha avuto dolori molto forti, come la morte di suo figlio giovanissimo, e grosse delusioni. Credo che nel calcio la più grande gliel’abbia data l’inter sette mesi dopo la Coppa Uefa. Era fine novembre, il giorno prima aveva battuto la Salernitana. E quella stessa mattina a Coverciano gli avevano dato la Panchina d’oro per la stagione. Vide arrivare Mazzola con la testa bassa, capì che portava il suo esonero. Sentì l’umiliazione di non essere stato licenziato da Moratti. Così la prese molto male, ma si rese conto presto che se avesse continuato a voler bene all’inter, gli interisti gliel’avrebbero restituito. Quello sarebbe stato il suo vero ricordo, la sua immagine nella storia“.

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