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Sommer, veterano sicurezza: in Svizzera è un’istituzione. E il precedente con Mbappé…

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Focus su Yann Sommer oggi sulle pagine della Gazzetta dello Sport in vista degli ottavi di finale di Euro 2024 tra Svizzera e Italia
Alessandro Cosattini Redattore 

Focus su Yann Sommer oggi sulle pagine della Gazzetta dello Sport in vista degli ottavi di finale di Euro 2024 tra Svizzera e Italia di domani. Ecco l'approfondimento dedicato al portiere dell'Inter, che ha vinto lo scudetto alla prima stagione a Milano. "La verità, secondo Yann Sommer: «Il rigore è una questione di sensazioni, di attimi in cui devi prendere la decisione. È una sfida mentale, oltre che tecnica. La mia parata su Jorginho? Tutti parlano di quella, ma io ho fermato anche Mbappé…». E sì che se pensi alla Svizzera la testa va al Mondiale sfuggito, a Jorginho, alle maledizioni. Va a un Sommer che avrebbe inevitabilmente un vantaggio psicologico mica da ridere, chiunque sia il rigorista di Spalletti. Sommer è un tipo di spessore, oltre che un gran portiere. Adora la musica, ha una predilezione per Bruce Springsteen. «Dancing in the dark», vien da dire, pensando a una delle canzoni più famose del Boss. Sommer balla anche al buio, sì.

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Antipersonaggio

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Balla, para e vince. E ha pure un pregio, va tutto sommato d’accordo anche con la fortuna. Perché quella figuraccia contro la Germania, sul tiro di Andrich finito goffamente in porta dopo l’errore di Sommer e poi annullato dal Var, chi se lo ricorda più? Yann è probabilmente all’ultima grande manifestazione con la sua nazionale. C’è chi giura che potrebbe lasciare dopo l’Europeo, dietro di lui spinge da matti Kobel del Borussia Dortmund. Ma oggi la vetrina è sua. Anche per completare un’annata da incorniciare. Sommer ha stravinto lo scudetto con l’Inter, ha dato ai nerazzurri un senso di sicurezza notevole, un rendimento costante che è figlio della tranquillità con cui va in campo. È antipersonaggio pure se avrebbe mille motivi per esserlo, personaggio: gli interessi, la passione per la chitarra, la cucina, la meditazione. È un portiere normale per altezza – 183 cm – anche se agli occhi di tutti è basso, perché in fondo quel ruolo ormai è per i giganti e un gigante tutto sommato affronterà domani sera: Donnarumma.


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La ricetta interista

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È una sfida a distanza anche questa. E chissà che davvero non finisca ai rigori: Sommer ha dominato la Francia e per poco non riusciva nell’impresa pure con la Spagna, nell’Europeo di tre anni fa. «Sarebbe bello affrontare l’Italia, lì conosco tanti giocatori, sarebbe divertente, di sicuro ci prepareremo al meglio», ha detto quando ancora l’incrocio con gli azzurri non era sicuro. Incrocio nerazzurro, sarebbe più giusto dire, considerati tutti i compagni interisti a cui domani proverà a rovinare la serata, quegli stessi con cui ha condiviso anche le vittorie. Magari con la ricetta che più gli è riuscita all’Inter, ovvero il clean sheet. Qui in Germania non è ancora riuscito a mantenere la porta imbattuta. L’Italia spera di allungare la serie, lui ragiona al contrario. Finora solo il portiere del Portogallo, Diogo Costa, ha effettuato meno parate dello svizzero (4 contro 5). Qui sta la bravura: è fare bene quel poco che la partita o il torneo ti propone.

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Leader

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Nello spogliatoio è un riferimento: lui, Xhaka e Shaqiri sono i tre leader storici, le teste a cui inevitabilmente il ct Yakin deve appoggiarsi. E fa bene a farlo. Non era scontato per Sommer giocare da titolare questo Europeo, vista la grande crescita di Kobel. Ma Yann è così. È l’uomo che ferma il tempo e respinge il futuro. Pure all’Inter ora gli metteranno vicino un altro titolare, con Martinez. Mica è un problema per lui. Parlano i numeri: nessun portiere della Svizzera ha vestito la maglia della “Nati” tanto quanto Sommer, 92 volte. A pensarci bene, anche questa è una sfida mentale: restare lassù per tanto tempo è traguardo per pochi eletti. Diceva ieri Aebischer in conferenza stampa: «Yann è un simbolo per noi». Ecco perché c’è da fidarsi sempre, di uno come l’interista. Per tre volte è stato votato calciatore svizzero dell’anno. Non sia mai arrivare a quattro", si legge.

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