Hanno aperto le gabbie, ora parlano tutti, tutti hanno da dire la loro sulla gara dell'Olimpico di ieri sera che ha visto una sola squadra in campo, l'INTER, non a caso prima in classifica, annientare la Lazio.
Parlano tutti, tutti pronti a dispensare trattati sull'etica sportiva NON applicata, sulla regolarità di una gara, in cui l'Inter non ha fatto altro che vincere, sul campo, con due reti segnate e altre sfiorate.
Le mille parate di un Muslera in forma strepitosa non servono a nulla, la Roma auspicava una gara corretta e questa, secondo il popolo dell'etica sportiva, non c'è stata.
Parla chiunque, fioccano i paragoni e i moniti lanciati all'indirizzo della capolista, e poco importa se tra Inter e Lazio ci sono SOLAMENTE 36 punti di differenza, per i puristi del gioco del calcio, la Lazio ieri è stata condizionata dal tifo avverso. Cosa che succede naturalmente su tutti quei campi di gioco dove la contestazione verso la squadra è costantemente in atto. Succede quando gioca la Juventus, succede quando gioca il Milan, succede sempre, ovunque, ma ieri all'Olimpico non poteva succedere. Tutti hanno dimenticato quel maledetto 5 maggio, tutti hanno dimenticato come i tifosi giallorossi sventolavano vessilli rossoneri nel 1999, nessuna considerazione per il gol viziato da un tocco di mano di Totti a Parma, acqua passata, che non serve più tirare in ballo. Adesso il nuovo cavallo da cavalcare è quello dell'etica sportiva: “una delle pagine più brutte della storia del calcio” - “mi sarei vergognata di vincere una partita in questo modo” - “questo scudetto è paragonabile a quello vinto dall'Inter con le telefonate di Facchetti” (Giacinto abbi pietà di loro).
Oggi più che mai quello striscione esposto in Curva Nord torna d'attualità: MOURINHO UOMO VERO IN UN CALCIO FINTO

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