BC Partners, c’è l’offerta: no a quote di minoranza. Inter, cosa cambierà rispetto a Suning

Arrivano conferme sul possibile cambio di proprietà

di Fabio Alampi, @FabioAlampi

Continuano a circolare in maniera incessante le voci riguardanti un prossimo cambio di proprietà dell’Inter, con Suning in cerca di soci o di acquirenti. Secondo il Corriere dello Sport, il fondo BC Partners è pronto a fare sul serio: “Le rivelazioni di una trattativa con BC Partners per la clamorosa cessione dell’Inter trovano riscontri, seppure ancora ufficiosi, negli ambienti finanziari. Zhang aveva in effetti respinto le voci su un mandato a Rothschild ma non ha smentito l’articolo del Sole-24Ore che riferiva di incontri (in video) a carattere esplorativo tra Suning, BC Partners e il fondo LionRock, proprietario di una quota di minoranza“.

LE CIFRE – “Nelle ultime ore è arrivata più di una conferma. Secondo rumours ben accreditati, i potenziali acquirenti sembrano orientati a valorizzare l’Inter tra 400 e 500 milioni, oltre il debito netto che si aggirerebbe sui 350-400 milioni. È bene sgombrare il campo da ipotesi poco realistiche: trattative con interlocutori di questo calibro non possono limitarsi a ingressi in minoranza. BC Partners è uno dei più blasonati investitori finanziari europei, segue operazioni da oltre 300 milioni e dichiara (anche nel suo sito) la vocazione ad acquisire il controllo delle aziende, sceglierne il management e indirizzarne le strategie. In passato ha tenuto le società in portafoglio per 5-7 anni e (come tutti i fondi di private equity) ha interesse a rilevare aziende con risultati poco brillanti, riorganizzarle, migliorarne la performance per poi rivenderle con un ritorno sull’investimento di almeno il 10-15% annuo. Ciò equivale almeno a raddoppiarne il valore in cinque anni. Se non può realizzare queste condizioni l’investimento non viene concluso. Quale che sia il valore attribuibile all’Inter in un’acquisizione, il piano dovrebbe essere dunque di raddoppiarlo“.

DIFFERENZE CON SUNING – “In questo esistono fondamentali differenze di obiettivi tra gli investitori finanziari e quelli industriali (come Suning): questi ultimi possono avere un orizzonte di lungo periodo, vedono il club funzionale alla crescita strategica (commerciale o di immagine) del gruppo industriale. I fondi devono invece realizzare ritorni finanziari nel tempo più breve possibile perché in finanza il tempo ha un costo, compatibilmente col fatto che il rilancio di un’azienda in perdita richiede comunque alcuni anni“.

CAMBIAMENTI – “Tanto per cominciare, un radicale cambio di indirizzo: il riequilibrio tra costi e ricavi. L’Inter ha una storia quasi trentennale di bilanci in perdita: dopo il ventennio della gestione Moratti (presidente-tifoso) che ha consumato 1,2 miliardi nel desiderio di portare il club ai vertici, le gestioni Thohir e Suning non hanno mai raggiunto il pareggio. I 102 milioni di perdita dell’ultimo bilancio risentono del Covid, ma l’Inter aveva comunque accumulato quasi 300 milioni di disavanzo nei 5 anni precedenti, nonostante gli sforzi imposti dal Settlement Agreement UEFA. Appesantita da stipendi elevati anche a giocatori che siedono in panca (Sanchez 7,5, Eriksen 7, Nainggolan 4,5, ceduto a gennaio) la rosa dell’Inter ha un costo imponente (283 milioni tra stipendi e ammortamenti) rispetto ai suoi ricavi (372) ma anche a diretti concorrenti in Serie A. Il primo intervento sarebbe un taglio. A meno che i ricavi del calcio non subiscano clamorose impennate post-Covid, potremmo attenderci lo stop a onerose campagne acquisti e organici affollati, la rinuncia a ingaggi costosi e campioni avanti negli anni. Il modello che l’Inter prenderebbe a riferimento sarebbe simile a Milan, Lipsia, Salisburgo, Lione, Monaco e altri. In Germania anche il Bayern, con altre basi di fatturato. In Inghilterra Liverpool o Arsenal“.

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