ESCLUSIVA Bellinazzo: “Suning non vende. Bc Partners-Inter? Ecco cosa c’è in ballo. E il Qatar…”

FCInter1908.it ha intervistato in esclusiva Marco Bellinazzo, giornalista e grande esperto di economia calcistica

di Marco Macca, @macca_marco

SUNING NON VENDE

Le ultime voci sul futuro societario dell’Inter si sono inevitabilmente intersecate con le vicende di campo della squadra di Antonio Conte. A far sorgere tante domande in seno al popolo nerazzurro, infatti, è stata la notizia, lanciata da Il Sole 24 Ore, secondo cui, da alcune settimane, tra gli investitori stranieri circolerebbe un ‘teaser’ (documentazione confidenziale) di una decina di pagine, attraverso cui Suning, proprietaria del club di Viale della Liberazione, starebbe cercando nuovi soci e nuove risorse finanziarie per l’Inter.

C’è chi si è spinto oltre, prefigurando addirittura una prossima cessione del pacchetto di maggioranza della società da parte del colosso di Nanchino. Per capirne di più, FCInter1908.it ha intervistato in esclusiva Marco Bellinazzo, penna di spicco de Il Sole 24 Ore e fra i massimi esponenti in Italia di economia applicata al calcio.

Dott. Bellinazzo. Innanzitutto complimenti per il lavoro svolto da Il Sole 24 Ore sulla vicenda del futuro societario nerazzurro. Partiamo con una domanda secca: Suning ha intenzione di cedere l’Inter?
No. Dall’acquisto dell’Inter, Suning ha investito nel club più di 650 milioni e chiaramente ha tutte le intenzioni di andare avanti, per vedere i frutti di questi investimenti. Dunque, non c’è alcun tipo di documento o indicazione che possa far presumere una prossima cessione della società.

L’Inter è in crisi finanziaria?
C’è una crisi in atto, che riguarda l’Inter. Ma il problema non è dissimile per tutte le grandi società mondiali. In questo momento, la crisi finanziaria è assolutamente dentro il mondo del calcio, che prima non aveva mai risentito delle situazioni economiche esterne, riuscendo sempre a passare indenne continuando a crescere. Le conseguenze operative della pandemia hanno creato una crisi finanziaria. L’Inter arriva a questa crisi in una situazione molto delicata. In questo senso è paragonabile alla Juventus: nel percorso di crescita impostato dalla società per raggiungere determinati obiettivi sportivi, testimoniato dall’aumento del monte ingaggi, c’è stata la sfortuna che, nel momento in cui il club doveva raccogliere i frutti di tali investimenti, è arrivata questa pandemia che ha causato una contrazione dei ricavi. Un po’ lo si è visto nei bilanci chiusi al 30 giugno 2020, con l’Inter in perdita di 100 milioni. Immaginiamoci cosa possa succedere quest’anno. Potrebbero esserci un centinaio di milioni di mancati ricavi, o qualcosa in meno. L’Inter da San Siro incassava tra i 40 e i 50 milioni di euro. Poi c’è stata la mancata qualificazione agli ottavi di finale di Champions League, che ha costretto il club a rinunciare a circa 20 milioni. Alla situazione già complicata dell’anno scorso, dunque, aggiungiamo circa 75-80 milioni. Questo ci dà il quadro del momento difficile della società. E’ una situazione generale, ma più grave per i nerazzurri, proprio perché si trovavano in questo percorso.

La vostra testata ha parlato di un teaser (documento confidenziale, ndr) volto alla ricerca di soci per il rifinanziamento del bond da 375 milioni di euro complessivi. Nel concreto, come può l’ingresso di nuovi partner rendere più solida la società Inter?
Chiariamo la cosa. L’Inter ha immesso un bond nel mercato, ovvero ha chiesto un prestito al mercato, dal volume importante e che scade nel 2022. Non si arriva generalmente vicini alla scadenza per rifinanziare questi bond, altrimenti si rischia di ottenere condizioni peggiorative. A un anno o un anno e mezzo dalla scadenza si va sul mercato con un teaser, che presenta la propria situazione finanziare e i progetti per il futuro, con l’obiettivo di cercare soggetti, che siano banche o fondi di private equity, che possano offrire questo prestito a somme anche più ampie, data la necessità di liquidità, ma magari a un tasso d’interesse più basso. Dunque, a condizioni più favorevoli. In un momento di crisi come questo, l’Inter potrebbe ottenere un tasso migliore, con un debito dunque più sostenibili. Dopodiché, è evidente che, se vai sul mercato, possano anche esserci anche dei fondi di private equity, che hanno grandissimo interesse per il calcio in questo momento, così da poter acquistare quote a prezzi vantaggiosi. Quando la crisi sarà passata, queste quote potranno essere vendute a prezzi maggiori. Essendo l’Inter sul mercato, sono stati avviati dei colloqui esplorativi con vari soggetti, tra cui Bc Partners (anche se non è il solo), che potrebbero essere interessati a entrare non solo come creditori, ma anche ad acquisire delle quote di minoranza. In questo senso, si potrebbe aprire una trattativa sia con Suning, sia con LionRock Capital. La difficoltà di questa operazione è il prezzo delle quote: Suning, infatti, non intende svenderle. Si tratterebbe di acquisire un pacchetto azionario di minoranza, dato che Suning non vuole scendere sotto il 51%.

Si parla tanto della stretta di Pechino sugli investimenti delle proprie aziende all’estero in settori come il calcio. Che impatto potrà avere questa decisione sugli investimenti di Suning nell’Inter?
Il governo dell’economia è sempre molto delicato quando si parla di Cina, soprattutto nel rapporto tra aziende private e decisori politici. Il calcio è stato oggetto di grandi investimenti qualche anno fa. Ora, però, le priorità sono diverse. Anche in funzione della crisi economica, al di là del fatto che la Cina si è ripresa, queste direttive comportano che un gruppo esposto come Suning razionalizzi questi investimenti. Quindi, tutto quello che abbiamo detto prima va legato a ciò. A parte la crisi subita nella rete dei negozi (non nell’e-commerce), ci sono le limitazioni del governo di Pechino che determinano la ricerca di nuovi soci, prima di mettere subito capitale nell’Inter. Le varie vicende sono collegate, altrimenti non si spiegherebbe. Il tutto va inquadrato nella contrazione dei ricavi dovuti alla pandemia, che si protrarrà per qualche anno. Basti pensare ai contratti per i diritti tv. La crescita del calcio si fermerà e bisognerà limitare i danni.

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