Lukaku: “Lento? Sono più veloce che mai. All’Inter parliamo italiano. E Conte…”

La lunga intervista rilasciata dall’attaccante belga al Times: “Conte mi ha portato ad un altro livello”

di Gianni Pampinella
La lunga intervista rilasciata dall'attaccante belga al Times:

Ricordo che Rashy (Rashford) è venuto a casa mia. Abbiamo cenato. Io, lui e suo fratello maggiore. Gli ho detto: “Quando me ne vado, tu sarai il ragazzo dello United”. Sono così orgoglioso di lui in questo momento“. Inizia così la lunga intervista che Romelu Lukaku ha rilasciato al Times. Dodici mesi dopo un difficile ultimo anno all’Old Trafford, Big Rom è di nuovo considerato uno degli attaccanti più forti d’Europa. Ieri il belga è stato eletto miglior giocatore dell’Europa League 2019-20 avendo segnato sette gol in cinque partite portando l’Inter in finale. L’attaccante torna sulla partita col Siviglia, dice che è stato un momento che lo ha reso più forte. Ma quella corsa spedita fino alla finale è stata anche una risposta ai suoi critici: “Un anno fa, quando ero in Inghilterra, ero ‘pigro, non correvo, non facevo questo e quello’. Qui mi chiamano il lavoratore più duro nello spogliatoio”, dice Lukaku. “Se mi guardi giocare qua e là, voglio dire, ci sono miglioramenti, sì, ma lo stesso Rom è ancora qui“.

Nel calcio succedono cose, ma è qualcosa che devi spiegare alla prossima generazione di ragazzi, che devi avere il pieno controllo del tuo destino. Assicurati quando vai da qualche parte che ogni pezzo del puzzle deve essere messo nel posto giusto. Sai cosa intendo? A quel tempo, abbiamo visto il risultato, abbiamo visto come ho fatto. E se mi guardi ora vedi un risultato diverso, vedi l’intera persona, vedi il pieno potenziale. Vedi cosa avrei potuto fare in Inghilterra“.

I critici allo United hanno iniziato a parlare presto: “Dalla prima partita amichevole quando ho giocato contro i Galaxy, da quella prima partita è stato sempre un ‘sì, ma…’. Tutti nel club erano così gentili, da Ed Woodward ai proprietari, a Matthew Judge a Jose Mourinho, a Ole [Gunnar Solskjaer] e al suo staff, a tutti nella mensa. Erano così gentili. Ma le cose intorno erano semplicemente una spirale negativa per me“.

Mi chiameranno lento e io penso: ‘Lento? Io, lento? Non riesco a tenere il passo con il veloce gioco del Man U? C’erano troppe piccole cose in cui pensavo che le critiche non fossero giuste. Uno lento non segna un gol come ho segnato il secondo contro lo Shakhtar Donetsk nella semifinale di Europa League“.

Se fossi stato lento non avrei preso il rigore come ho fatto contro il Siviglia in finale. Sono passati due anni. Hai intenzione di dire che a 27 anni sono più veloce di quando ne avevo 25 anni? È questo che sto cercando di dire sulle critiche ingiuste. Sono solo piccole cose“.

Qui in Italia Lukaku si sente a casa. È arrivato in Serie A con disinvoltura e vede Conte l’allenatore perfetto per lui. “Mi ha portato a un altro livello“.

Il tentativo di Conte di portare Lukaku allo Stamford Bridge nell’estate del 2017 è noto, ma era tutt’altro che il primo tentativo. Il tecnico nerazzurro lo aveva chiamato dopo i Mondiali del 2014 in Brasile quando era allenatore alla Juventus e l’allora 21enne attaccante era al Chelsea: “Sentendo la sua voce ho capito che qualcosa stava succedendo quando mi parlava, quindi ho deciso di non firmare“, dice Lukaku.

Il suo istinto aveva ragione. Conte si è dimesso da allenatore della Juventus tre giorni dopo ed è stato nominato c.t. della nazionale italiana.

Quando ero in Inghilterra, c’erano giocatori inglesi qui, giocatori francesi là, altri giocatori stranieri là. È davvero tutto come un miscuglio della squadra, ma all’Inter sono tutti insieme. Tutti parlano italiano prima di tutto, quindi è una buona cosa. C’è una lingua. Tutti parlano italiano“.

Quando Ash (Young ndr) è arrivato con Victor e Christian eravamo sempre insieme perché ci conosciamo dalla Premier League e per un po’ ho tradotto per loro, ma una volta che Ash ha imparato le basi dell’italiano è finita. Quando andiamo ad allenarci l’allenatore parla con Ash in italiano e lui capisce perfettamente, oppure gli parlano e lui risponde in inglese ma capisce perfettamente quello che dicono i ragazzi e lo rispettano“.

Lukaku ha iniziato a guardare la serie di Amazon “All or Nothing” sul Tottenham e molte scene sono familiari: “José, se vede qualcosa che non gli piace, ti chiamerà nel suo ufficio”, dice Lukaku. “O gli piace la conversazione che ha fatto con Harry Kane o la conversazione che ha fatto con Dele Alli. Saprai dove ti trovi. Devi essere mentalmente molto, molto forte per stare con José. Non ho mai avuto problemi“.

Lukaku dice che risponde meglio alle critiche. Lo descrive come il “carburante” per farlo reagire, parte del motivo per cui lui e Conte lavorano così bene insieme: “Ti chiama davanti a tutti durante la visione dei video se non sei nella posizione giusta. Non è niente per me. Sono qui per migliorare e aiutare la squadra a vincere. Non sono qui per essere sensibile e se un allenatore mi insulta, risponderò in modo diverso“.

La sua vita in Italia è semplice. Lukaku di solito trascorre la maggior parte del tempo con la famiglia. Lukaku e la madre, Adolphine, sono sempre in contatto: “Io e mia madre parliamo quattro o cinque volte al giorno. Riguardo a cosa? Niente. A volte guarda qualche programma in TV in Belgio e mi chiama e dice: “Metti questo programma”. Lo guardiamo e restiamo su FaceTime in questo modo e ridiamo. Sono io che sono lì senza esserci. Mio figlio ora sa come chiamare. Quando guarda i cartoni mi chiama e non dice una parola solo “papà, papà, papà”. Gli mostro lo spogliatoio e il campo e lui si emoziona“.

L’educazione di Romeo è diversa da quella di Lukaku. L’attaccante è cresciuto ad Anversa e, nonostante suo padre Roger fosse un calciatore professionista, la famiglia era povera. Lukaku era nelle giovanili dell’Anderlecht a 12 anni quando si rese conto della situazione. Adolphine era diabetica e lottava per raccogliere i soldi per acquistare l’insulina. “Ero maturo alla mia età e capivo i problemi in cui ci trovavamo. L’insulina costava 50 euro e lei stava lottando per ottenere quei 50 euro. Ad un certo punto ogni settimana, ogni volta che la scatola era quasi finita, doveva lottare. Questa cosa mi ha colpito, ma solo una volta, dopo l’ho usata come carburante per migliorare e assicurarmi che qualunque cosa accada, lei e mio fratello non avrebbero lottato”.

“Nella mia vita sono successe molte cose negative che uso come carburante. Ecco perché dico che è difficile spezzarmi“.

(The Times)

 

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