ESCLUSIVA Moriero: “Simoni merita un saluto degno, ha dato tutto per l’Inter. Grazie di cuore”

ESCLUSIVA Moriero: “Simoni merita un saluto degno, ha dato tutto per l’Inter. Grazie di cuore”

Moriero ai nostri microfoni ricorda Gigi Simoni, scomparso nelle scorse ore

di Marco Macca, @macca_marco

La voce, dall’altra parte del telefono, è rotta dal pianto. Le parole escono con difficoltà, sofferenti, quasi a non voler accettare un’amara realtà che, purtroppo, ha invece travolto tutta l’Inter. Nel giorno in cui il mondo nerazzurro celebra il decimo anniversario del Triplete, arriva la notizia che nessuno voleva: Gigi Simoni ci ha lasciati. L’ex allenatore interista, 81 anni, sulla panchina dell’Inter una fantastica Coppa UEFA nel 1997-98. Ma, soprattutto, seppe costruire una squadra che forse non ha vinto quanto meritava, ma che è riuscita comunque a restare nel cuore di tutto il popolo nerazzurro. E ancora oggi, i suoi ex giocatori lo ricordano con affetto enorme. Fra loro, Francesco Moriero che, ai microfoni di FCInter1908.it, lottando contro le lacrime lo ricorda così.

Nel giorno “più nerazzurro di tutti”, in cui si celebrava la conquista del Triplete, arriva una grande sofferenza per tutto il mondo interista: la scomparsa di Gigi Simoni.
Un signore. Ricordo nei primi giorni di ritiro, quando l’abbiamo conosciuto, entrò nello spogliatoio e disse: ‘Ragazzi, qui siete tutti uguali tranne uno’ (riferito a Ronaldo, ndr). E lì ci ha conquistati tutti quanti. Con la sua simpatia, la semplicità. Non era il classico allenatore che entra in spogliatoio e dice le solite cose sul vincere e sul perdere. Lui si faceva amare per quello che era: una persona umile, sincera. Era uno di noi. Tanti episodi ci legano, ma soprattutto, dopo tantissimi anni, ci sentivamo ancora spesso. Ultimamente si trovava spesso in Puglia per promuovere il suo libro “Simoni si nasce”, e ci siamo fatti tantissime risate tornando ai nostri ricordi. Ricordavamo il gol contro il Piacenza, quando stava per cambiarmi e mi ripeteva sempre “Checco, passa ‘sta palla”. Io feci gol, mi avvicinai alla panchina e gli dissi: ‘Mister, ora può cambiarmi’. Ci sono tanti ricordi. Tipo quando Ronaldo gli regalò un cane che chiamarono Taribo. Lui era uno di noi. In quel momento era l’Inter. Una persona che soffriva garbata, che soffriva insieme a noi. Un signore. Ricordo in quel famoso Juventus-Inter quando protestava dando del lei all’arbitro. Di che parliamo? Uomini che sono punti di riferimento per noi che facciamo ora gli allenatori, ma soprattutto per la loro signorilità. Ricordo la partita a Mosca, a -13 gradi, quando Ronaldo gli disse: ‘Mister, non preoccuparti, ci penso io’, e lui lo guardò come per dire: ‘Ma sei matto?’.

Qual è il primo ricordo che ha di Simoni?
A lui mi lega un grande affetto, perché è stato lui a volermi all’Inter. Ha puntato su di me, dandomi la possibilità di giocare in una grande squadra e di disputare i Mondiali. Mi ha completo sia come uomo che come calciatore. Mi sembra strano che non ci sia più Gigi. Sto sentendo tutti i miei ex compagni. Ha bisogno di un saluto degno rispetto alla persona e all’allenatore che è stato. In questo momento c’è il blocco, ma andremo tutti insieme a salutarlo, perché merita un saluto particolare.

Che allenatore era nello spogliatoio?
L’intelligenza di un allenatore è capire il gruppo che ha a disposizione. Lui, quando è arrivato all’Inter, sapeva di avere una squadra che si sapeva gestire. Sapeva confortati nei momenti particolari, ma non ricordo sue sfuriate con noi. Seguivamo le sue direttive, quella squadra l’aveva costruita lui. E lo conferma il fatto che, dopo 25 anni, questo gruppo è ancora unito. Ha preso giocatori importanti, ma ha scelto soprattutto gli uomini. Ogni volta che c’era la possibilità, stavamo con lui. Era un piacere. Ci ha insegnato l’umiltà. E’ uno che ha fatto la gavetta, nonostante un passato importante da calciatore. Ha messo la sua esperienza al nostro servizio. Sono cose che sembrano scontate, ma non lo sono. L’unico rammarico che mi raccontava è di non aver vinto lo Scudetto, che meritava lui e che meritavamo noi. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta per un allenatore che ha fatto la gavetta e che arriva poi in una big con il giocatore numero uno al mondo e con tanti talenti. Quando parlava di quella situazione, lo faceva ancora con un po’ di rabbia negli occhi, ma sempre con la sua signorilità.

Possiamo dire che quell’Inter è stata così amata anche grazie ai meriti di un allenatore capace sempre di trasmettere a voi e a tutti i tifosi la sua gentilezza e signorilità?
E l’attaccamento alla maglia. Mi sembra assurdo a volte che la gente ricordi così quell’Inter, nonostante abbia vinto solo la Coppa UEFA. Ma trasmettevamo l’amore per questa squadra e per questa maglia. Gliene abbiamo fatte passare tante eh, perché comunque eravamo una gabbia di matti, però lui sorrideva sempre. Quando c’era da alzare la voce, lo faceva, anche se è capitato pochissime volte. Era un grande gestore di gruppo.

Come l’ha visto dopo la vittoria di Parigi?
Ricordo che dopo il secondo gol del capitano, di Zanetti, era felice come un bambino, si vede anche dai filmati. Gigi è stato un grande.

Peccato solo per l’esonero all’inizio della stagione successiva.
Ma quelle sono cose che fanno parte della vita di un allenatore. E’ stato uno dei più amati a Milano.

Mister, un suo ultimo ricordo in onore di Gigi Simoni.
Per me è sempre con noi. E’ lassù che ci guarda. E’ solo un arrivederci, perché un giorno ci rincontreremo tutti di nuovo. Un giorno saremo di nuovo insieme e lui mi dirà ancora una volta ‘Checco, passa la palla’ e io lo abbraccerò di nuovo. I tifosi hanno avuto la fortuna di conoscere una persona che amava l’Inter e che per il nerazzurro ha dato tutto. A nome di tutti i miei compagni dico: ‘Grazie per tutto quello che hai fatto per noi’.

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