Milano comanda in Europa. Il focus odierno della Gazzetta dello Sport è sul cammino in Champions League di Inter e Milan in questa stagione. Gli ottavi di finale sono ormai dietro l'angolo, un grande traguardo con la nuova formula della competizione.


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Champions, Milano capitale d’Europa: Inter e Milan comandano. La finale non è solo un sogno
"Nessuna è come Milano, nessuna corre dietro a quel pallone come Milano. Il calcio è un indicatore di qualità. È aggregazione, economia, finanza, turismo: il calcio è vita, in sostanza. E a San Siro la vita è bella, soprattutto di martedì e mercoledì. Non date retta a chi scandisce le ore contando i fine settimana, passando da un week end all’altro. Macché. Qui i giorni e i mesi passano tra un’impresa di Champions e l’altra di Inter e Milan. E allora val la pena fermarsi e tirare fuori un po’ di orgoglio. Se gli indicatori internazionali piazzano la città al 24° posto per qualità della vita complessiva, al pari di Londra, ovvero giusto un passettino dentro i playoff prendendo in prestito il format Champions attuale, nelle coppe calcistiche tutti si mettono in fila, osservano, forse pure invidiano. Non c’è città, in nessuna delle tre competizioni europee, che sia in grado di piazzare due squadre tra le prime otto in classifica. E no, non è un caso.
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Non può essere un caso
—È una tendenza, piuttosto. Venti mesi fa Inter e Milan erano a giocarsi una semifinale di Champions League: passò l’Inter che poi sfiorò la vittoria a Istanbul con il Manchester City. Come a dire: non siamo di fronte a due sciatori che scendono in pista col pettorale numero 40, fanno l’impresa e salgono sul podio. Prendi la squadra di Inzaghi: è unanimemente considerata tra le favorite del torneo. E ha raggiunto una maturità tale che le consente di condurre in porto anche le partite più complicate. Diceva Thuram solo un mese fa alla Gazzetta : «Facciamo paura, non vedo una squadra superiore a noi». Questa è la consapevolezza che regna dentro tutto lo spogliatoio. Lautaro e compagni dall’inizio di questa stagione hanno strizzato l’occhiolino alla competizione, con l’idea di andare a riprovare la cavalcata di due stagioni fa. Ma il motore, ancora oggi, è l’eliminazione di Madrid del marzo 2024. Quella sera la delusione fu enorme, quella stessa sera i leader dello spogliatoio si giurarono di volerci riprovare con tutte le energie possibili. E le energie si vedono. Si percepiscono. L’Inter che in campionato manda in onda una fase difensiva non sempre irreprensibile, in Champions è ai limiti della perfezione. «Abbiamo incassato un solo gol, a Leverkusen, peraltro un’azione viziata da un precedente fuorigioco non fischiato», ha ricordato con orgoglio Inzaghi nel gelo di Praga. Non può essere un caso. La fase difensiva, è sinonimo di concentrazione, voglia, determinazione, cura dei dettagli. Non che in Serie A non ci sia, ma l’Europa è decisamente un altro terreno.
DNA europeo
—E poi c’è un qualcosa che deve avere a che fare con il dna. Inzaghi è l’uomo che non fallisce una qualificazione agli ottavi mai: l’Inter, prima di lui, li mancava da dieci stagioni. E di là c’è Sergio Conceiçao, che come numeri gli fa il verso. E c’è il Milan, soprattutto. C’è una squadra che si accende con le coppe: Riad è ancora lì che brucia sulla pelle nerazzurra e sarà altro sale sulle ferite aspettando il 2 febbraio, derby di campionato. Ma i rossoneri in Europa riescono a cucinare con ingredienti che in Serie A sembrano a tratti sconosciuti. Le cinque vittorie consecutive sono il segno di una squadra che ha cambiato marcia dopo aver messo la testa nel buio le prime due partite, in maniera forse prevedibile ma certo non piacevole. Da lì è arrivato un filotto che ha avuto il suo punto più alto la notte di Madrid. E il faro di questo corsa all’insù è Rafa Leao: in passato il suo rapporto con la Champions era stato quasi episodico, prendi il Napoli o il Psg, giusto per citare due punte dell’iceberg. Ora le punte sono la normalità: tre gol nelle ultime tre partite, come il timoniere che spinge la barca in banchina nonostante il vento complicato da gestire.
Finale non solo un sogno
—Manca l’ultimo passo, per piazzare la bandiera della Champions a Palazzo Marino. Ma una frase vale sia per Inter e Milan: il destino è nelle loro mani. Mica banale, pensare solo a Monaco e Dinamo Zagabria senza mettersi con il telefonino a vedere gli altri risultati. È un privilegio, è un segnale di qualità. La calcolatrice, semmai, servirà più avanti. All’Inter basta un punto, certo, ma con tre sarebbe certa di finire tra le teste di serie. Ragionando con la classifica attuale, ai nerazzurri capiterebbero una tra Bruges, Brest, Dortmund e Psv, ai rossoneri un club nel quartetto Psg, Benfica, Lilla e Feyenoord. Poi, potenzialmente, ci sarebbe il derby di Milano ai quarti di finale. Ma mancano ancora 90 minuti, c’è un po’ di storia ancora da scrivere. E magari la possibilità cambiare anche qualche incrocio: altro che 2023, forse diventerà persino lecito sperare in un derby più avanti. A Monaco di Baviera, il 31 maggio: no, non è solo un sogno”, si legge.
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