Antonello: “San Siro, soluzione subito: investimenti si recuperano. La seconda squadra…”

L’ad nerazzurro è tra gli ospiti della presentazione del libro di Bellinazzo sulla fine del calcio italiano

di Eva A. Provenzano, @EvaAProvenzano

In occasione della presentazione del libro di Marco Bellinazzo, “La fine del calcio italiano“, alla Libreria Feltrinelli di Via Pasubio, a Milano, si è tenuto un incontro su calcio, valori e sogni di uno degli sport più amati in Italia e nel mondo. Sono presenti, oltre all’autore, naturalmente, il dg della Juventus Beppe Marotta, l’ad del Milan Marco Fassone e per l’Inter l’amministratore delegato, Alessandro Antonello. FCINTER1908.IT, presente al dibattito, vi riporta le loro parole:

BARIGELLI – «Nel libro ci sono tratti essenziali che si può dire a tutti gli appassionati di calcio di leggere. Ha molti dati, corretti, giusti e non si può leggere solo la crisi del calcio italiano, ma anche quella del nostro Paese. Questo libro coglie benissimo la cornice. Sono convinto che la nostra crisi sia dovuta a tanti fattori, ma c’entra anche quella del Paese che ha enfatizzato la crisi nel calcio. Nella parte finale del libro ci sono scenari attraverso cui Bellinazzo indica diverse modi con cui il calcio italiano può rinascere. La grande motivazione per acquistare un giornale sportivo è l’emotività, quando una squadra vince vanno bene anche le vendite. Per questo non ci auguriamo la fine del calcio italiano. Dobbiamo fare sistema e dare ognuno il nostro contributo perché il calcio italiano torni ad essere quello che è. L’Italia ha vinto quattro coppe del Mondo. Con grande dispiacere sfoglio i giornali stranieri e guardo il Mondiale senza l’attesa che di solito c’è». 

– Domanda per Marotta, avete vinto tanto: in quest’ottica non vi sono mancati Inter e Milan come competitor? 

Marotta: «Credo che questo libro sia un’analisi precisa del mondo del calcio. Vincere lo scudetto non è facile, indipendentemente dagli avversari. L’involuzione del calcio milanese ci ha fatto trovare altre squadre come Roma e Napoli. Il nostro modello di riferimento è basato su competenza, quindi ogni persona riesce ad esprimersi bene per l’azienda, e il secondo è l’idea di azienda che il presidente Agnelli riesce a trasmettere ai suoi collaboratori. E anche questo si riflette poi sulla classifica». 

-L’assenza di Milano ai vertici del calcio italiano è mancata, quando pensate di poter contendere alla Juventus la leadership del calcio italiano?

ANTONELLO: «E’ la mia prima presentazione e mi tocca molto leggere della fine del calcio italiano. Spero in un nuovo capitolo che si chiami la rinascita del calcio italiano. Devo dire che per quanto riguarda l’Inter stiamo facendo un lavoro molto importante con Suning, stiamo impostando un lavoro perché si torni ad essere competitivi ai massimi livelli. Spesso i tifosi non hanno molto tempo. I tifosi hanno passione che devono essere soddisfatti in tempo, ma serve comunque programmazione e serve un lavoro importante a livello organizzativo per far si che la macchina alle spalle dei giocatori sia una macchina che funzioni. Vogliamo tornare ad essere competitivi e stiamo lavorando per quello. Anche noi come Inter abbiamo il nostro modello di riferimento. Vogliamo essere competitivi a livello sportivo e aziendale, stiamo lavorando sulla crescita e la visibilità del marchio, vogliamo tenere vicino tutti i nostri fans, con una strategia digitale, per dare ai tifosi l’idea di essere vicino al club. Abbiamo impostato il lavoro nella direzione giusta e speriamo di essere prima possibile di nuovo ai vertici».

Fassone: «Milan e Inter sono specchi, erano e sono state per tanti anni oltre che l’emblema di una città straordinaria anche l’espressione di due famiglie, i Berlusconi e i Moratti, che hanno accompagnato per anni e anni queste due squadre. La Juventus è la storia di una famiglia intera, la più longeva, e questo è un modello per la storia del nostro calcio, è un modello vincente. Milan e Inter hanno caratterizzato l’ultimo decennio per dei cambiamenti epocali, hanno cambiato proprietà, hanno una proprietà internazionale. Questo passaggio dalla realtà di due imprenditori che hanno trasferito nel calcio un modello familiare aveva determinato una stagione costellata da tanti successi, magari scelte gestionali ed economiche discutibili, ma avevano fatto contenti i tifosi. Dal 2010 in avanti e dal 2013 in avanti particolarmente Inter e Milan hanno cambiato il modello di gestione. Sono stati fatti diversi sforzi per diventare competitivi. Il Milan si sta affacciando adesso a questo momento di cambiamento. I decenni precedenti in cui ci lamentavamo del duello Juve-Milan con l’Inter che ogni tanto rientrava in questo duello, oggi è solo il monologo della Juventus. Credo che Milan e Inter sia ancora lontane rispetto al club bianconero. La Juventus ha lavorato benissimo, colmare il gap non sarà facile. Meglio non contare i punti di distacco in classifica raccolti in questi anni perché ci spaventeremmo». 

BELLINAZZO: «In questo libro racconto quello che è successo dagli anni novanta in poi, parlo di omicidio del calcio italiano e quello che viene fuori dovrebbe evitarmi guai giudiziari. In Italia ci sono due modelli fondamentali: le SEC e in questo quadro ci sono Juventus, Inter, Milan e Roma che ci stanno provando. Per il resto è un calcio che ha a che fare con un unico manager che guida la società e la porta nella direzione che vuole. Il calcio ha una resilienza, ha un talento di fondo che va custodito. Un tema a cui tengo molto è quello dei vivai che si connette a quello delle squadre B”. 

-L’investimento sui vivai è essenziale per le squadre di Serie A. Considerando che Barcellona e Real Madrid sono le squadre con più giocatori formati, dobbiamo curare i vivai. Sono state introdotte le squadre B con un papocchio amministrativo a mio parere. Sono vostri progetti le squadre B?

Fassone: «Quando ci chiediamo cosa ci ha portato al declino tecnico della mancata qualificazione ai Mondiali ci si è chiesto subito cosa si poteva fare a livello di settore giovanile. Quello del Milan è sempre stato curato con interesse particolare, ci sono parecchi talenti della Primavera anche in Prima squadra. Speriamo sempre ogni anno di poter portare uno o due giocatori dal settore giovanile in prima squadra, questo è il nostro obiettivo. Sicuramente il commissario ha voluto subito dare un segnale di cambiamento. Noi siamo pronti, la seconda squadra permette ai grandi club di convogliare i giocatori che di solito vanno in prestito in altri club in una seconda formazione da gestire. Non sappiamo se riusciremo ad accedere in Lega Pro con la seconda squadra, ma siamo pronti ad esserci».

Marotta: «Il calcio ha anche un’alta valenza sociale e il primo obiettivo è dedicarci a questi ragazzi e a un principio di educazione pensando che sono uomini del futuro. Quello che è successo in queste ore con l’Under15 della Juventus è una cosa che va valutata. Tanti partono ma pochissimi arrivano. Per incrementare questa percentuale la seconda squadra è un elemento essenziale, si può affiancare alla prima squadra e quindi adattarla alle metodologie di allenamento. Poi per questi ragazzi, essere vicini a certi campioni significa un po’ avere possibilità di apprendimento più veloci rispetto ai campi di periferia. Non so se riusciremo a rientrare nei criteri di adesione, non abbiamo ancora la certezza su chi inserire in questo gruppo. Ci siamo un attimo fermati perché non sappiamo che squadra fare, che allenatore prendere, è un fenomeno di incertezza che ci sta condizionando molto. Ritengo però che questi cambiamenti siano anche dovuti al fatto che sono venuti a mancare grandi istruttori. Direi che il livello dei formatori si è abbassato. Se il maestro è scarso l’alunno ne risente. L’attività è quella di riconoscere come siamo carenti nel concetto di formazione. Dobbiamo creare degli istruttori per avere buoni calciatori». 

ANTONELLO – «Per quanto riguarda il settore giovanile siamo freschi dalla vittoria nel campionato Primavera per il secondo anno consecutivo. C’è quindi voglia di investire sul settore giovanile anche in futuro, fa parte del dna dell’Inter. Vogliamo continuare su questa strada. I parametri economici non ci sono e non ci sono certe regole, come in prima squadra, ma conta l’aspetto educativo, sono prima uomini e poi calciatori. Il settore giovanile è un pilastro per il nostro club. La seconda squadra copre il gap con le altre leghe e fare in modo che anche la nostra Nazionale ne possa beneficiare, daremmo spazio ai giovani per fare un campionato competitivo per poi approdare in prima squadra, non è facile, ma dobbiamo ambire a quello. E’ importante che in questo percorso ci siano giocatori del settore giovanile che approdino in prima squadra».

-Pienoni negli stadi nonostante le stagioni altalenanti. Vi chiedo quindi cosa si vuole fare sulle strutture… 

Bellinazzo: «C’è una norma che consente in caso di ristrutturazione degli stadi di dare ai club nei trecento metri di avere come proprie tutte le attività che circondano lo stadio. C’è la volontà politica di tutelare il calcio. Personalmente non lascerei mai il Meazza perché è già quello un brand, è tra i cinque stadi più importanti del mondo, non si riesce a trovare un accordo? Poi ognuno ha il suo centro sportivo…»

ANTONELLO – «Il tifoso va seguito in tutto e per tutto, anche quando esce di casa. Il club deve accompagnare i tifosi nell’esperienza della partita che deve nascere prima, già quando si esce per andare allo stadio dove il tifoso deve trovare una struttura che lo accolga e renda la giornata memorabile anche per chi non può andare tutte le domeniche. Questo è quello che dovremmo fare, avere infrastrutture per far si che il tifoso che arriva allo stadio viva un’esperienza. San Siro richiede una strutturazione importante perché il livello di hospitality, cioè  la percentuale dei servizi per il tifoso è attorno al 3-4%, intorno al 14% è il dato di riferimento per dare ai tifosi certi servizi. Dobbiamo porre rimedio velocemente a questo perché gli investimenti nello stadio vengono ripagati velocemente. Bisogna trovare una soluzione nel più breve tempo possibile per non perdere dei ricavi. Da un lato il beneficio economico per il club e dall’altro l’esperienza dei tifosi che comincia prima della partita. Noi ci puntiamo come Inter e vogliamo trovare una soluzione prima possibile perché i risultati sono tangibili».

Fassone: «La Juventus era già avanti nella costruzione dello stadio, Calciopoli aveva bloccato la costruzione, ma poi è riuscita a portare a termine la costruzione. Che l’Inter e il Milan debbano lavorare insieme o meno per avere uno stadio che possa sviluppare i ricavi e non solo. Che questa città sia pronta in questo momento ad avere anche due stadi è evidente, che poi sia o no la strada giusta non lo so. L’Inter la studia da più tempo,  noi stiamo cercando di comparare questo progetto congiunto. Saremmo l’unica esperienza europea con due club di questo livello ed avere un unico stadio. Dall’altra parte San Siro è San Siro e serve un ragionamento attentissimo prima di lasciarlo. E’ certo che nel giro del campionato, se siamo bravi a seguire le nuove leggi, dai 12 ai 18 mesi si può costruire, se si parte tra il 2022 e il 2023 si può avere uno stadio, o due, che dia il meglio ai tifosi».

-I diritti tv, bisogna avere un’idea per il futuro… 

Fassone: «Il campanello d’allarme è generato dal valore assoluto dei diritti tv. Mentre noi eravamo il Paese che riusciva ad essere competitivo, adesso siamo stati avvicinati e superati da tutti gli altri competitor. C’è ora una nuova asticella su di noi. Siamo la Cenerentola dal punto di vista dei diritti TV. Non ha funzionato il nostro modello, il prodotto calcio poteva essere migliore per tantissime cose. Quest’anno abbiamo avuto un campionato fantastico, sono scomparsi i campioni, gli stadi sono decaduti ecc ecc. Il modello di offerta ha avuto due tv, ma non c’è mai stata una compagna di telecomunicazioni nel sistema. Un segnale di rottura è quello del canale in autonomia della Lega per generare una rinascita, una ricrescita verso l’alto dei diritti. Comunque va considerato un successo l’avere modificato lo statuto della Lega e l’idea politica di tutti i club di andare in direzione di managerialità che ci dovrebbe far crescere in un certo periodo di tempo».

Marotta: «Dobbiamo rendere il nostro campionato appetibile. Ma anche la mancanza di campioni fa pensare il nostro campionato come se fosse di transizione. I campioni non riusciamo a trattenerli, la concorrenza è forte e si indebolisce la qualità dello spettacolo. Dobbiamo essere capaci di valorizzare le nostre risorse».

ANTONELLO – «L’incidenza dei ricavi totali è spostata sui diritti tv e questo quindi fa in modo che i club aspettino i risultati del bando. Bisogna destagionalizzare i risultati e crescere dal punto di vista del brand, bisogna crescere e sostenere su altri campi il marchio e non solo sul campo dei diritti tv che finora è stato la voce importante per il bilancio. Il punto di partenza non è semplice, il sistema calcio italiano, in generale, è in una situazione di indebitamento sui 4 miliardi. Al di là dei singoli club il grosso problema di questo settore è l’indebitamento e nei prossimi mesi bisogna porgli rimedio. E’ uno zaino che abbiamo sulle spalle. E’ come un atleta con uno zaino pieno di sassi e rispetto ad altri procede più lentamente e per questo c’è da risolvere questo problema al più presto».

(Fonte: FCINTER1908.IT, da Milano Eva A. Provenzano)

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