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Balotelli: “Dovevo andare al Barça, poi andai all’Inter, tanta roba. Mou? Quello che si dice…”

L'attaccante del Brescia ha parlato con Er Faina anche della sua esperienza nerazzurra

Eva A. Provenzano

In una diretta con lo youtuber Er Faina, Mario Balotelli ha parlato di calcio e della sua carriera. Questo è quanto ha detto l'ex interista:

-Che sensazione hai avuto quando ti ha chiamato l'Inter per la prima volta? 

Normale. Ero contento però prima di andare all'Inter sono stato a provare al Barcellona e avevo in testa quello. Ma andare all'Inter è stata un'ottima scelta. Quella squadra era forte. Era tanta roba e lo è ancora adesso. Avevo in testa di andare al Barcellona. Poi sono andato lì e giocare nelle giovanili con il 9 di Ronaldo, il brasiliano, che era il mio idolo è stata una cosa incredibile. Se mi sono pentito di aver scelto l'Inter? No, con l'Inter ho vinto quasi tutto, abbiamo vinto la Champions contro il Barça. Parliamo di due top club, campioni da una parte e dall'altra, sono gli episodi che poi decidono tutto. E mi è andata bene. 

-Se sono cambiati i rapporti con gli amici quando sei diventato famoso e quando ti sei sentito che eri diventato un grande calciatore? 

Mille persone cercano di approfittarsene, ti stanno vicino per tanti motivi ma non per il fatto che ti vogliono bene e poi te ne accorgi crescendo. Ragazzi e ragazze. Non ho mai pensato ce l'ho fatta. Ma ho sempre pensato da piccolo che avrei giocato ad alti livelli. La meta per me era diventare un grande calciatore. Mi sento un bravo calciatore con qualità e talento che ho dimostrato tante volte. Tante volte no. Credo potrei fare di più. Posso rimproverarmi qualcosa ma ho vinto tanto. A volte mi è andata bene, a volte sono stato bravo io. A volte il calcio è così, annate buone e meno buone. 

-Chi ha sempre creduto in te? 

Mio padre e mio fratello Enock. Tra i dirigenti non c'è una sola persona. Ma anche Mancini, Galliani, Mourinho perché ho capito tante cose. Era un rapporto particolare. Sbagliavo io, sbagliava lui, ma mi voleva bene, ho imparato tante cose. Con Mancini mi ricordo il primo gol in Serie A a Bergamo. Ero titolare ma mi aveva messo esterno, io volevo giocare al centro dell'attacco e stavo impazzendo. C'erano Cruz e Crespo davanti a me. Ma ho fatto una bella partita. Con Galliani tanti aneddoti come quando mi ha voluto al Milan. Dopo il City stavo andando alla Juve ed ero d'accordo, poi si è messo di lui di mezzo e quando mi hanno detto Milan non ci ho più visto perché sono simpatizzante rossonero. Potevo andare alla Juve se guardiamo la classifica. Nel cuore ho anche l'Inter, ci impazzisco anche per l'Inter. Poi è chiaro che la storia tra le due squadre con me è stata diversa. Mou? Andavamo d'accordo. Non è come sembra. Avevamo alcuni battibecchi, lui diceva una cosa, io un'altra. Solo una volta non mi aveva fatto giocare per due gare, ma sono sempre stato bene con lui. Avevamo vinto la Champions e lui è salito sul pullman per salutare tutti. Io ero in fondo al pullman steso, mi ha fatto specie vedere come piangevano tutti. 

-Quante botte hai preso da Materazzi?

Ma lui parla ma non è vero. Lui picchiava tutti, faceva uguale con tutti, era il suo modo di giocare. Qualche calcione l'ho preso si. A volte mi tirava l'orecchio.

-L'attaccante con cui ti sei trovato meglio? 

Ho giocato con tanti campioni bravissimi. Faccio fatica a dirne uno. Posso dirti Tevez, Ibra, Kakà, Crespo. Gerrard, Sturridge, Dzeko, Aguero... Come caz** faccio a dirne uno.

-Come ti vedi in futuro? 

Mah, chi lo sa. Sinceramente se dovessi allenare ho un carattere molto particolare. Non so come reagirei se un ragazzino mi rispondesse male. La maleducazione mi irrita a livelli stratosferici. Ma mi vedrei come allenatore delle giovanili piuttosto che in una panchina di Serie A.

-Il club che ti ha fatto crescere di più come uomo e come giocatore? 

L'Inter.

-La maglietta lanciata a San Siro, quella dell'Inter? 

Mi sono spiegato mille volte, non facciamo i monotoni.

-I tifosi più belli? 

Quelli del Marsiglia. Ma anche all'Inter e al Milan ho avuto bei tifosi. Ma il tifo più caldo è il Marsiglia.

-Meglio Premier o Serie A? 

Premier.

-Meglio Ligue1 o Serie A?

Serie A. Quando sono andato al Nizza non avevo tante richieste. E Mino Raiola mi disse che voleva conoscermi il presidente del Nizza. Siamo andati lì, una città bellissima. Era un periodo in cui arrivavo da Milan e Liverpool e tornavo dalla pubalgia ed ero stato male, ero giù di morale, in quella città mi sarei sentito felice. Avevo così piene le scatole di vivere in Inghilterra e anche se c'erano due opzioni in Premier ho preferito Nizza. Il presidente fantastico, l'allenatore era uno che andava dritto al punto. E così sono andato là, due anni e fantastici. 

-Il tuo rapporto con Ibra?

Normale, ci vogliamo bene. E' sempre stato duro con me però in campo mi facilitava le cose. 

-Un club dove torneresti? 

Non rispondo. 

-Champions vinta troppo presto per godertela? 

Ma l'importante è vincerla dai. Ho realizzato di averla vinta solo qualche anno dopo. Ma non c'è età, la puoi vincere a qualsiasi età. Ma avrei voluto rivincerla, quello sì. Hai mai visto Ronaldo o Messi schifati di vincere un'altra Champions? 

-Il gol più bello che hai realizzato? 

Quello con l'Inter contro il Rubin Kazan o quello con la maglia del Milan al Bologna: volevo tirare fuori, ero incazzato, ma mi è entrata all'incrocio dei pali. 

-Pace dopo quel calcione dato da Totti? 

Se avessi qualcosa contro di lui glielo avrei detto. Ma avevo capito che non ero io il problema in quel momento. Ha fatto un brutto fallo, ha preso il rosso, si è preso le conseguenze. Non mi ha chiesto scusa, ma lì il suo obiettivo non ero io. Aveva altri problemi in quella partita e sicuramente non ho mai avuto nulla contro di noi. L'ho capito, ha sbagliato e ha pagato. Non servivano le scuse, ho capito subito la situazione. 

-Con chi vorresti giocare? 

Con Messi, dicono sia incredibile in allenamento. Non ci credo esista un giocatore che non voglia giocare con lui. Ronaldo è un fenomeno ma a me piace molto di più l'argentino. E' come Maradona-Pelè. 

-Si tornerà a giocare? 

Non ne ho idea, penso solo a stare in forma e allenarmi. Ma allenarsi e non sapere quando si ricomincia e' dura. L'importante è non mollare, allenarsi e stare bene. Amo il mio lavoro, certo che vorrei giocare ma c'e' una situazione che va risolta e giocare o non giocare passa in secondo piano.

-La stagione con il Brescia?

E' la mia città, ho trovato un gruppo di ragazzi fantastici, dei tifosi fantastici, ma abbiamo fatto fatica, succede. Nessuno ha voluto così, tutti volevamo fare meglio ma abbiamo trovato situazioni complicate durante il campionato

-La Nazionale?

La Nazionale vuole dire tutto per me, rappresentare il tuo Paese è una delle cose più emozionanti e più belle che ci possono essere in questo lavoro, chi non spera di andarci?". Maradona fra i suoi miti, le arti marziali se non avesse fatto il calciatore, l'attaccante delle Rondinelle confessa che uno dei suoi sogni  giocare con Messi.

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