Benitez: “Addio Inter? Il progetto c’era, ecco perché finì. Moratti? Un papà che non…”

Benitez: “Addio Inter? Il progetto c’era, ecco perché finì. Moratti? Un papà che non…”

L’ex allenatore dell’Inter ha parlato a La Gazzetta dello Sport

di Matteo Pifferi, @Pifferii

Rafa Benitez, intervistato da La Gazzetta dello Sport, è tornato a parlare dell’Inter. L’allenatore del Newcastle ha ricordato la sua esperienza in nerazzurro, finita non nel migliore dei modi.

«Alla fine insieme abbiamo vinto due titoli (Supercoppa Italiana e Mondiale per club, ndr) ed è la priorità per chi fa questo lavoro: vincere con i giocatori che abbiamo a disposizione. Moratti resta un signore, innamorato della sua Inter anche se forse un po’ troppo emotivo».

In che senso?

«Per i suoi giocatori dava tutto, poi bastava un risultato storto e s’innervosiva. Arrivammo a Brema già promossi in Champions e decisi di schierare i giovani per risparmiare i titolari in vista del Mondiale per club. Lo avvisai e fu d’accordo. Ma perdemmo e si lamentò con la stampa».

Soprattutto non le diede i rinforzi per svoltare dopo il Triplete.

«C’era il problema del fair play finanziario, ma lo seppi a mercato chiuso. Peccato perché con Branca, Ausilio e il presidente avevamo stilato un bel programma triennale».

Quale?

«Puntare su tre giocatori di peso. Poi si era concordato di acquistare tre italiani con meno di 25 anni e altri tre under 21 di prospettiva importante».

Qual era il criterio?

«Avevamo visto i dati della stagione precedente. In rosa c’erano 15 giocatori con più di 30 anni e un’alta percentuale di infortuni. Per aprire un nuovo ciclo era fondamentale puntare gradualmente sui giovani».

Tra cui Coutinho.

«Lo lanciai subito. Fu un bel colpo di mercato, si vedeva che aveva i numeri. Se un calciatore ha qualità deve giocare: non bisogna guardare la sua carta d’identità».

Molti dicono che lei andò via perché vinse la vecchia guardia.

«Non è vero. Ebbi l’appoggio del nucleo storico: Zanetti, Cordoba, Milito, Walter Samuel, Cambiasso e dello stesso Eto’o che con me fece 18 gol. Peccato non aver avuto il tempo per andare oltre le due vittorie nelle coppe. Diciamo che forse papà Moratti non se l’è sentita di staccarsi dai suoi pupilli. Ma ormai è andata in quella maniera. L’importante è che ora l’Inter sia tornata competitiva».

Cosa le manca per vincere?

«Che la Juve sbagli qualcosa. Ora sono una super-potenza: è molto più difficile scalzarli».

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