Cambiasso: “L’Inter di Mou? Sapevamo di essere pronti. Milito, l’attaccante perfetto. Lautaro…”

Cambiasso: “L’Inter di Mou? Sapevamo di essere pronti. Milito, l’attaccante perfetto. Lautaro…”

Intervista a Milito su Skysport e c’era anche l’ex centrocampista suo compagno a rispondere alle domande dei tifosi da casa

di Eva A. Provenzano, @EvaAProvenzano

E’ il Milito Day. Si celebra su Skysport la giornata dedicata all’argentino, il Principe che ha realizzato i sogni impossibili di tutti i tifosi dell’Inter. E insieme a lui, durante l’intervista concessa al canale satellitare italiano, c’è uno che tante volte lo ha assistito dal centro del campo. Argentino come lui, nerazzurro nel cuore come lui: Esteban Cambiasso. Ecco cosa ha detto l’ex interista:

-Tu nell’Inter di Mourinho eri come un allenatore in campo…

Sì, ma non ci sono allenatori in campo. Ognuno sapeva cosa doveva fare. Tante volte la gente pensa che un giocatore abbia bisogno della carica, ma c’è la motivazione intrinseca, una auto-motivazione, e un tecnico deve più che altro fermare. Noi avevamo una voglia pazzesca di fare bene. Avevamo superato tanti gradini ed avevamo consapevolezza di essere pronti. Se poi hai un attaccante come Milito che ti fa doppietta in finale…

-Il segreto della squadra che ha vinto tutto? 

Non tutti sanno che Diego quando giocava al Genoa era venuto a vedere le partite di CL nostre e quindi sapeva già il sapore delle partite di Champions. Poi ci ha fatto assaporare le vittorie che non avevamo fatto prima. Segreto? Non ce n’è uno. Con una sola forza non arrivi da nessuna parte. Eravamo una squadra camaleontica, la capacità di metterci la pelle giusta quando serviva. Siamo riusciti a segnare più di un gol di scarto a squadre fortissime. Era una squadra che sapeva difendere ed attaccare. E grazie all’intelligenza degli attaccanti e ai giocatori versatili che sapevano soffrire quando serviva e quando c’era da fare la differenza in campo l’hanno fatta. 

-Moratti? 

Innanzitutto penso che per toglierci un po’ di merito il presidente abbia detto che è stato un miracolo, ma è stato frutto di un lavoro fatto. Inseguire un sogno con passione te lo fa raggiungere a volt. Il sogno che ha trasmesso a tutti facendolo diventare il nostro sogno è arrivato per la sua volontà, lui ha cercato sempre il passo in avanti, di migliorare la squadra, la società e ognuno di noi. Da padre e anche usando dei buoni modi per dare l’esempio. Ci diceva le cose a modo suo cercando di farci capire se eravamo sulla strada giusta. Credo che la sua felicità ce la porteremo sempre nel cuore. Anche tutta la sua famiglia ha avuto grande amore per questa società. Tante volte si cade nel luogo comune che una persona di un cuore buono come Moratti non si arrabbi mai. Ma non ci sono etichette da attaccare, lui aveva il termometro dei giocatori. 

-Apprezzate le telecronache dei giornalisti in quelle partite? 

Vorrei solo che Marianella fosse sincero. “E sono 45 anni che l’Inter sta aspettando questo momento”, quando abbiamo alzato la Champions, era preparato? 

-Un insegnamento di Mou da tramandare a

Il modo di allenarsi. Con lui avevamo un modo di allenarci che era sempre intenso e con la base del pallone. Mou si dice sia un grande comunicatore ma lui è molto di più. E’ preparato tantissimo a livello tattico, sul livello della preparazione. Un insegnamento grosso che ci ha lasciato è il modo di allenarci. 

-Tre cose che si chiedono ad un attaccante? 

Nessuno me lo ha chiesto ma lo dico. Tre cose. Intelligenza, generosità e saper far gol e questo sarebbe l’attaccante perfetto. Diego riunisce queste tre cose? Pensateci voi a casa. Capite cosa per me significa un attaccante perfetto e se volete mettetegli nome e cognome. 

-Il centrocampista più forte che c’è in Italia?

E’ difficile parlare dei singoli. Bisogna inquadrare il ruolo fatto e la squadra. Anche Mancini ha fatto un grande lavoro sui centrocampisti italiani e pensavamo di vederli all’Europeo. Nell’Inter ce ne sono. E la società sta avendo buone risposte e ci sono altri centrocampisti bravi in altri squadre. L’Italia è messa bene. 

-Ti piace come Mancini ha impostato il ruolo da tecnico della Nazionale? 

Mi piace e piace un po’ a tutti. Anche io ho visto la partita con la Svezia e c’era bisogno di una rifondazione e di un allenatore con esperienza e qualità come Roberto. Ha dato credibilità al progetto e ora abbiamo fiducia in questa Nazionale. 

-Sorpresi che Milito quella volta non vinse il Pallone D’oro? 

E sì per il lavoro fatto da Diego e per aver deciso in modo unico tutto il Triplete. Ma per i discorsi legato al marketing e al Premio, lui non ha mai amato questo e quindi non mi ha sorpreso da quel punto di vista e da lì dobbiamo pensare quanto può contare questo premio o meno. 

-Lautaro Martinez?

E’ un attaccante che è in netta crescita. Non sappiamo quanto può ancora crescere, sta aggiungendo qualcosa in più sempre. Sembra che sarà in mezzo ad un’asta di mercato e ci sono tante squadre a volerlo. Il Barcellona, il Real, si parla anche di diversi club inglesi e l’Inter che se lo vuole tenere. Quando sei nel mirino di tutte queste squadre difficilmente si sbagliano. Una può sbagliare, ma tante squadre che sbagliano è difficile. 

-I calciatori dell’Inter hanno detto sì alla riduzione dello stipendio, cosa ne pensi tu? 

Innanzitutto bisogna fare un giro a 360 gradi per capire la situazione generale che è molto più importante della situazione dei singoli club. E’ una situazione grave che speriamo si possa risolvere con il minor numero possibile di contagiati e morti. Penso sia una questione logica. Conoscendo Handanovic un po’ di più e Conte, anche se di lui so un po’ di meno, penso che queste restino vicende private. Mi sembra una buona idea riunirsi e parlarne. Mi sembra giusto che chi lo merita rinnovi e chi non è felice vada altrove ma mi sembra meglio che queste vicende siano private. 

-Un voto alla prima stagione di Conte? 

Io faccio un po’ il mezzo giornalista senza avere studiato, ma queste sono faccende da veri giornalisti. Noi li abbiamo guardati per anni per sapere in base a cosa mettessero i voti perché non sapevano cosa chiedesse un allenatore ad un giocatore. E’ difficile valutare con un punteggio. Per quello che si è visto una stagione positiva e per come è messa oggi. Credo che si stiano mettendo delle basi solide per fare ancora meglio. 

(Fonte: SS24)

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