Dove ha scovato l’Inter i suoi 7 africani? Ecco le loro storie

Dove ha scovato l’Inter i suoi 7 africani? Ecco le loro storie

di Sabine Bertagna, @SBertagna

Le parole di Arrigo Sacchi hanno aperto un dibattito, che probabilmente non renderà il calcio italiano un posto migliore. Ma l’occasione è buona per puntualizzare alcune cose. Per raccontare alcune storie, sulle quali i numeri spesso sorvolano. L’espressione “giocatori di colore” (molto diversa da “giocatori stranieri”) ha giustamente suggerito una nota razzista. Ma c’è di più. Chi conosce a fondo il lavoro del settore giovanile nerazzurro si interroga giustamente su una cosa. Ha ancora senso, in un’era globalizzata come la nostra, parlare di giocatori di colore? Perché? Ve lo spieghiamo subito.

Nei sette giocatori “africani” della Primavera dell’Inter, elencati dalla Gazzetta dello Sport oggi, non ci sono ovviamente Senna Miangue e Dylan Alexis Romney, che sono nati rispettivamente in Belgio e in Francia. Ma le storie degli altri 7 ragazzi le conoscete? Perché Raiola ha ragione da vendere. Questi giocatori sono prima di tutto persone con un vissuto. Spesso sorprendente. Partiamo da Isaac Donkor, ormai considerato patrimonio della prima squadra. Isaac è nato a Kumasi in Ghana, ma vive in Veneto fin da piccolo. Per lui si è prospettata subito una bella carriera che lo ha portato a bruciare le tappe dai campi di periferia di Santa Lucia (e dell’Ogliano) all’Inter, passando per il Padova (squadra dalla quale lo hanno prelevato i nerazzurri). George Puscas (di nazionalità romena) ha trovato in lui un amico, che lo aiuta anche con l’italiano. Anche Samuel Darko Appiah è in Italia da molto tempo. Appiah si considera a tutti gli effetti italiano, anche se occorrerà aspettare i 18 anni per la carta d’identità. Nato in Ghana il 27 maggio del 1997, arrivato in Italia poco più che un bambino, Samuel ha vissuto a Pordenone prima di trasferirsi a Milano ed è stato notato dai nerazzurri mentre giocava nel Fiume Veneto Bannia. Mohamed Dabo, nato a Mbediene (Senegal), è arrivato all’Inter dal vivaio della Sacilese (provincia di Pordenone), Yao Guy Eloge Koffi, nato in Costa d’Avorio, arriva invece dalle giovanili del Parma ed è in Italia da anni. Assane Demoya Gnoukouri, nato a Divo in Costa d’Avorio, è arrivato in Italia nel giugno 2013 ed ha giocato nel Marano Calcio (l’attuale Altovicentino). Lo voleva l’Olimpique Marsiglia ma i nerazzurri sono stati più veloci a tesserarlo. E poi c’è Gaston Camara, un giocatore che promette di fare benissimo (il vero fenomeno è lui, ci ha detto Puscas dopo il derby vinto dalla Primavera per 3 a 1). Nato a Kamsar Boke in Guinea, viene prelevato nella stagione 2012-2013 dal Santarcangelo che lo inserisce nella squadra juniores. Gli scout nerazzurri lo notano e lo portano immediatamente all’Inter. Diverso il discorso per il giocatore decisivo nella finale del trofeo di Viareggio: Gyamfi Bright. Nato ad Accra, in Ghana, Gyamfi è stato preso dall’Inter quando aveva già 18 anni.

Conclusione? Tutti i giocatori in questione sono stati notati sul territorio nazionale, dispiegati nei vari centri sportivi che l’Inter è molto brava a monitorare (lo scouting e i Centri di formazione: questo è il mondo Inter e bisognerebbe conoscerlo prima di parlarne con leggerezza). Sono ragazzi che, nella maggior parte dei casi, vivono da tantissimi anni in Italia. Appiah, Yao e Donkor, per esempio vanno considerati stranieri? Sono ragazzi che si sentono giustamente italiani. Non c’è traccia del quadro che Sacchi dipinge oggi sulla Gazzetta dello Sport: “Anche nella finale del Viareggio c’erano 4-5 ragazzi di colore e stranieri. Nessun accento discriminatorio: l’altra sera volevo inviare un allarme su acquisti troppo disinvolti che non aiutavano né gli stranieri nè gli italiani. Sono preoccupato per questi ragazzi che vengono da paesi poveri dell’Africa, del Sudamerica, dall’Est Europa. Arrivano trascinati da un sogno, ma purtroppo per molti di loro il futuro difficilmente sarà roseo. In questo caso quali contraccolpi psicologici subiranno? Prima la speranza, poi l’amarezza.” Forse più che davanti ad un problema di razzismo ci troviamo di fronte ad un problema di conoscenza. Bisognerebbe sempre documentarsi prima di lanciare strali o denunciare un problema. Sempre che si desideri risultare credibili.

Twitter @Sbertagna

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