Lautaro si racconta: “Ero difensore, Falcao modello. Milito? Quando si ritirò mi disse…”

Lautaro si racconta: “Ero difensore, Falcao modello. Milito? Quando si ritirò mi disse…”

L’intervista rilasciata dall’attaccante dell’Inter a ESPN

di Marco Macca, @macca_marco
lautaro esulta con l'argentina

Una lunga intervista, per raccontare la sua carriera, il suo presente, i suoi valori. Senza trascurare il presente, che tra Inter e Argentina, con la Copa America alle porte, lo sta rivelando al mondo come uno degli attaccanti giovani più promettenti in circolazione. Intervistato da ESPN, Lautaro Martinez, reduce dalla doppietta con la maglia della Selecciòn contro il Nicaragua, si è svelato così:

Lautaro Martinez, ArgentinaINIZI – “Ho fatto il mio ‘debutto’ a due anni, quando mio padre si ritirò. Abbiamo quasi giocato insieme. Gocava a San Francisco (de Cordoba, ndr) gratuitamente e per amore. Era un difensore: praticamente, sono nato in uno spogliatoio, lo accompagnavo alle partite. Ho iniziato come difensore centrale perché ero veloce. Quando sono arrivato al Liniers de Bahía Blanca, a 15 anni, ho giocato nella categoria di mio fratello. Da quel momento, l’allenatore ha iniziato ad avanzarmi. Quando sono passato al Racing, poi, sono stato impiegato come attaccante centrale. A Bahia giocavo anche a basket, ma a un certo punto ho dovuto scegliere perché il mio fisico non mi permetteva di fare entrambi gli sport“.

IDOLI – “Mi piacciono dei giocatori, ma non ho idoli. Guardavo soprattutto Falcao nel River per i suoi movimenti. Mi vedo simile a lui per come attacca la porta, ma non è un giocatore che viene a manovrare anche qualche metro indietro come faccio nell’Inter o come facevo nel Racing“.

RAPPORTO CON IL PADRE – “Mio padre era un professionista, c’era sempre per me quando gli chiedevo consigli, ma non ha mai enfatizzato nulla, mi ha sempre spiegato tutto con umiltà. Ci diceva che senza rispetto e sacrificio no avremmo mai potuto giocare a calcio. Dopo le partite gli chiedevamo sempre consigli“.

PREPARAZIONE ALLE PARTITE – “Se non conosco i difensori, guardo molti video sul loro modo di giocare. Ma, fondamentalmente, cerco di migliorare molto me stesso: su di me guardo molti video“.

ARRIVO AL RACING – “Sono arrivato al Racing a 16 anni e mi hanno sistemato in una pensione. Ma io in un primo momento non volevo stare lì e sono tornato a Bahia Blanca. A quel tempo dormivamo in quattro in una camera, ci portavano da mangiare e ci portavano a scuola. E’ molto bello perché impari tanto dai ragazzi con i quali vivi. Per me è stato bello, ma anche difficile. Tutto è cambiato a partire da un torneo a Mar del Plata che ho disputato con il Racing. Brian Mansilla, un attaccante, si infortunò: sono entrato e ho fatto gol. Quel torneo mi ha permesso di cambiare la mia carriera“.

COMPAGNI – “Avevo molti amici al Racing, compreso proprio Mansilla, che ogni tanto tornava in camera e mi trovava a piangere, dandomi poi consigli. E’ una delle persone che mi ha aiutato di più. Sono rimasto in contatto con molti di loro“.

MILITO – “Quando si è ritirato, mi ha detto: ‘vai, ora è il tuo momento’. Io ero una persona timida, ma ho imparato dai movimenti e dai consigli dei ragazzi più grandi”.

RACING – “Non sono tifoso del Racing, ma sono rimasto molto affezionato a quel club, mi hanno fatto sentire come se fossi nato lì. Adoro quella società e mi manca l’amore delle persone. Oggi, però, sono molto contento del mio presente“.

COPA AMERICA – “Sto bene e mi sto allenando nella maniera migliore. Per me è fondamentale essere nella Copa America, è una cosa bella avere la possibilità di consacrarsi e continuare a dimostrare il proprio valore“.

(Fonte: ESPN)

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