Materazzi, aneddoti da Triplete: “Dal prosciutto di Deki al pianto per Mou. E la faccia di Ibra…”

Materazzi, aneddoti da Triplete: “Dal prosciutto di Deki al pianto per Mou. E la faccia di Ibra…”

Lunga intervista di Materazzi a La Gazzetta dello Sport

di Matteo Pifferi, @Pifferii

“Ventitriplete”. E’ questo il titolo de La Gazzetta dello Sport in merito all’intervista a Marco Materazzi, ex difensore dell’Inter che, alla Rosea, ha raccontato i 23 momenti che hanno portato poi al Triplete.

IL PRIMO MOURINHO – “Allenamento numero uno, subito partitine, sempre partitine. ‘Le voglio a cento all’ora’. Andai a casa felice: ‘Sono a fine carriera, ma almeno gli ultimi anni mi diverto…’.

QUELL’SMS A ETO’O – ‘Sono in ritiro negli USA, mi torna in mente il Trofeo Bahia de Cartagena, agosto ’99, Perugia-Real Madrid 1-1. Segnai l’1-0, poi entrò quel ragazzino di 18 anni: un’iradiddio, compreso l’assist per il pareggio di Morientes. ‘Che mi frega, io ci provo’, mi sono detto. E gli ho scritto: ‘Dai, vieni all’Inter che vinciamo tutto'”.

IL PRIMO INCROCIO – “Alla Pinetina: lo guardo negli occhi e vedo esattamente la sua faccia da buono, quella che mi aveva convinto che non avrebbe reagito male al mio messaggio. Mi venne incontro sorridendo: un abbraccio come se ci conoscessimo da sempre”.

PECHINO, CI SIAMO – “Partita incredibile, risultato strano: ma Eto’o di un’altra categoria: in realtà fu quel giorno che capimmo quanto eravamo forti”.

SNEIJDER TITOLARE NEL DERBY – “L’avevamo visto allenarsi solo da lontano: con noi, mai. Riunione tecnica, fra gli undici c’è anche lui: nessuno fiatò, nessuno si guardò sorpreso. Sapevamo già che Mou era un diavolo: se lo faceva, sapeva perché. Infatti”.

LA CORSA DI CHIVU IN OSPEDALE – “Abbiamo fatto la doccia in 5′, tutti in ospedale. Dal giorno dopo: ‘Non fate scherzi, che torno in campo’. ‘Non farli tu, ti aspettiamo’. Quando scattò dalla panchina verso la curva dopo il gol di Diego a Siena sembrava Bolt. E sei giorni dopo era titolare al Bernabeu”.

LE MANETTE DI MOU – “Non ne poteva più, ma ci voleva far capire: ‘Si va in guerra: se ci state, vengo con voi'”.

CHE SHAMPOO – “Il giorno dopo Catania: Mourinho non risparmiò nessuno, neanche Toldo che non giocava mai. E neanche Eto’o, che sull’1-0 in contropiede si era fermato invece di segnare perché Alvarez era a terra: ‘Non si era fatto niente… Bravi, sarete i campioni del fair play”.

E I 2′ DEL BERNABEU – “José mi scrisse un sms appena finita la partita di Barcellona: ‘Stasera ho messo Cordoba per Bojan, in finale potrebbero entrare Gomez o Klose: toccherà a te’. Essere in campo anche solo per pochissimo non aveva prezzo”.

IBRA AL CAMP NOU – “Nella partita del girone a novembre, Ibra era in panchina infortunato. Incrociò lo sguardo di Vieira e gli fece una faccia tipo: ‘Mamma mia come giochiamo, che rumba’. Cinque mesi dopo l’abbiamo guardato noi, senza dirgli nulla: indifferenza, lo schiaffo peggiore. Bastavano le nostre facce”.

LA PANCHINA ROTTA – “Alla parata di Julio Cesar su Messi feci un salto per la paura e spaccai la panchina atterrando. E alla fine mi buttai vestito nella vasca idromassaggio gelata”.

MAI PIU’ 5 MAGGIO – Roma-Inter 0-1, 5 maggio 2010: “Brutta data per me, ma non avevo paura di un altro Olimpico da dimenticare. José mi caricava da tre giorni: ‘Sei pronto?’. Non iniziò benissimo: Sneijder fuori uso per una carezza di Burdisso, io quasi per le gomitate di Mexes. Ma ero pronto…”.

MILITO IN GROPPA – Siena-Inter 0-1. “Gli ho detto: ‘Diego, devi andare sotto la curva’. Lui troppo umile, si vergognava. ‘Ok allora ti ci porto io…’. Sulle spalle”.

NUN E’ SUCCESSO – La maglia messa nel giorno dello scudetto: ‘Fatta da solo il sabato mattina con Paolo e Claudio, i magazzinieri. Troppi ‘Nun succede ma se succede’: fu più forte di me”.

LA RIVOLETE? – “Rivolete anche questa?”, la maglia della sera di Madrid: “E’ nata a Riccione, dopo Siena. Opera di Aldo Drudi, che fa i caschi di Vale Rossi. L’idea mi venne quando chiesero indietro lo scudetto 2006, serviva solo l’occasione migliore possibile”.

CENTO BIGLIETTI – “Prima del ritorno con il Barcellona, Mourinho serissimo: ‘Se andiamo in finale, 100 biglietti a testa per ogni giocatore. A pagamento, ovvio’. Cento: chi aveva la gestione della disponibilità era bianco in faccia. Alla fine furono 70: io ne comprai solo 10, me ne sarebbero serviti 500”.

PROSCIUTTO DI DEKI – “Venerdì 21 un amico porta a Deki Stankovic in hotel tre confezioni di patanegra superlusso. Ci guardiamo: ‘No, dai: domani si gioca’. Un’ora dopo le avevamo finite: il miglior antistress da viglia”.

INTERVALLO A MADRID – “Il paradosso di Mou: ‘Ragazzi, occhio: se giochiamo così bene facciamo quello che spera il Bayern, infilarci in contropiede. Un po’ peggio, dai…”.

LACRIME CON MOU – “Da venti giorni lo imploravo di non andarsene e gli ho implorato: ‘Ti rendi conto in che mani ci lasci?’. Si parlava già di Benitez, ma l’avrei detto anche se fosse arrivato un altro”.

LA PRIMA SENZA GOL – Prima stagione senza fare un gol: “Me lo fecero notare e risposi: ‘A sapere che serviva a vincere tutto, ne avrei segnati molti di meno gli anni prima…'”.

I TROFEI ALLA CURVA – “A Roma, a Siena, a Madrid sempre dalla curva con le Coppe: ero un tifoso dell’Inter come loro, avevo solo la fortuna di essere un tifoso dentro il campo”.

DANZO CON SAMU – “Il balletto con i sacchetti di plastica nacque l’anno dopo il Triplete, a Palermo: in ritiro gli feci vedere L’allenatore nel pallone e Samu non dormì tutta la notte per le risate. ‘Ora lo faccio anche io’, disse. Ma cosa c’era in realtà dentro quei sacchetti lo sappiamo io e lui…”

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