Moratti: “Sneijder? Il consiglio di un barista. Mou? Sotto casa come in un film. E la colf…”

Moratti: “Sneijder? Il consiglio di un barista. Mou? Sotto casa come in un film. E la colf…”

Con gli aneddoti dell’ex presidente sull’Inter si potrebbe scrivere un libro. Intanto il Corriere ci ha scritto un articolo e ci sono episodi da far sorridere

di Eva A. Provenzano, @EvaAProvenzano

Massimo Moratti l’Inter la conosce benissimo. Non solo perché ne è stato il presidente. E’ stato anche il figlio di chi il club lo ha guidato tanti anni prima: insomma è una questione di famiglia. Una roba di quelle che hai nel sangue e anche quando devi tenertela lontano e là che pulsa nelle vene.

L’ex presidente nerazzurro ha raccontato al Corriere della Sera alcuni aneddoti sulla sua storia nerazzurra e ce ne sono due in particolare che fanno sorridere. Quello di Sneijder consigliato a lui da un barista. E quello di Mourinho e della colf.

SNEIJDER DA BAR – «A Forte dei Marmi, mi fermò un barista: “Presidente, ci manca un unico giocatore. Quello che darà le accelerate decisive in mezzo al campo. Sneijder”. Parlò con tale forza persuasiva che io, per non commettere errori, chiamai Branca chiedendogli di sentire Mourinho. Branca richiamò e disse che Mou aveva esclamato: “Magari”. Partimmo con la trattativa, che si sbloccò anche perché al Real, Sneijder non trovava spazio. Quel barman non l’ho più rivisto. Lo volevo ringraziare…». E con lui tutti gli interisti perché Wes è stato il folletto delle vittorie e dei fasti del 2010. AAA barista cercasi.

MOURINHO IN INCOGNITO – Sull’allenatore portoghese Mou ha fatto un altro racconto davvero divertente e lo lasciamo così com’è perché non perda la sua totale efficacia: «Mou mi aveva incantato in un’intervista quando allenava il Benfica. Lì mi dissi che prima o poi l’avrei portato a Milano. Ci vedemmo la prima volta a Parigi. Sono state fatte parecchie speculazioni, riguardo all’ipotesi che l’avessi chiamato prima, quando Mancini era il nostro allenatore. Non è vero. Vero è che avviammo le trattative con Mou e lo invitai in Francia, nella casa parigina. Per due volte. La seconda volta si presentò con un quadernone, fitto fitto di appunti e schede: era uno suo studio sull’Inter di allora, con le caratteristiche dei giocatori in rosa e i nomi di altri calciatori che sarebbero stati funzionali… Quel quadernone sembrava una tesi di laurea, un lavoro pazzesco, di sicuro costato giorni e notti di lavoro…». E la prima volta? «La prima volta Mou arrivò sotto casa mia in incognito, pareva un film di spionaggio… Camminava radente i muri… Quando aprì la porta, finalmente convinto d’aver superato ogni rischio e di essere al sicuro, la colf si mise a urlare: ”Joséééééééééé!!!! Joséééééééééé!!!! Joséééééééééé!!!!”. Credo che l’eco risuonò per metà Parigi… Quella donna era portoghese, e mai avrebbe immaginato di trovarsi davanti uno dei beniamini nazionali…». E Mou? «Era imbarazzato, continuava a fissarmi.». E lei? «Io ridevo, divertito come non mai».

(Fonte: Corriere della Sera)

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