Sturridge nei guai: scommesse della famiglia sul suo passaggio all’Inter, la FA indaga

Sturridge nei guai: scommesse della famiglia sul suo passaggio all’Inter, la FA indaga

La federazione inglese vieta ai propri tesserati di scommettere o di rivelare informazioni a parenti e amici

di Fabio Alampi, @FabioAlampi

Guai in vista per Daniel Sturridge: la FA, la Federazione calcistica inglese, ha aperto un’indagine sull’attaccante del Liverpool per un presunto giro di scommesse riguardanti il suo trasferimento al West Bromwich avvenuto lo scorso gennaio. Secondo quanto riporta il Sun, un cugino del giocatore avrebbe puntato 10mila sterline sul suo trasferimento all’Inter, scommessa che, in caso di vincita, gli avrebbe garantito una somma di 27mila sterline. Una cifra importante, che lascia qualche dubbio sul fatto che il parente possa aver avuto informazioni dallo stesso Sturridge sul buon esito dell’operazione. Il che costituisce un reato in Inghilterra: a tutti i calciatori professionisti, infatti, è vietato scommettere o dare informazioni a familiari e amici. Il trasferimento all’Inter alla fine non si concretizzò, scatenando una faida all’interno della famiglia del giocatore, che a quanto pare aveva promesso loro il buon esito della puntata. Inoltre, un altro membro della famiglia Sturridge avrebbe fatto nei giorni successivi una nuova, grossa scommessa sul suo trasferimento al West Bromwich, operazione che poi effettivamente andò a buon fine e che garantì l’incasso di una grossa somma di denaro.

L’INDAGINE – La scommessa da parte del cugino di Sturridge sul suo trasferimento all’Inter è stata ufficialmente registrata il 17 gennaio 2018 alle ore 11:44, dando così il via all’indagine della FA. L’attaccante del Liverpool ha tempo fino alle 18 di martedì per rispondere alle accuse: alla dirigenza dei Reds ha ribadito di non aver mai scommesso e di aver sempre rispettato le regole, e sta collaborando attivamente alle indagini della federazione. Nel caso in cui le accuse dovessero venir confermate, Sturridge rischia una sanzione economica e, nella peggiore delle ipotesi, una sospensione dall’attività agonistica.

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