Zanetti: “Scudetto 2010, combattuto e meritato. Non voglio essere una figurina e il mio ruolo…”

Zanetti: “Scudetto 2010, combattuto e meritato. Non voglio essere una figurina e il mio ruolo…”

Il vicepresidente nerazzurro in chat live su Instagram con Codoba ha ricordato i bei tempi con l’ex compagno

di Eva A. Provenzano, @EvaAProvenzano

In una diretta live con Cordoba, Javier Zanetti – vicepresidente dell’Inter – ha parlato di ricordi e passione nerazzurra. «Ricordo Maria, tua moglie, incinta in aeroporto quando sei arrivato. Siamo stati in ritiro insieme in camera, abbiamo vissuto momenti indimenticabili. Momenti duri, che ci hanno fatto crescere tantissimo. Ho trovato in te una persona umile, semplice e sempre pronta ad aiutare l’altro. Così è nata la nostra amicizia».

CHIAMATA A MORATTI – «Stamattina abbiamo parlato al telefono e ricordavamo di tanti minuti. Dieci anni fa eravamo a Siena con tifosi e famiglie. E’ stata una partita complicata ma abbiamo avuto un altro scudetto sudato perché combattuto con la Roma. Una sensazione unica. Ricordavamo quella trasferta con il presidente. La prima cosa che ho fatto a Siena è stata aprire la finestra dell’albergo, vedevo lo stadio e speravo che sarebbe stata una festa per tutti noi. Quando abbiamo rischiato il pari del Siena io Maicon e Samuel eravamo sbiancati. Eravamo un grande gruppo e Mourinho è stato un grande condottiero. Avevamo grande personalità, eravamo un gruppo di uomini. I problemi li risolvevamo tra di noi e guardavamo avanti perché avevamo un obiettivo davanti agli occhi», ha aggiunto Pupi.

NUOVO INIZIO – «Il calcio di ora? sono fiducioso, ogni cosa si risolverà», ha detto il vicepresidente dell’Inter a proposito della ripresa del campionato.

FONDAZIONE PUPI – «In Argentina stiamo cercando di consegnare il cibo a domicilio. Stiamo cercando di organizzare lezioni online, come si fa in Italia, così loro si sentono vicino a noi e passano questo momento in compagnia e con responsabilità».

LE COSE IMPOSSIBILI – «Tu sei stato il mio compagno di stanza anche prima della finale di Champions, abbiamo acceso un cero a Santa Rita. La vittoria in finale è stata fantastica, la vittoria di un gruppo che voleva coronare un sogno, regalare la vittoria ai tifosi l’emozione più bella, tornare in Italia a San Siro e festeggiare con loro è stato fantastico. E’ stato bello anche il tuo addio al calcio, Ivan. Pensavo a quando avrei finito io, la gente ti ha dimostrato tanto affetto, meritato. Nella mia ultima gara mi sono passate avanti venti anni di gare all’Inter ed è stata un’emozione unica, sono momenti che ti restano dentro per sempre». 

TUTTO HA SENSO – «I momenti difficili ci hanno fatto crescere e diventare ancora più forti, per essere pronti ai momenti di grande festa insieme agli interisti», ha anche sottolineato.

IL RUOLO DA VICEPRESIDENTE – «Serve tempo e umiltà per capire che inizia una nuova carriera e dipende da te. Ho ringraziato l’Inter per il ruolo che mi ha dato ma so che è una grande responsabilità, sapevo di dovermi preparare. Ho iniziato da zero, quello che hai fatto in campo resta sempre lì ma non ti è ovviamente tutto dovuto. Quello che fai fuori dal campo te lo devi guadagnare. Ci tengo a non essere legato solo alla parte sportiva e voglio avere una visione più ampia, a 360 gradi. Lavoro bene con Marotta, Ausilio, ma mi piace anche contribuire alla parte del brand, del markenting, ai rapporti con l’UEFA. E’ stato gratificante avere questo ruolo e cerco di rendermi sempre utile. Ci tengo ad essere legato all’Inter con valori precisi che fanno parte dell’Inter. Non voglio essere la figurina, l’ambassador, ma quello che ho ottenuto me lo sono meritato. In sede lavoriamo sulle strategie, in gruppo, ognuno dà il suo contributo e quando arrivano i risultato siamo tutti felici. Da giocatore pensavamo ad allenarci e a vincere le partite e adesso faccio parte di una squadra che lavora fuori dal campo ma deve essere altrettanto attrezzata e preparata. Sono contento di farne parte. Dietro ci deve essere sempre il lavoro, nessuno ti regala mai nulla. Tutto quello che si ottiene si ottiene con il lavoro altrimenti non si arriva da nessuna parte. Spero di continuare a rendermi utile. Il calcio è cambiato, dobbiamo adattarci e io imparo ogni giorno nuove cose, anche dai progetti di responsabilità sociale. Ho lavorato viaggiando in tutto il mondo, per il brand dell’Inter. Ma per fare cose concrete non solo le foto, c’è tanto da fare per far crescere una società che ha una storia importante come quella di questo club».

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