Zeman: “Vicino all’Inter, pagai cara una frase. Ora ammiro un solo tecnico”

di Daniele Mari, @marifcinter

Zdenek Zeman, ora allenatore del Lugano, intervistato dal quotidiano “Avvenire” è tornato sul suo passato, quando più volte è stato ad un passo dalle big, non solo italiane, bloccato dalla sua battaglia contro un sistema a suo dire marcio:

Trent’anni fa, nel 1986 lei a Foggia inaugurava l’epica “zemanlandia”, mentre al Milan cominciava l’era Berlusconi, che ancora continua. Le sarebbe piaciuto lavorare per il Cavaliere? «Non c’ho mai pensato, e Berlusconi allora non pensava a me visto che chiamò Sacchi dal Parma e io presi il posto di Arrigo. Poi il Parma eliminò il Milan in Coppa Italia, ma questa è un’altra storia… Il Milan per anni è stato l’esempio per tanti, qualcuno provando ad imitarlo si è anche rovinato per sempre».

Quanto l’ha “rovinata” a lei invece quel monito: “Il calcio deve uscire dalle farmacie…”?
«L’ho pagata cara… Anche come risultati sul campo. Il sistema “non ci voleva”, e anche la mia carriera ha preso una direzione diversa. Potevo allenare il Milan, l’Inter o il Real Madrid. Bloccato anche all’estero? Certo, perché tutto parte sempre da un “sistema interno”. Però per me non è mai stato importante dove allenare: Licata, Foggia o Pescara, nella mia idea di calcio hanno lo stesso valore del Real o del Barcellona».

Lo dice per addolcire la pillola amara del rimpianto? «(Sfumacchiata assorta) Nessun rimpianto. Il campo di Madrid è uguale a questo di Lugano, cambiano solo i nomi e i milioni che girano dentro e fuori i prati dei grandi stadi e il fatto che in panchina i grandi club vogliono “gestori” e non allenatori. Io in- sono rimasto un allenatore a cui piace ancora correggere il giovane che inizia a fare calcio. Il successo più grande per me è sempre stato veder crescere bene quel giovane…».

In questo momento chi è un tecnico “nongestore” da seguire? «Eusebio Di Francesco. Fa giocare il Sassuolo nella maniera che piace a me. Oltre a Di Francesco però non vedo altre guide in Serie A… Fiorentina-Napoli è stata la più bella partita della stagione, ma solo perché ogni tanto qualcuno da noi si ricorda che bisogna giocare a calcio prima che cercare il risultato ad ogni costo».

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