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Bergomi: “Inter, Sensi non gioca? Ci pensa Mancini. Difesa nerazzurra perfetta”

Sky Sport

L'ex capitano nerazzurro ha parlato anche dei talenti di Antonio Conte nel corso di un focus sull'Italia di Mancini

Daniele Vitiello

Intervenuto ai microfoni di TMW Radio, Beppe Bergomi ha parlato del percorso fatto finora dall'Italia di Roberto Mancini. Queste le sue considerazioni: "Se ragioniamo con quello che si è visto prima sembra che qualcosa non quadri, perché si vedeva una specie di club, con un'identità riconoscibile. E c'è ancora, sono solo stanchi, come dice Mancini. Non dimentichiamoci cosa stiamo vivendo, il calo è fisiologico ma si vede sempre la mano dell'allenatore, e nelle difficoltà la cosa più importante è stata trovare la vittoria".

Come spiegarsi il fatto che diversi giocatori vadano meglio nell'Italia che nel club?

"Questo andrebbe chiesto a Roberto. Abbiamo fatto tanti anni insieme in Nazionale, e lui nel club andava benissimo, meno in Nazionale. Invece lui oggi fa il contrario: c'è Sensi che non gioca? Lo butta dentro! Si sentono tutti valorizzati, tutti importanti, è questa la trasformazione. Guardate Chiesa come è attaccato alla maglia... Dobbiamo però aspettare qualche avversario che ci faccia capire meglio il nostro valore: siamo molto forti, ma ci manca il confronto con certe nazionali".

Giusto che debbano avere un obiettivo?

"Lo stesso ct l'anno scorso diceva di voler partire per vincere, e ha ragione. Roberto ha questa consapevolezza e vuole trasmetterla: per questo vorrei vedere amichevoli con squadre come Germania e Inghilterra, anche se per esempio l'Olanda l'abbiamo battuta. Per me possiamo stare in alto, anche se per certi gradini ci vogliono più componenti, ma noi ci siamo".

Qual è il problema dell'Under-21 azzurra, più che altro dei suoi singoli?

"La settimana scorsa parlavo con Viscidi della costruzione dal basso, e anche loro in Nazionale danno questo input. Non so se poi arrivando all'Under-21 emerga la fatica dove una volta si dominava: rispetto alla prima squadra si fa un gioco più conservativo, forse capendo anche i limiti che ci sono. C'è comunque voglia di fare risultato e faticare, come visto con la Spagna. Il tema è bello ma non saprei rispondere".

Chi può fare il salto?

"La rosa di Mancini è già molto ampia, anche se mi concentrerei sul centrocampo: è forte, ma non fisico. A me sta impressionando Pobega, ha il cambio di passo e può essere una soluzione diversa rispetto a quanto hai a disposizione. Sta facendo vedere belle cose".

Il retaggio che i '99-2000 non siano pronti dovrebbe lasciare l'Italia?

"A 21-22 anni non si è più giovani, dovrebbero essere pronti. Si è giovani a 18-19 anni... Mi ricollego a quanto dicevo con Viscidi: talento e giocatori ne abbiamo, ma serve il coraggio di farli esordire e giocare. Bastoni nell'Inter sta facendo bene, anche Chiesa nella Juve così come Pellegrini a suo tempo nella Roma. Ci mettiamo sempre un po' di più rispetto agli altri per valorizzare questi ragazzi".

Giocare così spesso può incidere sui prossimi Europei?

"No, non ci credo. Alla lunga i valori verranno fuori, le nazionali migliori usciranno: ci potrà essere magari una sorpresa, e una squadra che in tal senso mi sta piacendo è la Danimarca, ha tanti giocatori e soluzioni in tutti i reparti".

Si stanno perdendo i difensori marcatori di una volta?

"Dobbiamo pensare sempre che prima devi fare il difensore. Se poi hai anche qualità importanti nel possesso e consolidamento del palleggio ancora meglio, io sono ancora per i Chiellini e gli Acerbi. Ma anche i Bastoni! Sa marcare, è giovane e può crescere tantissimo: li abbiamo i giocatori così. Mi viene in mente la fisicità di Lovato, che a Verona non ha paura di giocare uno-contro-uno: può essere anche lui un marcatore del futuro. Una linea come Skriniar-De Vrij-Bastoni è perfetta, se poi trovi uno un po' più veloce nei tre ancora meglio! Ci vorrà tempo ma troveremo i nuovi difensori".

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