Collovati: “Inter, pesano le assenze in difesa. Stadio vuoto? Conviene al Milan. Sui derby…”

Il doppio ex ha parlato al quotidiano La Repubblica alla vigilia del derby di campionato tra l’Inter di Conte e il Milan

di Alessandro De Felice, @aledefelice24

Nel giorno del derby di Milano, il doppio ex Fulvio Collovati ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni del quotidiano La Repubblica. Il 63enne fu portato al Milan da Trapattoni a 13 anni e diventò capitano a 24, prima di vestire per quattro stagioni la maglia dell’Inter: “Quanti derby che ho giocato. Chi vincerà? Un mese fa avrei risposto Inter, ma il Covid mischia le carte. Le assenze in difesa pesano, i nerazzurri hanno già preso sei gol“.

Andrà allo stadio?
“Sarò in diretta su Radio Rai, ma da studio. Lo stadio con mille tifosi mi deprime, finirei per fare un commento triste. San Siro non è un luogo fisico, è la bolgia dei tifosi. Se i calciatori la pensano così? Non tutti. Ma ammetterlo è tabù”.

A chi conviene lo stadio vuoto?
“Forse al Milan, visto che in casa è l’Inter e che il gruppo di Pioli è più giovane. Ma non è così semplice. Donnarumma, per dire, è meno giovane di chi ha dieci anni in più”.

Dopo il passaggio all’Inter, la ferivano i fischi dei milanisti?
“Fu una scelta di vita. La Fiorentina mi avrebbe offerto il doppio, scelsi di restare a Milano. I fischi erano nel conto. Era un tifo viscerale, irrazionale, e così era il calcio”.

Il derby a cui è più legato?
“Quello d’esordio col Milan vinto 3-1. E il 2-0 con l’Inter del 1983. Il primo gol forse lo segnai io, forse Serena, a seconda dei giornali”.

Lei andò all’Inter proprio in cambio di Serena, più Pasinato e Canuti. Chi ci guadagnò?
“Non lo so, ma ne fui onorato: uno in cambio di tre, come il fustino di detersivo della pubblicità. Tenevo all’azzurro e la Serie B non si fermava per la Nazionale. Bearzot me lo disse chiaro: non puoi giocare sabato contro la Spal e domenica per me”.

Il derby che vorrebbe rigiocare?
“Facile: quello del gol di testa di Hateley. Oggi siamo amici, ma non ci dormii per un paio di notti”.

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