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CdS sull’Inter: “Conte ha meriti ma la base c’era già. E con Inzaghi…”

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Sull'edizione odierna del Corriere dello Sport, viene fatta un'analisi complessiva sulla crescita dell'Inter e sui meriti

Matteo Pifferi

Sull'edizione odierna del Corriere dello Sport, viene fatta un'analisi complessiva sulla crescita dell'Inter e sui meriti di un percorso di crescita esponenziale:

"Chi è il vero padre di quest’Inter vincente? Sarebbe sin troppo semplice rispondere Conte. In realtà, è doverosa una precisazione: il tecnico leccese è sicuramente riuscito a trasmettere la sua mentalità al gruppo e pure all’ambiente nerazzurro; andando però ad esaminare l’attuale formazione titolare, l’unico elemento che ha voluto espressamente è Barella. Su cui, peraltro, l’Inter stava lavorando da tempo e Conte non ha fatto altro che approvare la scelta, avendo poi il merito di farlo diventare un centrocampista di spessore internazionale. Chi ha voluto davvero a tutti costi è stato Lukaku, che la scorsa estate, però, ha fatto le valigie. La sua Inter era costruita proprio per sfruttare le caratteristiche del bomber belga. Quella di oggi, invece, sta dimostrando come si possa dominare anche senza avere un centravanti di quel tipo", spiega il quotidiano.

Base di partenza

Il CorSport, poi, riconosce i meriti di Conte, sottolineando come non sia partito completamente da zero. Brozovic era diventato fondamentale già con Spalletti e anche Skriniar era una creatura del tecnico attualmente al Napoli. "Pure su Bastoni, in tempi non sospetti, era stato fatto un investimento importante (31 milioni), da molti ritenuto eccessivo. E’ vero che Conte l’ha lanciato subito o quasi tra i titolari, ma se l’è comunque trovato in casa. Discorso non molto differente per Lautaro, pescato sempre dall’intuito di Ausilio e poi reso, dall’allenatore leccese, il partner perfetto di Lukaku", completa il quotidiano.

Evoluzione

Cambia, invece, l'analisi in merito al passaggio da Conte ad Inzaghi. "Per completare il quadro, restano gli ultimi arrivati, gli innesti scelti per sostituire i vari Lukaku, Hakimi ed Eriksen. Ebbene Dzeko, Dumfries e Calhanoglu sono il risultato del lavoro di Inzaghi, che li ha indicati come innesti utili per il suo sistema di gioco, e quindi del tandem Marotta-Ausilio che è riuscito a portarli alla Pinetina, pagando di fatto solo per l’olandese", spiega il quotidiano che poi chiosa: "Insomma, sarebbe ingeneroso considerare Conte una sorta di meteora, la sua impronta l’ha effettivamente lasciata, ma l’ha fatto su una base che già esisteva e che già era importante. Inoltre, l’Inter che è uscita dal suo corso, grazie a scelte azzeccate, sta dimostrando di poter essere addirittura superiore. Il passaggio del turno in Champions e il trionfo in Supercoppa sono segnali significativi in questo senso, per certificarlo definitivamente, però, non si potrà prescindere dallo scudetto-bis...".

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