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Dal Pino: “Lo Stato non ha a cuore il calcio, ciò è incomprensibile. Ci sono cose che…”

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Il presidente della Lega di A Paolo Dal Pino ha criticato l'atteggiamento del Governo per la mancanza di aiuti al calcio durante la pandemia

Marco Macca

"E' difficile comprendere come uno Stato non abbia a cuore un settore che, negli ultimi 13 anni, ha versato in contribuzione oltre 14 miliardi. Noi e la Figc abbiamo chiesto provvedimenti a costo zero, atti a sostenere le nostre società che hanno subito 1,2 miliardi di perdite per la pandemia, visto che gli stadi sono rimasti chiusi oltre un anno. Io spero che a breve si possa rimediare a quella che chiamiamo una dimenticanza, perché altrimenti non sarebbe accettabile".

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Così Paolo Dal Pino, presidente della Lega calcio di Serie A, a Radio Anch'io lo sport, in onda su RadioRai. "Altri settori hanno ricevuto dei ristori, noi no - aggiunge -: abbiamo chiesto nel decreto fiscale la possibilità dilazionare la scadenze di sei o nove mesi dei contributi 2021 e non l'abbiamo ottenuta; sono certo che il Parlamento, in sede di conversione del decreto fiscale, comprenderà le nostre ragioni.

La riduzione dei costi passa attraverso il 'financial fair-play' a livello europeo, perché la Serie A ha squadre che competono su scala continentale. Purtroppo oggi, quando parliamo di tantissimo elementi delle nostre domeniche - dal calendario i procuratori, all'affluenza negli stadi - dobbiamo confrontarci con la realtà europea. Ci sono moltissime altre cose che impediscono alle nostre società di svilupparsi: una su tutte? Le infrastrutture, fondamentali per i club. In Italia, per costruire uno stadio, ci vogliono 10 anni; in Europa due. Chi investe nel calcio affronta delle difficoltà e poi, se ha ambizioni, su scala europea ha una competizione estremamente complicata".

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