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Gresko: “5 maggio? Storia da accettare, ci sono cose più gravi nella vita. L’Inter attuale…”

Getty Images

Gresko ha rilasciato un'intervista a Tuttosport in vista di Inter-Lazio, a quasi 20 anni da quel fatidico match che costò lo scudetto ai nerazzurri

Matteo Pifferi

Intervenuto ai microfoni di Tuttosport, Vratislav Gresko è tornato a parlare del 5 maggio 2002, a quasi 20 anni da quel fatidico match che costò lo scudetto all'Inter:

«Domandarsi cosa avremmo potuto fare di diverso (5 maggio, ndr) mi sembra una polemica inutile: succedono cose ben più gravi nella vita. C’è una storia da accettare. Ora conta il futuro».

Lei però fu bersagliato dalle critiche.

«In Italia si parla tantissimo di calcio. Si deve stare attenti a non subire lo stress e affrontare quello che ti capita. Ogni calciatore, prima o poi, viene criticato. Se non mi fossi rialzato dopo quell'errore, non avrei potuto più giocare a certi livelli».

Tutti si ricordano di quel 5 maggio, in pochi di alcuni risultati negativi precedenti.

«Non avremmo dovuto pareggiare col Chievo alla penultima giornata. Né perdere a San Siro contro l’Atalanta».

Ma è vero che lei il giorno successivo alla Lazio – come dichiarato da Ventola – andò a fare shopping e fu protetto dalla polizia?

«No, questo episodio non è mai accaduto».

Nella sua carriera ha perso per ben tre volte il titolo all’ultima giornata.

«Era già successo con un’altra Inter, quella di Bratislava. E col Leverkusen. Non sbagliai io né in Slovacchia, né in Germania. E in entrambi i casi non venne mica ammazzato qualcuno nello spogliatoio. In Italia c’è una mentalità diversa rispetto agli altri Paesi. Ma lo sport è così: si vince e si perde».

Le piace l’Inter attuale?

«Giocano bene. È una squadra ben organizzata. Peccato siano stati eliminati in Champions League e poi in Coppa Italia. Antonio Conte resta un ottimo allenatore. Non so se vinceranno il campionato, lo spero, ma sicuramente possono farcela».

Il suo connazionale Skriniar è una certezza.

«Milan si è ripreso, ha superato il periodo di difficoltà della scorsa stagione. È giovane, deve stare attento affinché non capiti di nuovo. Ma milita in una squadra forte: potrà essere aiutato anche dagli altri giocatori».

C’è anche Arturo Vidal, suo ex compagno di squadra al Bayer Leverkusen.

«Arturo è Arturo. È unico, ride sempre. Tranne quando viene sostituito, ma questo è normale, succedeva pure a me (ride, ndr)».

In fascia c’è un treno come Hakimi.

«Non mi piace parlare dei singoli. L’Inter ha giocatori che fanno la differenza, sappiamo quali siano. Ma conta il concetto di squadra. Si vince e si perde in 11. Ci faccia caso: si parla sempre di chi segna e poco di quelli dietro. Poi se i difensori sbagliano, vengono subito tirati in ballo...».

Di che cosa si occupa attualmente?

«Coltivo la mia passione per il teatro. E sono il mister dell’Under 15 del Banska Bystrica. È una bella esperienza, alleno pure mio figlio, lui è un centrocampista centrale».

Le piacerebbe se ripercorresse la sua carriera?

«Non dipende da me, ma da lui. Le faccio una confessione. Se in futuro dovesse diventare professionista, e mi chiedesse un consiglio su dove giocare, io risponderei: ‘Italia’. Ricordo tutto del periodo all’Inter. E reputo la vostra nazione, un Paese straordinario. Tanto che parlo con i miei figli in italiano: conoscere più lingue straniere, oltre all’inglese, è importante per il futuro dei giovani».

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