I nerazzurri vincono anche a Bologna e compiono un altro passo verso lo scudetto, concedendo un po' di riposo ad alcuni titolarissimi
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Vincere a Bologna facendo rifiatare - totalmente o parzialmente - alcuni titolarissimi in vista della gara di mercoledì contro l'Atletico Madrid: missione compiuta per l'Inter, che si appresta ora a giocarsi il passaggio del turno in Champions League. Così scrive La Gazzetta dello Sport: "Basta un dato, un numero, per dipingere il capolavoro di ieri di Simone Inzaghi: 826. Ottocentoventisei sono i giorni dall'ultima volta in cui Lautaro è stato in panchina per 90 minuti senza mettere piede in campo: era un Roma-Inter del 4 dicembre del 2021. Ieri il Toro s'è riscaldato, l'allenatore ci ha pensato su e poi ha scelto di farlo rimettere a sedere, addirittura non sfruttando l'ultimo cambio".
"E allora facciamo così: la botte piena e la moglie ubriaca, questo è il detto che meglio si addice alla giornata di gran lusso che si è concessa l'Inter. Perché ha festeggiato lo scudetto con la 13esima vittoria consecutiva (decima in campionato) e un +18 che è Cassazione. E da qui in avanti sarà "luce tutto l'anno", per dirla con la poesia del bolognese Lucio Dalla. Ma l'ha festeggiato, lo scudetto, pensando a Madrid, dosando al meglio le energie, chiudendo la partita con soli quattro titolari in campo".
"Inzaghi all'Atletico ha pensato, per forza. Ha gestito tutto come aveva immaginato alla vigilia: il riposo di Lautaro, ma pure quelli di Dimarco e Pavard. L'ora di gioco di Calhanoglu, perfetto rodaggio in vista di Madrid. Il rilancio di Acerbi, come pure i minuti messi nelle gambe di Thuram, che al Metropolitano servirà come il pane. Tutto giusto. Tutto funzionante perché il segreto di questa Inter è nella capacità di Inzaghi di non lasciare indietro nessuno. Ecco perché ora le seconde linee vanno in campo e rispondono così".
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