L'Inter strapazza l'Atalanta: termina 4-0 a San Siro, un match dominato dall'inizio alla fine dai nerazzurri di Simone Inzaghi. Ecco l'analisi del match secondo Tuttosport:


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Inter, ciclone Thuram sull’Atalanta: il messaggio alla Serie A è chiaro
Inter devastante
—"Prova di forza. Difficile descrivere in maniera diversa la prova dell’Inter di ieri sera nel primo scontro diretto del campionato contro l’Atalanta. I campioni d’Italia hanno surclassato i campioni dell’Europa League ’23-24 con un rotondo 4-0 che non lascia spazio a molte riflessioni. Grazie a due avvii di tempo devastanti, i nerazzurri di Simone Inzaghi non hanno dato scampo a un’Atalanta rimaneggiata, sì, ma comunque mortificata dall’incisività e della cattiveria messa in campo dai padroni di casa. L’Inter, così, ha cancellato definitivamente il passo falso di Marassi all’esordio, e dopo il 2-0 con il Lecce, ecco il feroce 4-0 di ieri, un messaggio al campionato e alle rivali scudetto, in attesa soprattutto della risposta di domani della Juventus.
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Inzaghi-ball
—Inzaghi, così come accaduto col Lecce, ha chiesto ai suoi di partire col piede sull’acceleratore e ha sorpreso l’Atalanta, aggredita su ogni versante. Logica conseguenza, il doppio vantaggio nerazzurro in dieci minuti. È vero che l’1-0 è arrivato su sfortunata deviazione di Djimsiti su cross basso di Thuram, ma la rete è arrivata al termine di una bell’azione tutta di prima dei padroni di casa, partita da Darmian e rifinita da un tacco di Pavard e dalla verticalizzazione di Mkhitaryan per l’attaccante francese. Da quel momento - eravamo al 3’ - l’Inter ha giocato un quarto d’ora spettacolare, facendo vedere uno quella manovra avvolgente che aveva caratterizzato larghi tratti della scorsa stagione: “Inzaghi-ball”, direbbero quelli bravi.
Atalanta mai in partita
—L’Inter ha fatto girare la testa all’Atalanta, con Gasperini in piedi al limite della sua area tecnica, immobile, fra il deluso per l’approccio dei suoi e l’impotenza nel contrastare la manovra dell’Inter. Che ha mostrato nuovamente di essere una squadra fluida, con giocatori che vanno a occupare gli spazi, più che agire nelle loro posizioni canoniche. Così si è rivisto Dimarco fra gli attaccanti, Acerbi in sganciamenti offensivi al centro. Barella o Mkhitaryan sulla linea dei difensori a coprire e costruire, Pavard e Darmian a scambiarsi sulla corsia destra: una squadra senza punti di riferimento (a fine gara Taremi in costruzione era il difensore di destra…). Proprio Pavard c’ha messo due volte la testa, a contrasto nell’area dell’Atalanta, nell’azione del 2-0, col pallone vagante respinto da Pasalic finito al limite dell’area e scaraventato in porta con un bellissimo sinistro al volo da Barella (10’). Intorno al 15’ il primo squillo della Dea - destro di Zappacosta dal limite respinto da Sommer - che ha cercato di prendere possesso del campo, ma è sempre stata l’Inter a rendersi pericolosa con diverse ripartenze (una di Thuram, in sospetta posizione di fuorigioco, è terminata sul palo).
Due tempi in fotocopia
—L’avvio della ripresa è stata la fotocopia del primo tempo, anche se in questo caso c’ha messo del suo pure l’Atalanta, disattenta in difesa e poco reattiva sulle palle sporche. Al 3’, su rimessa laterale di Bastoni (che aveva dato il via anche al 2-0), testa di Djimsiti, dormita di Zappacosta e Pasalic e tocco vincente di Thuram che si è poi ripetuto, ancora di rapina, all’11 con la difesa atalantina ancora ferma su palloni alti in area. Il finale è stata accademia, con Taremi e Arnautovic a cercare il quinto gol. E l'Atalanta? Sicuramente le assenze nel pacchetto arretrato e la mancanza di alternative in altre zone del campo, hanno condizionato la preparazione della partita", si legge.
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