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Sacchi: “Spalletti tattico, i giocatori lo seguano senza discutere. Gli italiani dell’Inter…”

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"Ha dimostrato il suo valore vincendo un grande scudetto nel Napoli con quasi undici sconosciuti", ha detto Sacchi di Spalletti
Matteo Pifferi Redattore 

Arrigo Sacchi ha parlato, ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, dell'Italia in vista dei prossimi Europei:

«Siamo una delle poche grandi nazioni di calcio senza una scuola. Ognuno per sé. Una volta ti potevi salvare perché non c’erano tanti stranieri, ma oggi è più dura. Per fortuna c’è un ottimo allenatore che ha dimostrato la sua bravura quando è diventato stratega. Solo che di giocatori strategici ne ha pochi…».

Pessimista, Sacchi?

«No, perché possiamo fare solo meglio del passato. Veniamo da due Mondiali saltati, anche se c’è l’Europeo vinto di mezzo: ma quell’intensità è andata persa. Ora dipenderà da noi. Se i giocatori seguiranno con modestia quello che dice Spalletti, bene. Altrimenti non andremo lontano».


Sacchi: “Spalletti tattico, i giocatori lo seguano senza discutere. Gli italiani dell’Inter…”- immagine 2

Spalletti si fa seguire…

«I giocatori devono fare quello che dice, senza discutere. Non ti puoi inventare automatismi in una decina di giorni, ma spero che Spalletti punti sui più affidabili, quelli che danno tutto e possibilmente giocano un calcio strategico nei loro club. Non sono tanti: il blocco Inter non lo fa sempre, però quest’anno è cresciuto».

Cosa significa allenatori tattici o strategici?

«Se sei un tattico, non giochi mai in undici: i difensori faticano ad avanzare, gli attaccanti a rientrare. Devi giocare in undici e in 25 metri, già 30 sarebbe troppo. Più si è vicini, più si prende coraggio o si riceve l’aiuto degli altri. E se hai la palla hai più soluzioni».

Che cosa pensa del tentativo di Spalletti di impostare a tre?

«Se non prova adesso, quando? È intelligente, lasciatelo lavorare. Ha dimostrato il suo valore vincendo un grande scudetto nel Napoli con quasi undici sconosciuti. E non caricate di responsabilità alcuni giocatori come Scamacca».

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Perché?

«Perché se dite che deve sostenere l’Italia con i suoi gol gli fate un danno. Lo conosco, è un bravo ragazzo, un bel giocatore, ma caricarlo di responsabilità diventerebbe un problema. Totti in Nazionale non ha mai replicato la grandezza del club mentre tutti gli dicevano di prendere in mano l’Italia…».

Quindi con la Spagna abbiamo poche chance?

«Loro hanno scuola, tradizione, cultura. Spalletti ha due settimane per insegnare il suo gioco, loro hanno un anno di vantaggio perché già nei club giocano così. Però, se dai tutto, sei già vincente».

La Croazia prima o poi invecchierà?

«Sono stato in Croazia un anno fa a ricevere un premio. Erano tutti in sintonia sul tipo di gioco da praticare e mi dicevano: “Voi siete 60 milioni, siete una potenza, non siamo pochi”. E io ho risposto: “No, noi spesso siamo uno e voi undici”. Ci ha messo fuori dal Mondiale la Macedonia, capisce?».

Sinceramente, dove può arrivare questa Italia?

«Non sono un indovino, ma le assicuro che, se saremo umili, andremo avanti».

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