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Zidane: “Francescoli il mio idolo. Mondiale 2006? Non ne sono orgoglioso, però…”

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In attesa di una chiamata dopo l'esperienza al Real Madrid, Zinedine Zidane si racconta in una lunga intervista a SportWeek
Gianni Pampinella Redattore 

In attesa di una chiamata dopo l'esperienza al Real Madrid, ZinedineZidane si racconta in una lunga intervista a SportWeek. Tanti gli argomenti affrontati dall'ex campione del mondo: "Sono contento di ciò che sono. Certo, a 51 anni è tutto molto diverso rispetto a quando ne hai venti. Da giovane però spesso non sai bene quel che vuoi e pensi a tantissime cose un po’ superflue, ad esempio a come vestirti. Ora non ho più questi problemi, mi sento libero, so quel che voglio e soprattutto ciò che non voglio".

Cosa le piace fare?

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«Lo sport è ancora la cosa più importante per me e la mia mente. Continuo a praticarne molto, a tenermi in forma, a mangiare sano. Ci sono persone alle quali piace fare altro, io amo stare in movimento. Il mondo è già complicato di suo, lo sport mi fa stare bene. Non gioco più tanto a calcio, anche se ne seguo le notizie molto attentamente, ma mi diverto a padel. Avvicina le persone, permette di stare in compagnia, di frequentare amici e lo si può praticare con tutti, senza distinzione di età o genere che sia. Una cosa è certa: non ci si annoia mai».


Cosa ha ispirato Zidane negli anni e cosa ancora lo ispira?

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«Quando ero piccolo, il mio idolo Enzo Francescoli. Fu il motivo per cui iniziai a giocare e a seguire la mia passione. Oggi a ispirarmi sono tutte quelle piccole cose che non ho potuto fare quando giocavo e poi allenavo. Parlo di cose semplici: stare con gli amici, godersi la famiglia, viaggiare, andare a trovare i genitori ogni volta che vuoi. Tutto questo ora è fondamentale per me. Fare ciò che desideri quando lo desideri è ciò che definisco vivere e godersi la vita».

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E la nazionale francese?

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«Parigi (Francia ’98) è un sogno divenuto realtà. Quando sei bambino e magari vivi in periferia come me, sogni di vincere il Mondiale. Giocando per le strade del quartiere, coi miei amici ce lo immaginavamo sempre. Poi però accade per davvero, magari battendo il Brasile... Quella è la vera apoteosi, i fuochi d’artificio, la cosa più bella che un calciatore possa provare».

E la più brutta?

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«Berlino (Germania 2006) non è nulla di piacevole e non ne sono orgoglioso. Però anche quella è parte della mia carriera e della mia vita. È accaduto e va accettato».

 

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