Conte, la tua Inter 3.0 paga. E ora anche uno dei tuoi gioielli migliori rende al massimo

L’Inter ha radicalmente cambiato modo di giocare rispetto ad inizio anno, tornando alle origini: e anche Achraf Hakimi ora è di nuovo devastante

di Marco Astori, @MarcoAstori_

Il ruolo dell’allenatore è forse il più complicato nel mondo del calcio. E’ sempre facile infatti affibbiare a chi sta in panchina le colpe per eventuali sconfitte o fallimenti, mentre gli elogi magari arrivano sempre con molta meno frequenza. All’Inter poi, non ne parliamo. Sappiamo quanto sia difficile lavorare con serenità in un ambiente sempre nel mirino della critica, dove un minimo errore diventa gigantesco. E anche Antonio Conte sembra averlo capito. Sono infatti diverse le scelte importanti che il tecnico ha preso in questo periodo nerazzurro, soprattutto negli ultimi mesi, magari anche contro il suo interesse e per assecondare altri. Ma ora è tornata la sua Inter, che possiamo chiamare 3.0: ed è questa la strada giusta per provare a tornare con convinzione alla vittoria.

In diversi hanno chiamato a gran voce un cambio di atteggiamento (e di assetto tattico) a Conte, lamentandogli lo scarso utilizzo di Christian Eriksen. L’allenatore ha quindi dato diverse possibilità ad un nuovo modulo, con il trequartista, e ad un radicale cambio di mentalità, rinunciando ai propri dettami: basta equilibrio, spazio al gioco offensivo e al possesso palla. Ma questi due ultimi aspetti non sono né nel DNA del tecnico, né tantomeno in quello della squadra da lui costruita: l’Inter di Antonio Conte è fatta di organizzazione, di furore, di sostanza e di fisicità. E lo dimostrano anche i numeri, sotto gli occhi di tutti, dei due momenti: nelle prime 7 giornate con il 3-4-1-2, 12 punti su 21 con 11 gol subiti, mentre nelle ultime 7, dopo il ritorno allo schema base, 21 punti su 21 con sole 6 reti al passivo. Non paga dunque giocare tutti nella metà campo offensiva e palleggiare davanti all’area avversaria. L’Inter è questa e, ahimè, Marotta dice il vero: per come gioca Antonio Conte, Christian Eriksen non è funzionale.

Ma c’è chi funzionale lo è

Ma c’è chi, al contrario, con questo modo di giocare, funzionale lo è eccome. E non parliamo di Barella o di Lukaku: loro funzionali lo sono sempre e comunque. Parliamo di Achraf Hakimi, assoluto gioiello che va messo nelle migliori condizioni per rendere al meglio. L’esterno marocchino è un’arma devastante in campo aperto e con metri di corsa davanti a sé, mentre serve a poco se piazzato sul lato corto dell’area nemica e servito sul posto. Le ultime partite ne sono infatti la dimostrazione: contro Bologna, Spezia e Verona, squadre che concedono campo in ripartenza, l’ex Dortmund ha letteralmente annichilito chiunque gli si ponesse di fronte. E l’Inter può non piacere, può annoiare a tratti: ma questa non è una buona ragione per snaturarsi per compiacere. L’Inter deve vincere e deve trovare il metodo migliore per farlo, anche tra le critiche, che arriveranno. Sempre e comunque. E seguendo il metodo Antonio Conte, almeno in Italia, le possibilità ci sono eccome: lo dimostrano i 108 gol segnati in un anno solare. E anche valorizzare Hakimi è un viatico assolutamente da percorrere.

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