Cordoba: “Per l’Inter ho detto no al Real. Triplete, che emozione! E non può essere casuale che…”

Cordoba: “Per l’Inter ho detto no al Real. Triplete, che emozione! E non può essere casuale che…”

Le parole di Cordoba durante la diretta Instagram di Marco Mengozzi

di Matteo Pifferi, @Pifferii

L’ex difensore dell’Inter Ivan Ramiro Cordoba è intervenuto su Instagram durante una diretta di Mirko Mengozzi, storica voce della San Siro nerazzurra:

“Come sto? Bene. Noi siamo in sei a casa, cerchiamo di fare un po’ di cose insieme. Penso che questo sia un momento di raccoglimento per stare insieme e trovare il tempo di fare quelle cose che nella vita non abbiamo il tempo di fare e diamo valore alle cose”.

Ti stai allenando?

“Sì, faccio un po’ di corsa, bici, esercizi per le gambe soprattutto perché avendo avuto l’infortunio al ginocchio devo fare un po’ di lavoro. Da due mesi mi sto allenando di più e devo dire che ci si sente molto bene”.

Salti ancora come prima?

“Un pochino meno. Se mi alleno bene riesco a fare qualche salto, ma un po’ meno di prima”.

Un sacco di titoli e poi anche la Copa America. Cosa si prova?

“Vincere con la tua Nazione è qualcosa di sublime perché vincere per tanti milioni di persone, per il tuo popolo che ti ha visto crescere da piccolo fino ad arrivare a compiere un sogno, quindi è bellissimo. Ma i traguardi raggiunti con l’Inter hanno un sapore molto particolare. È stato un periodo lungo con situazioni difficili che però quelle secondo me hanno aiutato a godere molto di più quando sono arrivati gli obiettivi”.

Poi hai ottenuto una vittoria in nazionale con il 2 sulle spalle, quel numero 2 che è molto importante

“Il 2 ha un significato speciale per tutti noi in Colombia. È stato credo il numero più amato, il giocatore più amato dalla Colombia in quel periodo che è Andrés Escobar tutti lo ricordiamo perché è stato un esempio dentro e fuori dal campo. Era una persona molto umile, lo chiamavano il Cavallero de la Cancha e quando sono arrivato in Nazionale mi hanno dato il 2 dopo che era stato messo via dopo tre anni. Era una responsabilità grande ma io l’ho presa con tanto orgoglio e grandissimo rispetto cercando di mantenere quell’idea e l’esempio che lui aveva dato in tanti anni di carriera”.

Come è stato il gol in finale di Copa America?

“Ogni volta che mi chiedono dico che sempre che è difficile spiegare. Sei lì, davanti a tutto il tuo Paese fermo per guardare la partita e ogni cosa di quello che fai in campo. Da quella situazione nasce una gioia infinita che non sai come spiegare, non sapevo come festeggiare, ho pensato a tante cose ma non sapevo farle, mi sono buttato per terra e quasi i miei compagni mi ammazzavano perché non respiravo più”.

Qual è stato l’approccio all’Italia?

“Quando ho visto la nebbia a Milano mi sono spaventato (ride, ndr). Sono uscito a fare quattro passi con mia moglie che era incinta ma c’era un buio incredibile. Poi uno ci si abitua, mi hanno dato una mano tutti e subito, mettendomi a mio agio perché poi dovevo giocare subito il 6 gennaio 2020.

C’era un giocatore interista a cui ti sei ispirato?

“In Colombia prima che arrivasse Asprilla non guardavamo molto il calcio italiano. Poi quando mi hanno detto che mi voleva l’Inter e poi c’era anche il Real Madrid, io ho detto assolutamente subito sì all’Inter Per me era incredibile che una squadra del genere mi volesse, giocare a fianco Baggio, Blanc, Peruzzi, Zanetti, Zamorano, Ronaldo, Vieri… Mi faceva impazzire questa cosa e non vedevo l’ora di arrivare. Sono passati vent’anni, ma rimangono quei momenti e l’amicizia con quei giocatori con cui hai passato momenti difficili ma anche belli ma soprattutto quelli difficili perché aiutano a compattarsi maggiormente”.

Come è stato vincere il Triplete?

“Fino ad un certo punto non ci rendevamo conto di cosa stavamo combinando perché il mister ci faceva stare concentrati su un solo obiettivo, lui sicuramente aveva sicuramente in mente dove potevamo arrivare, ma noi non riusciamo a capirlo, andavamo obiettivo per obiettivo e ogni finale per noi era una finale del Mondiale. Dovevamo andare a vincere a Roma per la Coppa Italia e dovevamo vincerla in qualunque modo. Una volta vinta quella, dovevamo prepararci a quella che veniva dopo. La partita a Siena è stata una sofferenza incredibile. Al palo preso da Rossi ci è venuto a tutti un infarto. Quando è finita la partita ci siamo resi conto che mancava una partita per fare una storia incredibile. Così abbiamo lavorato tutti insieme per cercare di raggiungere quel sogno, però c’era un ottimismo così alto che tutto ha portato a vincere la Champions. A Madrid il fatto che non sia arrivato il Barcellona a vincere al Bernabeu è stata una cosa particolare perché abbiamo avuto tutti i tifosi del Real Madrid a tifare per noi, l’ambiente a Madrid era tutto per noi”.

La semifinale con il Barcellona è stata la finale quasi più del Bayern?

“C’era quella sensazione, sai che hai affrontato e battuto la squadra più forte della Champions perché il Barcellona era la squadra chiamata a vincere. Come ha detto Mourinho, è stata la sconfitta più bella della nostra vita al Camp Nou. Passare il turno con dieci uomini, compatti, è stato pazzesco. Ma solo così si raggiungono gli obiettivi. Dopo quella partita ci siamo detti: “Basta, è nostra, non può vincerla nessun altro”.

A Madrid che emozione è stato entrare in campo?

“Solo essere lì è stato fantastico. Lo stadio era uno spettacolo unico, tra i tifosi del Bayern e i nostri hanno fatto coreografie mai viste. È stata una carica ancora più grande perché la nostra coreografia ha schiacciato quella del Bayern, che era anche bella ma con quella dell’Inter dicevi: “Questa giornata deve essere solo per noi”. Avevi tutto a tuo favore. Io sono molto religioso. Era Il 22 maggio, il giorno di Santa Rita e noi siamo molto devoti, abbiamo acceso delle candele a Santa Rita, abbiamo pregato e chiesto questo quasi miracolo, parlavamo di 45 anni che non si vinceva. Noi ricordiamo sempre questa Santa perché c’è stato un aiuto dal cielo. Doveva andare così, è stata una cosa bellissima, poi chi ha fatto quei gol aveva il numero 22. Non può essere una casualità”.

Cosa vi ha detto Mourinho prima di scendere in campo?

“Lui in queste situazioni è pazzesco. Non fa discorsi tattici ma solo situazioni emozionali. Capisce come sta la squadra e o ti carica o ti abbassa la tensione come ha fatto a Barcellona. Eravamo agitati al 150%, non vedevamo l’ora di uscire e lui, ricordo, era seduto su una sedia, con i piedi incrociati sul tavolo e faceva finta di non provare niente, era tranquillo. Diceva: “Tranquilli ragazzi, ve lo meritate. Andate in campo e fate quello che dovete fare”. Poi a Madrid disse che era un sogno di tutti, di un popolo intero che aspettava da tanto tempo, ma soprattutto poi ci ha detto che era un sogno per le nostre famiglie che sono state sempre vicine a noi, ci hanno aspettato di notte dopo le trasferte e tutto quanto. Dovevamo andare a fare un bellissimo regalo a tutti i tifosi. Ci ha dato così una carica grandissima. In quel momento cos’è che devi dire? Se in quel momento non hai in mente chi devi affrontare non sei degno di essere lì quindi passa tutto da una questione mentale e motivazionale”.

Che rapporto hai ancora con i ragazzi del Triplete?

“Abbiamo un bel rapporto, lo sanno tutti che abbiamo una chat e che ci messaggiamo quasi tutti i giorni. Si scherza, si ricorda e ci si sente. L’idea è quella di stare sempre vicini anche se siamo in diverse parti nel mondo. E’ bello avere questo contatto perché ci fa sentire ancora tutti insieme”.

Quando è stata la volta che Mou si è arrabbiato di più che ha fatto sentire la sua voce nello spogliatoio?

“Credo una volta a Bergamo quando abbiamo perso 3-1 e l’altra a Firenze che abbiamo perso o pareggiato, non ricordo ma abbiamo perso la testa della classifica a Firenze. Si arrabbiò bene bene, non posso descriverlo ma era arrabbiato molto”.

Chi è il più simpatico?

“Ci sono quelli che sono, diciamo, simpatici. A me sta molto simpatico Orlandoni o Materazzi. Ma penso che il gruppo abbia molta simpatia per Muntari perché è un buono però quando lo facciamo arrabbiare si fa sentire. Si infiamma molto facilmente, è un buono con cui bisogna saper scherzare”.

Ricordi il modo in cui Arnautovic festeggiò dopo che siete a Milano dopo Madrid?

“Lui è veramente particolare, ha un ego e una sicurezza che a volte ti caricava. Lui è questo qui. A me fa molto piacere che con il tempo, ci è voluto un po’, è maturato ed è riuscito a fare molto bene in Inghilterra e non è facile”.

Chi è il compagno con cui hai più rapporto?

“Penso che il rapporto che ho con Zanetti e la sua famiglia è qualcosa di speciale ed è da quando sono arrivato qua. L’ho sempre preso come esempio, poi è nato un rapporto molto stretto, ci chiamiamo compari. Lui mi ha dato una mano grande quando sono arrivato all’Inter, gli sono molto grato”.

Il primo trofeo però lo hai alzato tu

“È toccato a me alzarlo perché lui credo fosse in Nazionale e non ha potuto partecipare a quella partita, che era quella di ritorno di Coppa Italia a San Siro con la Roma. E aveva fatto gol Sinisa”.

Vi siete arrabbiati tanto per il gesto di Balotelli con il Barcellona all’andata di semifinale?

“Sì, ci siamo arrabbiati. Ma penso che lui abbia capito. Era molto giovane, penso sia stato un errore. Ce la siamo presa con ma non lo abbiamo aggredito, solo una presa di posizione forte perché sono cose che non si fanno e ha capito”.

Da cosa nasce la tua esultanza?

“Quando abbiamo alzato la Champions? Mi è venuta una sensazione particolare perché sono andato indietro nel tempo e ho ricordato i momenti difficili, quando arrivavamo in fondo ma qualcosa non ci faceva andare avanti. Arrivare lì e alzare quel trofeo insieme a compagni con cui avevo lottato per tanto tempo è stato bello”.

Cosa ne pensi del Principe Milito?

“Milito sarà sempre il Principe”.

Perché Maradona non l’ha fatto giocare ai Mondiali?

“Non lo so. Ci sono situazioni per le quali non riesco a trovare spiegazioni così come la non convocazione di Zanetti o come il fatto che Diego o Sneijder non siano stati messi nei tre per vincere il Pallone d’Oro. Sono cose che non riusciamo a capire ma siamo felici per quello che abbiamo fatto e lui rimarrà per sempre il nostro principe che ci ha dato gioie uniche e fantastiche”.

Qual è il tuo coro preferito della Curva Nord?

“A me faceva impazzire quando facevamo il riscaldamento e loro facevano il coro per ogni giocatore. Era come se si scaldasse il giocatore numero dodici. Non dimenticherò mai quando facevo un recupero e cominciavano a cantare e urlare il mio nome. Mettevo la terza, la quarta la quinta, la sesta e la settima marcia, mi arrivava una forza che non sapevo di avere. Il tifo è fondamentale per noi giocatori.

Il pubblico taglia le gambe a qualcuno?

“Sì, succede perché sei lì per loro e quando non c’è la sua approvazione lo senti, però devi essere forti mentalmente, se ti fai abbattere è difficile recuperare in uno stadio come San Siro perché i tifosi sono abituati a vincere. Se sei intelligente capisci che al tifoso dell’Inter basta che tu dai l’anima per la squadra. A quei livelli i giocatori normalmente sono bravi, ma la cosa che il tifoso interista non riesce a sopportare è quando non dai l’anima. Se non corri al Meazza dove devi correre? Hai corso tutta la vita per arrivare lì, dove se non in quello stadio? A volte mi dà fastidio quando un calciatore può fare un passo in più e uno sforzo in più e non lo fa”.

Perché a volte succede? È un peccato no?

“Sì, perché giocare a calcio è una delle cose più belle al mondo e ti pagano bene per quello. Basta divertirti e fare al massimo quello che ti piace fare. A volte magari, difficile da spiegare, ognuno ha la sua formazione e spesso dipende anche dai tuoi sogni e dalla tua ambizione. Io quando ho sentito dire che l’Inter mi osservava e guardava, non ci ho visto più. Da lì fino a che ci sono arrivato e sono passati sei mesi. Puoi immaginare l’ansia…”.

Quale calciatore colombiano porteresti all’Inter?

“C’era un giocatore che avrei portato all’Inter ma ci sono squadre in Europa che si muovono molto fretta e lo ha preso il Porto, si tratta di Luiz Diaz. Giocatore molto abile nell’uno contro uno, molto efficace. Secondo me farebbe molto bene in una squadra come l’Inter. Però c’è tempo, è giovane, magari un indomani perchè no?”.

Cosa ci dici della doppia ammonizione per Inter-Samp?

“Credo che in quella partita hanno espulso anche Samuel, quando Mourinho ha fatto il gesto delle manette. Siamo riusciti a pareggiarla. Era una situazione difficile in quel momento perché arrivava qualche fischio in più però siamo stati forti e abbiamo superato tutte quelle situazioni. Ma come ti dico, ci siamo compattati e abbiamo pensato che era l’anno in cui dovevamo fare qualcosa di speciale”.

Cosa pensi di Ronaldo il Fenomeno?

“Per me, di giocatori contro i quali ho giocato Ronaldo il fenomeno è difficile da descrivere come per il gol della Coppa America, anche se ho affrontato giocatori come Messi o Cristiano. Il Fenomeno anche negli allenamenti faceva cose che non pensavi esistevano. Anche se dopo l’infortunio aveva un po’ paura. Faceva cose che si inventava e non pensavi neanche esistessero. Noi ci svegliavamo felici perché aspettavamo l’allenamento per vedere cosa faceva di nuovo lui. A volte ci prendeva in giro perché non sapevi dove finivi contro di lui. Non so se le giocate se le studiava, ma erano così veloci in campo aperto che ci chiedevamo come facesse a studiarsele a casa, quindi era impossibile”.

Pensi che Adriano sarebbe potuto arrivare ai suoi livelli?

“Penso di no, però credo che poteva essere molto vicino. Aveva altre caratteristiche: una forza devastante, c’è stato il momento in cui c’erano lui e Ibra in allenamento e quando erano uno da una parte e uno dall’altra erano due titani che si affrontavano, era pazzesco. Adriano aveva una forza e capacità nel calciare tremenda, aveva altre doti che secondo me avrebbe potuto vincere il Pallone d’Oro, ma non credo al punto da arrivare al livello di Ronaldo”.

Fai il procuratore adesso?

“No, no. Non ho fatto il corso ma seguo alcuni giocatori o qualche intermediazione”.

La traversa col Palermo di Adriano?

“Ha fatto tremare tutto lo stadio, come il gol che ha fatto a Madrid”.

Due parole per il presidente Moratti:

“Due parole sarebbero pochissime, potrei scrivere un libro su Moratti. L’ho sentito pochi giorni fa, mi ha fatto piacere sapere che stanno tutti bene. Lui ha il dono che ti solleva e ti fa sentire bene. E’ stato un genitore per tutti noi, dovremmo sempre ringraziarlo perché ha avuto una fiducia nei nostri confronti mai vista da un presidente”.

Lautaro secondo te rimarrà?

“Io me lo auguro. Penso che le gioie che si può prendere all’Inter non sono uguali alle altre squadre. Non è paragonabile perché questa è la sua Inter. Ovunque lui vada, non sarà la sua squadra. Questa è fatta per lui, io mi auguro che resti e si possa godere le vittorie che devono arrivare fra poco perché si sta lavorando per quello. Sono fiducioso e spero che rimanga per essere ancora più forte”.

L’ultimo messaggio a tutti

“Un abbraccio forte a tutti voi, e ai tifosi, non disperate. Restate uniti, godiamoci questi momenti perché non avremo mai una possibilità così nella vita a stare così tanto con la nostra famiglia. Godiamoci questo momento insieme, preghiamo per chi non sta tanto bene e per favore aiutiamo tutti i medici perché non ce la fanno più. Un forte abbraccio, tanta forza, tanto affetto e soprattutto sempre forza Inter”.

 

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