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Colonnese: “Conte all’Inter era strano, ora ha capito e mi piace. Difensori? Uno il più forte di tutti”

L'ex difensore ha parlato della sua esperienza a Milano ma anche dell'attualità nerazzurra tra Conte, Suning e l'interismo

Eva A. Provenzano

Ciccio Colonnese, ex giocatore dell'Inter, nei giorni scorsi è intervenuto a Inter Connection su Tele Lombardia. Ha parlato di quanto successo a Torino e del momento dei nerazzurri. «Polemiche post Juve-Inter? Mi viene da sorridere. Perché 22 anni fa, quando eravamo in campo noi quella partita lì, con tutte queste telecamere in campo saremmo stati squalificati sicuramente tutti. Sono cose spiacevoli. C'è una rivalità accesa. E poi c'è anche il fatto che Conte è andato via dalla Juve, da allenatore, quindi ci sono stati dissidi tra loro. Sicuramente, c' stato qualcosa di non chiaro. Quello che non sappiamo con certezza lo sanno loro».

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Quando si arrabbia Ronaldo, quello vero

«Il ricordo della Coppa Uefa '98? Venivamo da una cocente sconfitta a Torino, avevamo perso lo scudetto. Ci siamo allenati prima della Lazio, poi ci siamo fermati cinque minuti a vedere l'allenamento della Lazio. Vedemmo che si stavano allenando in maniera molto superficiale, era una squadra convinta di farci a pezzi. Forse pensavano che avevamo subito il colpo della perdita dello scudetto. Ronaldo lesse anche degli articoli di giornale nei quali i giocatori e i dirigenti della Lazio raccontavano di sapere come si poteva fermare. Perché in quell'anno lì era stata la sola squadra a cui non fece gol. Si arrabbiò e disse: "Se sanno come fermarmi allora domani ci penso io". Disse proprio queste parole. E il giorno dopo ridicolizzò tutti. E se avete visto quella partita avete capito perché ci fu un assedio nei suoi confronti. Lo volevano formare in tutti i modi ma era imprendibile. Erano forti, ma vincemmo meritatamente. Avevamo qualcosa di più», ha raccontato. 

Nasce da lì

E ha ricordato anche come è stato, nel 1998 come è stato quel Juventus-Inter con Simoni in panchina: «La grande antipatia tra Juventus e Inter nasce lì. Si protrae da 21 anni perché quella squadra, quell'allenatore, quel gruppo e quel presidente meritavano quello scudetto e ci è stato scippato in malo modo. Quindi in tutti noi è rimasta questa grande ferita aperta che va avanti da anni. Ci dispiace quando si gioca con la Juventus. Dispiace che l'Inter sia stata eliminata in Coppa Italia con la Juventus nonostante abbia giocato bene. Sarebbe meglio giocare male e vincerla e quando non succede il rimpianto è doppio».

L'attaccante che gli ha fatto più girare le scatole? Colonnese ha risposto così: «Con Totti ci sono sempre stati duelli rusticani. Lui era un campione e io un osso. Sapevo che dovevo stargli addosso e stressarlo anche mentalmente, se non lo stressavi ti faceva fesso e gol. Con lui è stata la rivalità più acceso. Lo ha scritto anche nel suo libro, mi ha definito 'cattivo' ma ero un difensore e sapevo che dovevo annientare il giocatore, spesso mi davano da marcare quello più forte e dovevi cercare di far si da spegnerli per dare un vantaggio alla tua squadra».

Identità nerazzurra

«Se manca un'identità nerazzurra in questa Inter? Per me manca in tutto l'ambiente. In generale. L'Inter ha bisogno di persone che hanno indossato quella maglia e sanno cosa significa. Perché i tifosi dell'Inter sono diversi da tutti gli altri, e ho giocato in diverse squadre. Ho giocato a Napoli, a Roma, ma il tifoso dell'Inter è particolare ma se perdi sono comunque in 70mila allo stadio.

Cerca di darti forza e coraggio, ti contesta, ma perché è un pubblico nobile, dal palato fino. Solo chi ha giocato lì sa cosa è l'Inter. Per tanto tempo è mancato chi potesse aiutare a trasmettere la passione, il senso di interismo, la diversità rispetto alle altre squadre. Questo senso dell'essere puri. Perché l'Inter ha sempre vinto in maniera pulita. Non me ne voglia nessuno, le partite se le è conquistate. L'Inter ha sofferto e quando sento dire 'l'Inter non vince mai' la risposta è vero, non è facile vincere nell'Inter. Si vede anche adesso e se ne sta accorgendo chiunque. All'Inter non è semplice vincere, non è facile per tante cose.

Chi vedrei all'Inter come dirigente? Io ho fatto parte di una grande Inter in cui c'erano giocatori di personalità. Materazzi potrebbe essere una figura importante. Ferri è una figura di temperamento. Ce ne sono tanti che potrebbero aiutare. Pagliuca, Zamorano, gente di temperamento che potrebbero essere importanti in questo lavoro. Io sono piccolo rispetto a loro, ma potrei dare del mio aiuto perché ho costruito la mia carriera venendo da realtà difficili. E so cosa significa arrivare a giocare a San Siro e farsi apprezzare da un pubblico così importante. Se a distanza di anni sei ben voluto vuol dire che hai dato tutto te stesso, che hai fatto qualcosa di buono. Va trasmessa carica emotiva ai ragazzi e chiunque indossa la maglia nerazzurra, anche nel settore giovanile. L'ambiente Inter va rivitalizzato, l'Inter ha un bacino di utenza che ha del potenziale». 

L'Inter di oggi

«Skriniar- ha aggiunto l'ex calciatore - è il giocatore che interpreta meglio l'indole del difensore. Cattivo, faccia dura sporca, combatte in maniera seria e leale. Anche De Vrij e Bastoni sono fortissimi e Alessandro ha dalla sua età. Ma Skriniar penso sia il giocatore che diventerà il più forte di tutti».

«Suning? Al momento l'Inter non ne sta risentendo, la squadra sta dimostrando questo. Ma è giusto e rispettoso nei confronti dei tifosi è giusto che si sappia che fine uno deve fare perché restare così non è positivo. Un ritorno di Moratti? Lui è follemente innamorato dell'Inter ma penso sia un po' difficile. Con grande sincerità penso sia difficile. L'età avanza e l'Inter è una passione da seguire a 360 gradi. L'Inter è un impegno troppo grande. Segue anche l'azienda e spero sia molto difficile poter tornare nell'Inter», ha sottolineato sulla questione societaria nerazzurra.

E infine ha parlato dell'arrivo di Conte sulla panchina nerazzurra: «Conte fa parte della Juventus e per chi ha giocato nell'Inter come me e se l'è trovato di fronte è particolare. Ma all'Inter ha fatto il suo lavoro, si sta impegnando al massimo. Il primo anno ha sbagliato a commentare in maniera negativa quanto fatto dalla società. Perché oggettivamente l'Inter è l'Inter e lui lo ha capito adesso, solo dopo. Ora sa cosa significa stare nell'Inter. Non mi piaceva quando la criticava, perché l'Inter va capita, va capito perché non vince. E non mi piaceva, adesso che l'ha capito cosa è l'Inter, mi piace di più. E adesso sono dalla sua parte. Perché la reazione, la voglia di ribellarsi, significa che i colori nerazzurri sono colori particolari». 

(Fonte: Top Calcio 24)

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