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Non è il modulo, non sono gli interpreti. Inter, è un particolare che manca per essere grande

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Continua a crescere la mole dei gol sbagliati dai nerazzurri

Marco Astori

A che punto del percorso tanto citato da Antonio Conte sia l'Inter non lo sappiamo, ma una certezza, ahinoi, l'abbiamo: la squadra nerazzurra non è ancora una grande. Lo sarà, si spera, ne ha tutte le possibilità e tutte le caratteristiche: ma va curato, anzi completamente sovvertito un particolare che, al momento, sta intralciando spesso e volentieri il cammino in campionato e nelle coppe dell'Inter. Non è questione di modulo, di interpreti, di Eriksen o non Eriksen, neppure di Handanovic che non si tuffa: i ragazzi di Conte continuano a mangiarsi una mole esagerata di palle gol a partita. Perché si può muovere la critica di un ritmo troppo basso, di troppi cali mentali e fisici durante il singolo incontro. Ma l'Inter in avanti produce tanto e spreca la maggior parte delle chances che crea. Questo fa sì che spesso non si raggiunga il risultato pieno e che si incappi in brusche frenate.

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In Europa la paghi

Il caso della Champions League è infatti il più emblematico. L'Inter non viene eliminata per il pareggio casalingo con il Gladbach, nemmeno per le due sconfitte - meritate - con il Real Madrid. L'uscita dalla competizione è frutto di 180 minuti senza buttare il pallone in rete nemmeno una volta contro lo Shakhtar Donetsk. Gridano infatti vendetta il gol sbagliato da Lautaro ad un metro dalla porta all'andata e il colpo di testa di Sanchez al 90' che sbatte contro Lukaku nella gara di San Siro. Non era necessaria una goleada come in Europa League con gli ucraini, ma almeno realizzare una di queste due clamorose palle gol: nulla di fatto e grande occasione persa, considerati anche gli incroci che avevano portato l'Inter a potersi qualificare nonostante un cammino insufficiente.

E in Italia?

In campionato la solfa spesso, purtroppo, non cambia. A Genova la squadra di Conte ha la possibilità di indirizzare nei primi minuti la gara contro la Samp, ma fallisce un rigore e un gol da due passi con Young dopo l'errore di Sanchez. Dopodiché la gara finisce in salita e l'Inter non la raddrizza, nonostante, anche qui, le molteplici occasioni. A Roma la storia resta la stessa: tra il colpo di testa di Lukaku e l'errore da un metro di Lautaro, l'Inter ci rimette due punti. Perché è fisiologico un calo fisico dopo l'intensa mezz'ora giocata ad inizio secondo tempo, così come è naturale l'assedio finale dei giallorossi: ma il punteggio poteva essere ben più ampio e quindi non recuperabile dagli avversari negli ultimi minuti. E non ci si dimentichi il pareggio casalingo contro il Parma, acciuffato al 92' da Perisic. L'Inter ha infatti concluso la gara con 18 conclusioni contro le 4 degli emiliani. Così come a Bergamo, dove Arturo Vidal ha l'enorme occasione di chiudere definitivamente la sfida con l'Atalanta. Ma a tu per tu con il portiere della Dea si mangia il gol del 2-0 e l'Inter non va oltre il pareggio.

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Tendenza da sovvertire

Quelli sopracitati, però, sono "solo" i più eclatanti. E' chiaro che non è sempre possibile né facile concretizzare tutto quello che crei, va considerato anche il momento e il contesto dell'azione. Ma l'Inter per diventare grande deve perfezionare questo aspetto che ancora la rende troppo umorale. Soprattutto considerando il fatto che spesso e volentieri la squadra di Conte prende gol al primo tiro in porta subìto. Ultimo è quanto accaduto contro la Fiorentina in Coppa Italia, quando Martinez ha sui piedi una chance clamorosa, più di un rigore: ma da due metri spara fuori e permette alla Viola di portare la gara ai supplementari con una sola conclusione nello specchio di Handanovic. Ecco perché diventa fondamentale non fallire più le clamorose palle gol che capitano sui piedi di attaccanti e non. In un campionato lungo e pieno di insidie è il dettaglio che può fare la differenza. E questo può risiedere anche in un gol sbagliato. La Champions insegna.

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