L'editoriale di Alfio Musmarra per Fcinter1908: Suning e il rapporto con l'Inter ai titoli di coda? Un addio per nulla tranquillo

VIDEO / La gioia di Zhang al fischio finale

VIDEO / Zhang, che festa al fischio finale. Selfie e gioia infinita per il presidente dell'Inter

Siamo sinceri: nessuno avrebbe mai potuto vagamente immaginare una ritirata tanto clamorosa quanto rapida da parte di Suning. Perchè al di là di tutte le considerazioni più o meno lecite e rispettabili c’è qualcosa che va al di sopra di ogni considerazione economica ed è il rispetto per chi lavora soprattutto quando l'azienda non è in crisi.

Perché il colosso di Nanchino non può pretendere di trattare con l’arroganza di chi può tutto, una società storica come l’FC Internazionale. Perché le parole hanno un peso e purtroppo per gli Zhang i loro discorsi ammalia folle ce li ricordiamo e anche bene.

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Dal ‘riveder le stelle’ allo ‘schiacceremo tutti’ il passo è breve, tralasciando tutte quelle considerazioni legate al voler riportare l’Inter tra i top nel mondo.

Alt, non sto dimenticando quanto fatto fino ad oggi, nient’affatto. Ma non posso oltremodo non sottolineare gli intoppi sistematici che si sono succeduti in questi anni. Qui in Italia sono sempre stati trattati con rispetto, tutti hanno sempre sottolineato la potenza economica oggettiva di uno tra i marchi più importanti dell’Oriente, ma oggi il fuggi fuggi è imbarazzante.

Marotta Steven Zhang 13 dic 2018

LA VERITA' SUL VERTICE DI VILLA BELLINI E' VENUTA A GALLA

Che il governo cinese abbia stravolto la politica sportiva è un fatto, incontrovertibile. Che il fuggi fuggi sia stato architettato e organizzato in maniera scientifica lo è altrettanto. Non si spiega altrimenti il rientro in patria di Steven Zhang il marzo scorso, quando con la scusa del Covid e la ricerca dei famosi nuovi sponsor che sarebbero dovuti entrare nell'Inter , ha pensato bene di restarsene in Cina fatta salva la parentesi della finale di Europa League e, qualche giorno dopo, la presenza all’incontro di Villa Bellini. Un vertice dove, a sorpresa, chiuse tutti i rubinetti ufficialmente con la scusa del Covid, ufficiosamente con il piano di vendere l’Inter.

Una decisione che ha lasciato il club in balia degli eventi con una dirigenza operativa orfana di una proprietà che aveva smesso di dare una linea guida e con cui il dialogo si era interrotto dall'estate salvo l’Eletto (no, non è Matrix ma spesso lui e i suoi 'discepoli' vivono nella dimensione alternativa).

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UNA BRUTTA FIGURA INTERNAZIONALE

Nessuno aveva ben capito all’inizio cosa stesse accadendo e solamente nell’incontro natalizio sono emerse le verità scomode che erano state timidamente smentite con un comunicato imbarazzato e mai così rapido. Eh si fateci caso. Alle prime indiscrezioni sulla cessione del club la smentita ufficiale è stata rapida, a dispetto di fusi orari da rispettare e traduzioni annesse. Se da un lato Suning ha l’obbligo di fatto di rispettare le nuove disposizioni governative cinesi, ha lo stesso obbligo nel rispettare le scadenze degli stipendi e qui ne va della reputazione del famoso colosso di Nanchino di cui si è sempre parlato, perché dal punto di vista dell’immagine non fanno per nulla una bella figura. Anzi. Che poi tutti i club abbiano chiesto dilazioni negli emolumenti è altro discorso.

In queste ore scopriamo che anche il Jangsu è nella bufera. Tre mensilità non pagate più i premi per la vittoria dello scorso campionato fanno il paio con le quattro mensilità  mancate ai giocatori dell’Inter compresa la prima rata di Hakimi. E non può bastare il cambio di regole del governo cinese. Ci sono delle pendenze da rispettare e da onorare che un colosso come Suning non può permettersi di mancare.

La verità ormai è chiara: che senso ha investire se ormai l’idea è quella di vendere? Che senso ha per Steven Zhang, che sarebbe presidente dell'Inter è giusto ricordarlo, stare a Milano vicino alla squadra fino all’ultimo, se tanto il giochino è terminato? Ecco qui viene a galla l’amore per una società che non è mai esistito.  Ribadisco: nessuno toglie ciò che stato fatto fino ad oggi, nessuno però avrebbe mai immaginato una fuga così rapida al punto che dall’interno qualcuno si augura che il tutto si concretizzi nel più breve tempo possibile.

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IL MERCATO E LE OCCASIONI MANCATE

Un vero paradosso. Con la squadra in piena corsa scudetto e una Coppa Italia tutta da vedere, l’ordine è quello di congelare il mercato al punto tale che se dovesse partire Eriksen non arriverebbe nessuno. Una follia in piena regola, quando sarebbe bastato davvero poco, perché in un mercato così complicato come quello attuale, lo scambio di prestiti può diventare un’autentica manna dal cielo. Sarebbe bastato davvero poco.

Un attaccante come Jovic ad esempio è tornato a Francoforte con l’ingaggio pagato dal Real Madrid, era così impossibile arrivarci? Per non parlare di Strootman finito al Genoa. Senza arrivare a Mandzukic ovviamente. E lo scambio Dzeko-Eriksen? Il Milan con l’Atalanta nel secondo tempo ha inserito l’ex bianconero, Diaz e Rebic con Ibra in campo. L’Inter può contare solo su Lukako e Lautaro, con Sanchez a mezzo servizio che non segna neanche a spingere.

Può capitare che gli attaccanti abbiano un periodo di appannamento, è fisiologico, peraltro sia Lukaku che Lautaro non hanno contratto il Covid ed è purtroppo un aspetto da tenere in considerazione. Possibile non trovare seppur in prestito un attaccante dignitoso che consenta a Conte di arrivare a fine stagione in serenità? E io devo continuare a sentir dire che l’Inter ha la rosa migliore del campionato.

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