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GdS: “Inter, il grande calo: cosa c’è dietro il cambiamento. Che enigma per Inzaghi”

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L’Inter è davvero cambiata rispetto alla passata stagione secondo La Gazzetta dello Sport: ecco l'analisi e il grande enigma per Inzaghi
Alessandro Cosattini Redattore 
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L'Inter di questa stagione è diversa da quella della passata. La Gazzetta dello Sport si sofferma oggi sulle differenze tra le due formazioni dopo il clamoroso pareggio contro la Juventus ei n vista della sfida di mercoledì con l'Empoli.

"L’Inter è davvero cambiata. Si è fatta un po’ frivola, perfino snob, e non servivano quei due sinistri di Kenan Yildiz per rendersene conto: l’imborghesimento del dopo-stella si è fatto evidente, preoccupante. Di questo si parlerà già oggi, ad Appiano ma pure in viale della Liberazione perché il problema è collettivo e va risolto con uno sforzo d’insieme tra le varie anime del club. Intanto, dell’aura magica che accompagnava la squadra di Inzaghi nella rincorsa verso lo scudetto numero 20 non c’è più traccia: già dalla prima giornata a Genova si era capito che la scalata in campionato sarebbe stata molto meno agevole. Settimana dopo settimana, infortunio dopo infortunio (anche per lo staff medico c’è molto più lavoro di prima...) fino all’ultimo strambo ping-pong di San Siro contro la Juve, la differenza da un anno all’altro è perfino aumentata. Se i gol segnati in Serie A finora sono tre di meno (24 nel 2023-24 contro i 21 di questa stagione), è alla voce “reti subite” che crolla il sistema: si è passati da 5 a 13, quasi il triplo, certificazione massima di una diversa cattiveria nel difendere in trincea.


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Ecco le differenze

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Giusto per dare un’idea, nella stagione della seconda stella Sommer aveva raccolto il 13° pallone dalla porta solo il 4 marzo, quando il tricolore era già di fatto cucito sul petto visto che i punti di vantaggio sulla Juve seconda erano già 15. In quel 2-1 casalingo, dodicesima vittoria nerazzurra filata, il messicano rossoblù Johan Vasquez aveva osato violare il tempio. Adesso, invece, le porte sembrano allegramente spalancate per il rivale di turno, soprattutto nei tramonti di partita. Non un dato secondario: i nerazzurri hanno subito sette reti nel secondo tempo e tutte dal settantesimo in poi. Addirittura sei dall’ottantesimo, quando la condizione fisica si fa un po’ più appannata e, forse, subentra il senso di sazietà di chi pensa troppo presto di aver vinto. Considerando la rete di Messias a Marassi al 95’, quella di Gabbia nel derby all’88’ e la seconda di Yildiz all’82’, Inzaghi ha lasciato sul campo cinque punti di platino: lì sta proprio la differenza tra guardare scappar via pericolosamente Antonio Conte o stargli davanti a distanza di sicurezza.

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Il vecchio segreto

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A questo punto della scorsa stagione, sempre dopo nove turni, l’Inter le aveva vinte tutte a parte un pareggio e la sconfitta bizzarra di San Siro contro il sempre indigesto Sassuolo. I nerazzurri erano primi, un punticino sopra il Milan di Pioli e due sopra la Juventus di Allegri: la fuga in solitaria di Simone a braccia alzate sarebbe arrivata dopo, ma i segnali c’erano già tutti. Come spesso capita, poi, le rughe del tempo le vedi nei dettagli nascoste. Se adesso l’Inter tira in porta più o meno con la stessa frequenza di prima, segno di un arsenale offensivo quasi intatto, i dati dicono che c’è ben altra ferocia di gruppo. Più in generale, nel 2023-24 la squadra saltava l’uomo di più: da una media di 5,44 di dribbling riusciti a gara si è scesi a 2,56.

E le fasce, vecchio segreto del sistema Inzaghi, sono curiosamente sfruttate meno: le giocate sugli esterni toccavano il 62% del totale, adesso sono andate giù al 58%. In questo traballante 2024-25 ci sono pure meno intercetti (5,67 a partita contro gli 8,33 di dodici mesi fa) e meno contrasti sparsi per il campo (7,67 contro 8,89). Visto l’atteggiamento collettivo, oggi i nerazzurri recuperano molti meno palloni di prima e la montagna di gol incassati si spiega (anche) così: si è passati da 51,33 a partita a “solo” 40,33. Insomma, i ragazzi di Inzaghi sapevano difendere indossando la tuta blu, nessuna paura di sporcarsi d’olio come sembrerebbe adesso: l’Inter della stella mai avrebbe concesso ripartenze tenere come quelle gentilmente offerte a Thiago Motta domenica", si legge.

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