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Ronaldo: “Lukaku sposta anche gli alberi. Hakimi il miglior colpo degli ultimi 10 anni dell’Inter”

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In vista della grande sfida di domani tra Inter e Juve, La Gazzetta dello Sport ha intervistato il grandissimo ex attaccante nerazzurro

Andrea Della Sala

In vista della grande sfida di domani tra Inter e Juve, La Gazzetta dello Sport ha intervistato un grandissimo ex attaccante nerazzurro, Ronaldo. Queste le parole del brasiliano:

Un’altra cosa non è cambiata rispetto ai suoi tempi: Inter-Juve vale per lo scudetto.

«Con più di mezzo campionato da giocare? No, vale solo per l’autostima, per capire quanto si è pronti a lottare a quel livello. Se invece intende che lo scudetto se lo giocheranno loro due ci sta, ma il Milan non ce lo mettiamo?».

Ce lo dica lei...

«Questa stagione è molto particolare: da campionato con sorpresa finale. E il Milan mi sta sorprendendo: calcio offensivo, veloce, giocatori di qualità. E poi, Ibrahimovic: lui ha sempre detto di considerarmi un idolo, io lo considero un caso forse unico, un esempio che fa bene al calcio. Se anche non avessi avuto tutti gli infortuni che ho avuto, non sarei mai arrivato a 40 anni come lui. Mai».

Pesa più Ronaldo per la Juve o Lukaku per l’Inter?

«Come chili, Lukaku di sicuro: sposta anche gli alberi... Molto diversi, un punto in comune: quando hai un giocatore così, fai fatica a non appoggiarti a lui. Soprattutto a uno come Lukaku: ma se fa quasi un gol a partita è un bell’appoggiarsi, basta non aspettarsi che faccia i ricami con il pallone».

Diceva dei difensori: lei sarebbe stato contento di non trovarsi fra i piedi De Ligt?

«Se è in giornata, inizia a martellarti e non ti molla più. E diciamo che ho un sospetto: con De Ligt vicino, rende di più anche Bonucci. Ma la vera assenza pesante per la Juve è un’altra».

Dybala?

«Eh, gli avevo rivisto la gamba giusta, la voglia di inventare. E quel colpo di tacco per Chiesa, contro il Milan, mi sembrava un segnale. Peccato: se c’è Dybala è più facile vedere bel calcio».

Voglia che a Lautaro Martinez non è mai mancata: anche troppa?

«Perché troppa? Mi piace perché non ha paura di niente, perché quando gioca è cattivo: ti distrai un attimo e non ti perdona. Perché ha facilità di calcio, e non ce l’hanno in tanti. Perché sente il gol: un attaccante puro, con gli occhi da attaccante».

Perché l’Inter non ha ancora capito cosa può darle Eriksen?

«Perché anche se hai qualità, non è facile tirarle fuori subito quando si cambia campionato. Ancora meno se non sei un punto fisso della tua squadra, ma devi dimostrare di poterlo essere».

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Ah, critica Conte anche lei?

«Io no: a Milano qualcuno sì, a giudicare da certi messaggi che mi arrivano ogni tanto. So che non sempre piace la sua gestione dei cambi, ma a volte ci sono esigenze che da fuori si fa più fatica a vedere. E’ il destino degli allenatori e Conte è in buona compagnia: anche Pirlo si è preso dell’inesperto, no?».

Dicevamo di Eriksen?

«Magari anche lui poteva dare qualcosa in più. E magari potrà dare di più davanti alla difesa: non mi sembra una brutta idea provarlo lì».

Ma per l’Inter il tempo di vincere lo scudetto non è adesso?

«Non dico che lo vincerà, o che deve farlo per forza, ma che ha tutto per vincerlo. Due cose le aveva, un’altra se l’è presa, la quarta se l’è ritrovata anche se non avrebbe voluto».

Le prime due?

«Un allenatore che tiene sul pezzo le sue squadre dall’inizio alla fine, e difficilmente non arrivano fino in fondo. Una squadra che aveva un’identità precisa: alla fine della scorsa stagione, in Europa League contro il Bayer Leverkusen e soprattutto lo Shakhtar, mi aveva davvero impressionato per la solidità e anche la qualità del gioco».

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La cosa che si è presa?

«Un giocatore straordinario, che il Real ha sbagliato a perdere così. Ogni tanto penso: “Ronnie, immagina tu e Hakimi: saremmo andati a una discreta velocità...”. Azzardo: uno dei migliori colpi di mercato dell’Inter degli ultimi dieci anni».

E chissà quando mai potrà farne un altro così.

«Ora che ho una squadra di calcio mi rendo conto di quanti fattori esterni possano condizionare qualunque progetto: il Covid ci sta ammazzando, tutto quello che era vero un anno fa, oggi per un club calcistico è da rivedere. E comunque avere dei soci non è per forza un segnale di debolezza, ma magari di responsabilità».

Manca una cosa, la quarta.

«Per come lavora Conte, il fatto di non giocare in Europa sarà un vantaggio. Non c’è un giocatore o un allenatore che sia contento di non farla, ma la Champions ti succhia energie, soprattutto nervose: a marzo-aprile non mi meraviglierò se l’Inter farà qualche punto in più di chi avrà il doppio impegno».

Dunque, ricapitolando: su chi punta per lo scudetto?

«Io sono di parte, ma anche da non tifoso direi che la Juve è forte, ma che l’Inter mai come quest’anno può crederci. E magari festeggiamo con una bella amichevole con il mio Valladolid, se il Covid ci dà tregua...».

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