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CorSera – Inter, la maturità è un buon segno, ma la sfida non è finita. Come insegnava Brera…

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Dalle colonne del Corriere della Sera, Daniele Dallera analizza nel dettaglio la vittoria dell'Inter contro la Juve
Gianni Pampinella Redattore 

Dalle colonne del Corriere della Sera, Daniele Dallera analizza nel dettaglio la vittoria dell'Inter contro la Juventus. Il giornalista sottolinea che la strada verso lo scudetto è ancora lunga per i nerazzurri. "La maturità la si raggiunge esame dopo esame, prova dopo prova, studiando e lavorando. È una dimensione faticosa, che richiede tempo, regala sicurezza e un sottile piacere, ma il compito dell’Inter non finisce qui, guai a pensarlo, a specchiarsi in una classifica che tra pochi giorni potrebbe diventare ancor più generosa". 

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"Potrebbe, il condizionale è doveroso, perché il recupero contro l’Atalanta è tutt’altro che scontato, Gasperini resta un maestro di tecnica e tattica, la sua squadra un avversario pericolosissimo. La maturità, traguardo importante, ha bisogno di conferme, se ci si distrae solo un attimo, l’errore lo si paga duramente. Ma certo l’Inter e Inzaghi si trovano in una situazione di intenso conforto, come affrontare il freddo protetti da quei maglioni di cashmere". 


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"Ci si limiti alla maglia, non ci si stenda davanti al camino, arriverà la primavera e come insegnava Gianni Brera, il rischio di abbiocco, quindi di prestazioni infelici, aumenta. Saranno mesi di fuoco per l’Inter impegnata in Champions, mantenere questa vita anfibia, tra Europa e Italia-campionato, non lasciando nulla, puntando a tutto, all’abbuffata scudetto e Coppa, non sarà certo facile". 

"Attentissima, concentrata dovrà essere, perché questa Juve è sconfitta, ma non certo sedata, mai e poi mai morta. Lo ha dimostrato anche ieri sera. Poi, con Allegri non si sta mai tranquilli. Anche se dopo questa sconfitta, si riarmeranno i soliti noti, una minoranza, noiosa e ripetitiva, specializzata in attacchi lontani dalla verità e dal buon senso. Ieri sera a San Siro, su quelle panchine, mai seduti, c’erano due signori allenatori: uno ha vinto, l’altro ha perso. Nello sport capita".

(Corriere della Sera)

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