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Perrone: “Con la Juve il trionfo del contismo. Antonio come Mourinho anche se José…”

Il giornalista elogia Conte e avanza il paragone con Mourinho

Matteo Pifferi

Roberto Perrone, intervenuto sulle colonne del Corriere dello Sport, ha tratto così un nuovo profilo su Antonio Conte che finalmente è riuscito a battere la Juventus:

"SuperContemaggiore. Erano quattro gatti a San Siro, quel dì, quando Antonio Conte estrasse, finalmente, il petrolio dall’Inter. Dopo sedici mesi di trivellazioni tra speranze e delusioni, ecco l’oro nero(azzurro). Niente belle more con cui flirtare allo stadio, niente distrazioni, solo la squadra nerazzurra più contiana di sempre. Lui con l’Inter, di là la Juventus. Proprio qui, proprio ora, il “pacchetto Conte” è giunto a compimento. Antonio Conte non può essere preso a piccole dosi. Tutto-tutto, niente-niente, direbbe Cetto Laquanlunque. Il suo rigore nella conduzione della squadra, i suoi allenamenti senza sconti, le sue ordinanze, il suo prendere di petto chiunque, le sue fughe in avanti. E la sua juventinità, intesa come tensione alla vittoria. L’idiosincrasia del tifoso medio interista nei confronti di un simbolo di Madama e la paura di trasformarsi in questa, non sono del tutto scomparse. Come la “pazzia” interista, malgrado la cancellazione dell’inno che la esaltava".

BOLGIA - "Ma Conte l’ha relegata all’Europa dove il Feroce Salentino ha un rapporto problematico con la Champions (e quest’anno pure con l’Europa League). «Una ferita che non si rimarginerà» ha detto Votatantonio. Se gli interisti erano idiosincratici a Conte, pure lui lo era nei confronti dell’accettazione interista del diluvio, quasi una resa. Non è riuscito a vincerla completamente, come dicevano, ma l’ha attenuata, compensata, anestetizzata. Ha fatto rumore, ma non per nulla, per sviare l’attenzione dai reali problemi. Ha alzato la voce, ha chiamato l’esercito alle armi per una guerra che non c’era (e non ci sarà). Contro la società, i giornalisti, le altre squadre, le tv, gli arbitri. Ha creato la bolgia senza la bolgia".

IDENTITA’EMOURINHO -"Alla Juventus rispolverare l’identità, il senso del successo è stato più semplice. E’ bastato raschiare via un po’ di muffa. Qui ci ha messo un po’ di più. Le esclusioni di Icardi, Nainggolan e Perisic hanno rappresentato il primo segnale: non c’è posto per i rivoltosi, i ritardatari, i cospiratori. Perisic, dopo un anno di esilio, e con i clan svuotati di potere, è stato ritenuto utile e reintegrato. Icardi e Nainggolan, no. Da Mourinho (con cui ora condivide la media punti più alta, 2,18 a partita) in poi, nessuno aveva lavorato così tanto sull’identità. Lo “SpecialOne”, più abile, l’aveva ammantata di interismo, facendosi subito benvolere (i tifosi nerazzurri credono ancora all'attaccamento di Josè); a VotAntonio di farsi amare non interessa nulla, è un super-professionista e chiede ai giocatori, alla società e a se stesso non un giuramento di fedeltà alla bandiera, ma al lavoro e all’obbiettivo".

CONTISMO- "La vittoria sulla Juventus ha rappresentato il manifesto del contismo. Difesa senza cedimenti, centrocampo multitasking, cioè di lotta, governo e gol, punte di sostegno. Non è che Conte snobbi gli attaccanti, ma sicuramente non sopporterebbe l’extraterritorialità di CR7. Lautaro se l’è trovato, quello che ha voluto è stato Lukaku non solo per i suoi gol, ma per la sua rilevanza strategica. Il primo gol di Vidal in campionato, proprio alla Juve, con il raddoppio di Barella hanno significato la perfetta realizzazione del teorema contiano: non importa chi segna, se lo fanno tutti. Non si è mai preoccupato di avere degli attaccanti fenomenali, ma che fossero funzionali alle sue idee, coesi con i compagni, pronti ad arare il campo cantando. Se segnano tanto, meglio, vedi Tevez nel suo terzo anno bianconero, o Lukaku-Martinez ora, ma non chiede a loro di vincere da soli o per se stessi. Contro la Juventus ha trionfato il “contismo”. Ora deve solo rifare la stessa partita venti volte".

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