Sconcerti: “Sarri sui rigori? Sta dicendo la cosa peggiore da ascoltare in cento anni di Juve”

Sconcerti: “Sarri sui rigori? Sta dicendo la cosa peggiore da ascoltare in cento anni di Juve”

Il giornalista ha parlato del momento della Juve e delle critiche che sono arrivate negli ultimi giorni al tecnico bianconero

di Andrea Della Sala, @dellas8427
Sconcerti

Del momento della Juve, sconfitta dal Lione nell’andata degli ottavi di finale di Champions, e prossima avversaria dell’Inter ha parlato il giornalista Mario Sconcerti sulle pagine del Corriere della Sera:

“Resto un estimatore di Sarri ma comincio a pensare che la Juve non sia casa sua. Sono due culture opposte. La Juve ha l’arte della storia, della forza, della politica. Sarri è un uomo diretto, sincero fino allo sgarbo, il suo meglio lo dà quando fa un po’ il fanatico. La Juve è tutta tradizione, Sarri come passato ha solo se stesso. Ha una forte estrazione popolare, come Allegri, come Lippi, ma quelli sono toscani di mondo, sanno navigare. Sarri no. Quando dice che due rigori come quelli di Lione in Italia li avrebbero dati, non si accorge che sta dicendo la cosa peggiore da ascoltare in cento anni di Juve. La Juve non è spiritosa, non lo è mai stata. Lo era l’Avvocato ma quello era fascino e comunque non era lui che gestiva il quotidiano, quello toccava a Boniperti o Giraudo, teste durissime. Non lo sono adesso Andrea Agnelli e Pavel Nedved.

Quando sentono battute sulle maglie a strisce e i rigori, non ridono. Si fanno domande. Se questo cozzare di abitudini producesse il risultato, sarebbe accettabile, un disagio era già stato messo nel conto. Ma fino a oggi è stato mancato completamente l’obiettivo. Sarri non è stato preso per vincere, quella è una necessità naturale nella Juve. Sarri doveva affermare un marchio di gioco che rendesse la Juve riconoscibile e gradita nel mondo. Questo non è successo, così sono rimaste evidenti solo differenze. Quando Bonucci dice che il calcio di Sarri è difficile da imparare trascina dietro alle parole un intero ambiente. E tocca il problema da dentro. Sarri parla una lingua inaccettabile per giocatori che non hanno voglia di rinnovarsi. Non ne vedono le ragioni, hanno sempre avuto successo così come sono. Tutta la sapienza di Sarri diventa in un attimo inutile. Non serve più l’uomo di calcio se nessuno vuole un altro calcio. Serve un politico, un gestore di uomini. Sarri in questo è meno sapiente. Lui vive della sua verità, gli sembra chiara, non capisce perché non possa essere applicata. Così si meraviglia che la palla circoli lenta. Come se la lentezza nel calcio non fosse il primo segnale del rifiuto.

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