Mangiaterra, Borghi, Celia Punk: Vidal e una storia tutta sudamericana. “Conte l’ha voluto per…”

La Gazzetta dello Sport racconta la storia di Arturo Vidal, nuovo acquisto dell’Inter

di Matteo Pifferi, @Pifferii

“Una storia sudamericana, di strade e povertà, di cavalli e riscatto. Bisogna andare alle radici di Arturo Vidal per capirne l’anima e lo spirito, i comportamenti sbagliati. Dalla fame alla fama”. Apre così l’articolo de La Gazzetta dello Sport in merito alla storia di Arturo Vidal, neo-acquisto dell’Inter. Il cileno è nato in un quartiere vicino a Santiago del Cile e fin da piccolo porta avanti la passione del calcio e dei cavalli, diventando da grande un socio del club Hipico anche se, sempre legato al mondo dei cavalli, è legato dalla tragica morte del suo fantino, Nicolas Inda, durante una gara. “Gode di diverse vittorie negli ippodromi. Arriva a vendere agli americani, per due milioni di dollari, un purosangue chiamato il Campione. Lo stile di Arturo sul campo riflette il suo amore per gli equini: un cavallo pazzo, un cavallone che travolge avversari”, il commento della Rosea.

MANGIATERRA – Oltre alla passione per i cavalli, il piccolo Arturo coltiva quella del pallone. “Gioca sempre, senza risparmiarsi. Uno zio lo ribattezza “Cometierra”, Mangiaterra, perché è sempre sporco, trasfigurato dalla polvere quando fa caldo e dal fango quando piove. Non si risparmia, vive ogni contrasto come se fosse l’ultimo”, aggiunge La Gazzetta che poi spiega anche le problematiche famigliari. Arturo ha sei fratelli e il padre ha il vizio di bere e un giorno abbandona casa e rimane solo la mamma a mantenere i bambini. E sarà proprio Vidal, quando approda al Bayer Leverkusen, a ricompensarla comprandole una casa a Las Vizcachas, miglior quartiere di Santiago.

TRAFILA – Vidal inizia la sua avventura nel calcio nel Rodelindo Roman, prima di essere acquistato dal Colo-Colo, storico club di Santiago. Vidal all’inizio parte come difensore e si fa subito notare per esuberanza in campo e nella vita, tanto da essere soprannominato Celia Punk, per la cresta e per le doti canore in spogliatoio che ricordano Celia Cruz, cantante cubano-americana popolare in America Latina. Il cileno trova la consacrazione con Claudio Borghi, allenatore del Colo-Colo, sbagliando solamente la previsione sul ruolo perché Vidal diventerà un ottimo centrocampista e non difensore centrale. Nel 2007 approda al Leverkusen e inizia la trafila che lo porta a vestire le maglie di Juve, Bayern e Barcellona prima dell’Inter. Si segnalano, nel mezzo, uscite a vuoto che però non condizionano il rendimento in campo. “Il bambino che sussurrava ai cavalli è un purosangue difficile da domare, ma Conte l’ha rivoluto per le ragioni spiegate da Guardiola: con Vidal si può fare la guerra sportiva a qualunque avversario”, la chiosa della Gazzetta.

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