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Zazzaroni: “Ecco perché ho sempre avuto un debole per Balotelli. Lui al Genoa…”

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"Balo ha affrontato tutti gli stereotipi destinati a rendere più affannosa la sua condizione di talento", aggiunge Zazzaroni
Matteo Pifferi Redattore 

Ivan Zazzaroni, intervenuto su La Stampa, ha commentato così il probabile ritorno in Serie A di Mario Balotelli che, stando alle ultime indiscrezioni, sarebbe ad un passo dal Genoa:

"E comunque la vita e il calcio hanno deciso di voler bene a Balotelli restituendogli qualcosa. Le occasioni, tante. Ho sempre avuto un debole per Mario, il principe degli irregolari: di quelli che non passano mai inosservati e sanno emozionare. Penso che lui lo sapesse, per questo quattro anni fa - un giovedì di febbraio - scelse di farsi intervistare. Uno di fronte all’altro. Due sedie, una bottiglietta d’acqua. Un solo caffè. «Non ne ho mai bevuti», disse. Eravamo a Torbole Casaglia, a pochi chilometri da Brescia dove Massimo Cellino ha fatto costruire a proprie spese il nuovo centro sportivo. «So di poter fare di più e non sono soddisfatto», cominciò così. «Sono ancora in tempo per rimediare. Avrei potuto essere più in alto, forse, ma non mi pento delle mie scelte, né di qualche stupidata giovanile. Non avrebbe senso ora. Sono cresciuto, l’istinto l’ho sostituito con il lavoro. Ho incontrato allenatori con i quali c’è stata sintonia e altri che non mi hanno aiutato. Ho litigato con Mou e Mancini, e ti parlo di chi è stato importantissimo per me. A diciotto anni non capivo, ma non sono mai stato stupido. Mi hanno descritto così? La gente trova più interessanti i giudizi negativi».


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"Cazzatology: «Quello della pistola giocattolo fu semplicemente uno scherzo tra amici che si risolse in un attimo. Quando prese fuoco l’appartamento di Manchester io non ero nemmeno in casa. Gli incidenti, un paio per colpa mia, tre al massimo. Tutto il resto è fantasia, pregiudizio, favola. Hanno scritto di un mio incidente l’ultimo dell’anno e non c’ero su quell’auto. Vuoi sapere come stanno le cose? E allora chiedimelo, informati invece di creare uno scandalo dove lo scandalo non c’è». L’istinto, certo. Lo spiegò e fu brillante. Testuale: «È il tempo di reazione tra un’azione e la mia reazione. L’assenza di questo tempo è l’istinto. Le esperienze aiutano a controllarlo, ma a volte in me prevale ancora». «Il calcio è la mia vita. Agli altri non sembra che sia così? Non ho mai cercato di convincere nessuno». Era reduce da un’espulsione: «Un rosso del cazzo. Mi è scappato un vaffanculo e l’arbitro mi ha cacciato... Che giocatore sono? Il tiro ce l’ho, ma credo di avere anche una buona tecnica. Non sono il massimo tatticamente, soffro gli schemi, penso che mi limitino, succede anche ad altri attaccanti. Prova a chiedere ai centravanti se gradiscono rientrare spesso per difendere».

"Per descriverlo ho rubato a me stesso, perché penso che le risposte di allora lo raccontino meglio di tante parole non sue. Di sciocchezze (...) ne ha fatte eccome e alcune le ha pagate. Ha tuttavia vissuto dentro un perenne Giubileo personale. Partito dall’oratorio di Mompiano, a due passi dallo stadio del Brescia, ha compiuto questo percorso di redenzione: Lumezzane, Inter, Manchester City, Milan, Liverpool e di nuovo Milan, Nizza, Marsiglia, Brescia, Monza, Adana Demirspor, Sion e di nuovo Adana, oltre alle nazionali Under 21 e A. Condannato all’inattualità, Balo ha affrontato tutti gli stereotipi destinati a rendere più affannosa la sua condizione di talento. Posso buttarla lì? Sembra perfetto per accendere la Gradinata Nord. Anche a 34 anni"

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