Manicone: “Inter tatuata sulla pelle. Spalletti motiverà Nainggolan. Suning solida, ha uno scopo”

Antonio Manicone ha parlato della situazione nerazzurra: “Mi sento interista al 100%”

Antonio Manicone, ex interista oggi secondo di Petkovic nella Svizzera, ha commentato alla Gazzetta dello Sport il mercato dell’Inter con Luciano Spalletti e si è proiettato sull’amichevole di stasera contro il Lugano, dove gioca il figlio: “Oggi purtroppo non giocherà, è fermo per un infortunio al crociato – dice papà Antonio -. Peccato, avrei voluto vederlo contro Skriniar. È un piccolo Icardi: piano con i paragoni, intendo solo dire che a livello di caratteristiche ha un fiuto enorme in area di rigore. Sono curioso di capire come andrà in questa stagione: il Lugano ha preso un allenatore spagnolo, Guillermo Abascal, di soli 29 anni. Viene dalle giovanili del Siviglia, vuole impostare un gioco tutto alla spagnola, palla a terra: il progetto è affascinante”.

Il progetto dell’Inter, invece, come le sembra?
“Ha come obiettivo finale la vittoria. Il che non significa che l’Inter sia una squadra pronta subito per vincere. Ma ad Appiano stanno lavorando per costruire qualcosa di affidabile e duraturo: ecco, quest’anno si deve consolidare quanto fatto la scorsa stagione. Il gruppo Suning è molto solido, sa quel che vuole”.
Che giudizio dà al mercato?
“Sono stati presi giocatori affidabili, che già conoscono il campionato italiano, quello che voleva Spalletti. Nainggolan darà tanto: equilibrio in mezzo al campo e presenza costante in fase offensiva. E poi il suo feeling con l’allenatore è noto: ci sono dei giocatori che, stimolati a dovere, sanno dare qualcosa in più. Radja è uno di questi”.
E Spalletti in quanto a motivazioni non è secondo a nessuno.
“A me piace il suo modo di affrontare le partite e di gestire la settimana. E’ un grande lavoratore e la partita della domenica non può che essere la risultanza del lavoro dei giorni precedenti. Lo scorso anno, nel momento più difficile, Luciano è riuscito ad accentrare su di sé l’attenzione mediatica allentando la pressione sui giocatori: questa si chiama esperienza. E alla fine l’obiettivo Champions centrato gli ha dato ragione”.
Lugano-Inter: beh, non può non tornare in mente l’eliminazione in Coppa Uefa del 1995.
“Ero in campo, non fu piacevole, le critiche furono aspre, non fu un bel momento. Ma quell’Inter era in una fase di cambiamento: usciva da un ciclo e non era ancora pronta, quella sera pagammo tutto. Allo stadio di Lugano ci sono ancora le foto di quella partita… Io in quel periodo già risiedevo a Campione d’Italia: ecco, diciamo che se proprio dovevo fare un regalo a qualcuno, sono stato felice di farlo al Lugano”.
L’Inter sta cercando un centrocampista. Servirebbe un altro Manicone?
“Ho sentito qualcuno dirlo, onestamente dico che non mi dispiace ascoltare una cosa così… Scherzi a parte: penso che Spalletti giocherà in maniera differente a centrocampo. Ma io uno come Manicone, da allenatore, in squadra lo vorrei sempre”.
Le è rimasto nel cuore il nerazzurro?
“Mi sento interista al 100%, è un tatuaggio sulla mia pelle: ho giocato nell’Inter, sono stato sette anni nel settore giovanile, come posso ignorare quei colori? Anche mio figlio Carlo è tifoso, come pure il fratello Tommaso che sta iniziando a fare il procuratore. Un allenatore, un attaccante e un agente: in famiglia siamo completi, o no?”.
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