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Inter, basta: Suning assente ma i dirigenti hanno speso malissimo. E lo stadio? Ne salvo uno

L'editoriale di Alfio Musmarra per Fcinter1908

Alfio Musmarra

Lo ammetto, sono profondamente combattuto: da una parte vorrei scaricare tutto il mio malcontento contro società e giocatori, dall’altro continuo a pensare alla nuova dimensione a cui purtroppo dobbiamo abituarci. Perché continuare a parlare di maglia e blasone dei tempi andati in un club il cui presidente è in Indonesia e se ne sbatte bellamente di quello che accade a Milano è inopportuno. Così com’è inopportuno continuare a pensare alla grandeur dei tempi andati con una proprietà le cui volontà sono abbastanza nebulose. Perché tra Ffp e blocchi governativi cinesi veri o presunti qui a Milano Ausilio e Sabatini sono costretti ad andare in giro col piattino dovendosi inventare acquisti creativi come se fossimo al museo di Dalì. Nello specifico non possiamo sottacere su errori di mercato che a questo punto paiono sanguinosi, ancor più in virtù di limitate possibilità economiche sopravvenute. Perché diciamocelo, da Gagliardini e Dalbert ci aspettavamo delle certezze che non sono mai arrivate e probabilmente con quei soldi si sarebbe potuto prendere di meglio.

BRUSCO RISVEGLIO - Siamo passati dall’incredulità per una prima parte di campionato pazzesco, dove evidentemente si è andati al di là dei meriti, ad un’involuzione devastante, che ridimensiona tutto riportando forse la squadra sul livello che le appartiene davvero. Perché se negli ultimi anni siamo sempre andati incontro ad uno stop forzato al giro di boa è evidente che  ci sia qualcosa di profondo che va al di là dell’allenatore di turno. L’unica fortuna è che oggi non ci sia più Mancini antipatico a tifosi ma anche a colleghi che ne parlano senza sapere, ma dato il livore, da antipatia certa. Ciò che lo accomuna a Spalletti è il fatto di vederli sempre più soli al comando di una barca alla deriva. Ridotti a fare allenatore, dirigente e società in un ambiente dove si tocca con mano l’assenza di una direzione impressa dall’alto. Le parole di Spalletti alla vigilia della disastrosa trasferta col Genoa sono state chiare, fin troppo forti e indirizzate ad una proprietà che continua a non dare segnali di sé. Purtroppo Steven Zhang non si sta rivelando all’altezza di un ruolo troppo più grande di lui e neppure ch gli sta vicino lo sta supportando a dovere. Ma di sicuro continuare cosi avrà poco senso. I giocatori nel momento di difficoltà hanno la necessità di trovare delle certezze in società che ad oggi latitano. Così come la struttura di una squadra arrabattata alla bene in meglio.

NON PIU' GRANDI - Perché contro il Genoa, al di là degli infortuni ed un Rafinha non ancora al meglio, la panchina era degna di una provinciale. Ma forse è proprio questo il punto: continuiamo a considerare l’Inter di un lignaggio che oggi non ha: per forza economica, progetto, struttura e dirigenti. Guai però a toccare l’allenatore, perché lo abbiamo visto nel corso degli anni: prendersela sempre con l’allenatore di turno è un gioco che ormai non convince più nessuno.  Bisogna purtroppo prendere atto di un ridimensionamento generale e su quello ripartire con sangue e orgoglio. Basta sciacquarsi la bocca con i soliti clichè: non siamo più quelli di una volta, bisogna prenderne atto e risorgere nel più breve tempo possibile. Turarsi il naso, tapparsi la bocca e sputare sangue in campo, perché negli ultimi due mesi in campo sembrava ci fossero dei dopolavoristi anonimi. Sparito l’amor proprio, la voglia di soffrire, di giocare da squadra, di correre e lottare. Del resto non si chiedeva la luna, ma neppure due mesi di prestazioni ai limiti dell’indecenza.

UN SEGNALE DA SUNING - Eppure San Siro risponde sempre presente, nonostante tutto in attesa della manna dal cielo o di un segnale di Suning..anche in questo senso si attendono novità sulla questione stadio, di fondamentale importanza per aumentare quel fatturato che di fatto permetterebbe un salto di qualità negli investimenti. Invece la situazione è ad oggi impantanata col Milan ed il Comune di Milano. Di questo passo risulta difficile capire come si possa svoltare. Manca un senso della misura e la cosa che più allarma è il buonismo di alcuni che continuano a trovare giustificazioni ad una situazione oggettivamente non più giustificabile. Continuare a difendere l’indifendibile ci ha portati fino a qui. Adesso è arrivato il momento di dire basta.

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