Dario D’Ambrosio: “La passione per il calcio viene dalla mamma. Mio fratello Danilo…”

Dario D’Ambrosio: “La passione per il calcio viene dalla mamma. Mio fratello Danilo…”

Il gemello del difensore nerazzurro ha parlato del loro rapporto e ha raccontato alcuni aneddoti sulla loro somiglianza

di Eva A. Provenzano, @EvaAProvenzano

Danilo D’Ambrosio ha un fratello gemello che si chiama Dario e oggi è stato intervistato dal sito di Gianluca Di Marzio. E ne ha raccontate di cotte e di crude. Ecco cosa ha detto:

SOMIGLIANZA – “Mi capita spesso che per strada la gente mi dica ‘Ciao Danilo’, è una normale: siamo uguali e lui è quello più famoso. Succedeva anche a scuola: con la professoressa di Scienze si è fatto lui due interrogazioni, la mia e la sua. Lei credeva di aver interrogato me il giorno prima e così ha dovuto fare interrogazione doppia. Io ero impreparato, ma il voto più alto lo ha preso lui, giusto così. Ho dovuto convincere, non facilmente, a non dire nulla alla prof”.

CARRIERA – “Pure io gioco, alla Robur Siena. Mi trovo bene, la nuova proprietà ha portato un bel progetto e c’è un bellissimo gruppo, ma lo eravamo anche l’anno scorso, poi però il vecchio presidente ha mollato e si sono create tutta una serie di situazioni negative. Mi ritengono il primo ad arrivare al centro di allenamento e l’ultimo ad uscire, infatti ho chiesto al magazzinieri di lasciarmi le chiavi”.

PASSIONI – “Amo molto il cinema, andarci per me è un rituale. Adoro Batman, mi piacerebbe essere come lui. Fabio Cannavaro è il mio modello, gli idoli sono dei modelli che però non bisogna seguire in tutto per tutto per non trascendere dalla realtà. Tennis? Ogni tanto io e Danilo, d’estate, facciamo qualche scambio, ma il livello è veramente basso”.

SFORTUNA – “Mi ha colpito spesso duramente. Ho avuto tanti infortuni, l’ultimo alla caviglia e me lo porto dietro da due anni e mezzo, quasi. Quando mi dicono di pensare alla mia carriera mi vengono in mente più i momenti brutti che quelli belli. E’ stata dura, ma mai bisognerebbe mollare. Quando a Siena mi hanno chiesto di rimanere c’è stato un atto di riconoscenza molto raro nel mondo del calcio. Io e mio fratello giocavamo spesso in casa e rompevamo i vetri. Quando arrivava mio padre e mi dava uno schiaffo io ne davo uno anche a mio fratello e lo stesso faceva lui con me. La passione per il calcio ce l’ha passata la mamma che ha giocato per diversi anni sfiorando la Nazionale femminile”.

(Fonte: gianlucadimarzio.com)

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